Si legittimi, Mirna
Si ascolti e vada avanti
Filo su misura mia
Ma esistono davvero le persone così?
Sì e si chiama incontro.
Sono nati due fiori su una nuvola bianca senza il guinzaglio
Hanno la cornice
Gliel’ho messa io perché da nord non spiri troppo vento da spezzarne i petali e i gambi sorridenti
Sono nati due fiori sulla tasca di un vestito fucsia
E la sera, per amarsi, hanno una casa di lana di fili azzurri e di paglia
Uno è più alto l’altro è più bassino e insieme fanno un mazzolino di storie fresche e nuove da scoprirsi, da stupire e riscoprirsi
Voglio avere il diritto di essere esigente e comprare un vestito coi lembi fucsia e rosa, uno che mi stia bene da subito, cucito attorno al corpo, il mio e non di chissà chi, quel chi si chiama Mirta e ha i boccoli rosa
Voglio avere il diritto di avere diritto
Di prendere dei fiori che profumino già
Di comprare le lucine che illuminano già
Di qualcosa che dà, già
Che è di già, senza che lo diventi
Non voglio portarlo dal sarto ogni volta, quel vestito coi lembi, la prego lo faccia su misura sul mio corpo
Voglio essere esigente
Essere richiedente
Richiedere è un diritto e desiderare lo è ottenere, è un diritto, e ricevere anche, si chiama incontro Mirna, si chiama incontrarsi, un incontro con qualcuno che veda le cose come lei, simile a lei. Nonostante tutto.
Ma Mirna cercava sempre altrove, nelle persone che non potevano dare risposta a richiesta, arrivare prima della richiesta, sentirsi tra radici, persone che ignoravano un po’ sì e un po’ no e poi sì e poi no, quella risposta a quella richiesta. Quelle coccole a quel desiderio.
Non chiedeva a quelle persone che non potevano per niente, ma a quelle che c’erano e potevano secondo l’andamento del loro volere, delle fasi lunari, delle fasi alterne, posti col desiderio su altalene di acciaio col proprio viso riflesso, un dondolo pungente, che va e che viene.
Che va e che viene.
Altalenanti. Ma altalenante significa non dare, lo sa?
Come no? Io la leggo proprio al contrario. Prendo solo la parte che mi serve e che non non dà resto.
E certo, perché se lo fa andar bene. Sta, si adatta per giustificare continuamente, anche lei complice sull’altalena pungente di ogni suo è normale, anormale, non gli va, ogni suo umore, e ogni mancanza.
Ma i fiori non profumano se gli metti tu il profumo, sai.
Nessuno può appagare sempre le mie richieste, però. Sarebbe folle. E per questo equivoco.
E certo, non è possibile, ma è qui che equivoca, si dimentica sempre un pezzo, a ogni no esiste un’articolazione di pensiero, un pensiero sensibile, esiste il tempo, il rimando, il magari dopo, il magari te lo dico che ora non posso, ma che dopo potrò, che mi accorgo, che ci penso, che ci tengo, che ora no ma dopo sì. E il doppio. L’introduzione del ci penso a te, perché ci tengo è un diritto di ciascuno.
Ma esistono davvero le persone così?
Sì e si chiama incontro. Lei invece si adatta. A tutto ciò che non le va. Lei si adatta.
Mirna metteva i vestiti che trovava perché non era viziata, sapeva farsi bastare le cose. Consumando la religione del ti accolgo perché sei diverso e diverso è bello, e non mi mostro richiedente perché fai scacco matto, si coccolava da sola. Quando non c’era quel qualcuno che quelle attenzioni avrebbe dovuto dargliele si prendeva una coperta pesante e se la metteva sulle spalle.
Perché pensava di meritarsi la continua sconclusione. La scostanza. La religione dell’hai ragione.
Ma a Mirna non andava. A Mirna non va.
E allora perché non si ascolta?
Può cercare altrove. Sa? Ma lei non si ascolta, non si prende mai sul serio. In nome del giusto, del dovere, della condanna, del si fa così, ascolta e giustifica solo i bisogni dell’altro.
Ma io ho bisogno di calore umano quando non sto bene e sono fragile.
È legittimo. Ed è giusto. Viva Dio! La coccola è umana e incondizionata. E arriva sempre. Quel sempre esiste. Non si chiede, ed è legittimo averne bisogno.
Io come esco da quel portone, quando sono in frantumi, quando sono triste ho bisogno di coccola di abbraccio umano. È così sbagliato?
E non è una cosa brutta.
Ma lei si condanna.
Perché non è come l’altro la vuole.
Non ho voglia di niente
Qualcosa si rompe da solo, e poi non ti importa più niente
E ci ho provato ma non è servito a molto altro
Ricordami chi sono
E che fatica, non mi va
E non ho voglia
Di aspettarti
Di capirti di ascoltarti
L’ho fatto già da tempo e non ti sei accorto e ora è troppo
Voglio aria
Una ventata di aria fresca
E un vestito per me che nella tasca accolga un mazzo di fiori piccolini, di quelli innamorati, su una nuvola bianca senza il guinzaglio
Benedica questo sentire, ciò che solo lei per condannarsi – e chi per lei- chiama esigere.
L' Associazione
Ci segui?
Scrivici!
© Storie di Lana - APS, C.F. 92180030907
La totalità delle Storie scritte all'interno di questo spazio web sono di proprietà di Anastassia Caterina Angioi, in quanto autrice delle stesse.
È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente portale, ivi inclusa la riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi, senza previa autorizzazione scritta dell'autrice.


