Le storie che mi riguardano
E per le quali sono qui
Filo su cactus in fiore, le mie storie
Fiore di cactus, fiore affrancato
dall’arsura del suolo.
Era il deserto, lì, la pietra dura,
la solitudine e la sete.
Sulla pala di spine, trionfante,
un fiore, oppure un cuore?
José Saramago
Eravamo così, piccoli. In fondo.
Cucivamo in qualche modo non modo, ogni giorno, disillusioni. Forse con una sola luce tangibile, un solo faro in tutto quel buio.
Diventavamo da grandi quello di cui avremmo avuto più bisogno da piccoli.
Pensando che potesse essere fruibile anche a qualche altro grande. E ad altri piccoli.
O almeno ci stavamo provando.
Le storie che mi riguardano e per le quali sono qui sono nate dalle spine.
Spine affilate.
Ma hanno i piedi nudi affondati nella terra, i ricci sparuti e gli occhi spalancati come finestre sull’amore. Loro parlano d’amore, sempre, anche quando non sembra, lo reinventano sulle fratture, sui buchi, le ceneri dei propri vissuti. E tutte hanno una domanda sulla mano, una lucciola sul naso, una particolare dedizione all’incertezza, al dubbio e all’imperfezione. Le storie che mi riguardano e per le quali sono qui colorano come i bambini, ritagliando quel che possono e come possono, parlano, e non si stancano di parlare con le parole dei sentimenti e della opportunità. Della possibilità. Dell’accoglienza dell’alterità. Del tentativo di riscoprirci umani nelle nostre pieghe più buie. Imparano a stupirsi, le storie che mi riguardano, a uscire dai bordi, a bordare il dolore. Contraddizioni continue in cui abitare, con attenzione. Spogli e disarmati. Le storie che mi riguardano vivono in braccio alla meraviglia, a quella possibilità di stare nel mondo come ti va e
non fare niente.
non essere niente.
non dover dimostrare niente.
Ed essere, così, tutto quello che vogliono. Di dirlo, a modo loro e di stare in silenzio perché non c’è più niente che debbano fare per forza. Queste storie hanno una coda che scodinzola quando ti vedono e un muso col naso lungo che si intrufola sotto le coperte.
Nel loro luogo protetto, sicuro. In cui andare a dormire senza avere paura.
Le storie che mi riguardano e per le quali sono qui sono qui perché mi riguardano. Tutte. Perché tutto quello che vivo e che vedo vivere mi riguarda.
Storie per niente facili a volte, anzi, mi correggo, quasi mai, perché la vita lo è poche volte, allora ce lo inventiamo noi, un modo per coccolarle, queste storie, loro che hanno il coraggio di parlare ancora, nonostante il dolore, la violenza, l’ingiustizia, oltre il silenzio e compromessi fatti propri per non morire, ancora. Che ne vale la pena, di costruire giochi e scegliere colori per stare spalla spalla attorno a un fuoco e raccontarci.
Le storie che mi riguardano e per le quali sono qui spalancano gli occhi ogni giorno, si svegliano quando sto per addormentarmi, e mi cullano tutta la notte cosicché io non mi spaventi, se per caso mi sveglio da un incubo e il sole è alto al mattino ma io non lo vedo. Si prendono cura di me. Perché se sono qui, queste storie che mi riguardano, sono state cardate per anni, prima di venire alla luce ed essere una tana semplice, con poche cose, ma aperta a tutti.
Le storie che mi riguardano e per le quali sono qui, hanno la voce dei bambini, delle donne, degli uomini che sanno innamorarsi ancora, senza vergogna, e risuonano nei fili da toccare e annusare ancora, infinite volte dino a consumarsi. Cori, reti preziose che nascono nel tempo del perdono, e come frammenti di un film catturano l’istante, in una fotografia di tessuto che possa riscaldare, e senza pretendere di insegnare la vita mi chiedono se sono pronte, se è arrivato il momento di mettersi sul cavalletto e andare via tra le mani di qualcun altro o restare ancora strette a me.
Ma io non sono mai stata capace di tenere niente, per me. Qualcosa resta mio solo se lo lascio.
E allora, con amore materno, lascio. Le storie che mi riguardano hanno imparato a smettere, a fallire, a lasciar andare. Hanno imparato a camminare da sole, con le loro gambe, libere di essere raccolte, ignorate, domandate, lasciate, comprese, non capite, meglio ancora, da chi desidera fermarsi un po’ con loro. E mi guardano, tutto il tempo, vegliano su di me, anche se non sono più con me e attraverso le emozioni di chi le accudisce, dopo di me, mi chiedono se voglio continuare a delegare i miei successi a qualcun altro o prendermeli per me, per una volta in braccio, con me, solo per me.
Le storie che mi riguardano e per le quali sono qui pretendono che resti viva, e che non me ne dimentichi quando la terra si apre sotto i piedi e il vento spira forte tra le dita, perché se sono qui è perché non ho mai smesso di credere in loro, storie buffe di mandorle amare, uovo frollato e fiocchi d’avena, forse è così che si costruisce un sogno. Mi guardano e mi riguardano, le storie per le quali sono qui, perché sono quelle che hanno aspettato una vita, prima di darsi il permesso di respirare da sole.
Magari stavolta, guardandolo davvero, il sole. Grazie, Marina.
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