Questione di mestolo

Lascialo andare Mad, se non mantiene
Filo su bivio, parola data, e ripresa

Aveva una scelta,
pescare la possibilità o il fallimento.

Entrambe le cose, non poteva prenderle.
Per una volta doveva rinunciare a fallire

Non tutti mantengono la parola.
E lo devi accettare.
Però non tutti, te lo devi ricordare.
Ma tu abbracciami, con queste premesse

Sembrava sempre di aver a che fare con un mestolo bucato. Lo riempiva lo riempiva e non si capiva da dove il brodo abbandonasse, sempre lassù, da soli, i tortellini.
Sarà il mestolo, no? È ora di buttarlo. Con la forchetta viene male, signorina Madison.
So che ha pazienza, che sa fare cose molto difficili, che sa dormire a testa in giù che sa contare le stelle una a una che sa compattare la sabbia sulle onde del mare ma non sarà il caso di fare cose facili ora? Di usare gli strumenti giusti? Di buttare via un po’ di cose che mettono sempre e solo in difficoltà?
La cosa più difficile al mondo per la signorina Madison era solo una: lasciar andare ciò che le prosciugava le risorse, fisiche, psichiche, economiche
Abbandonare chi la deludeva, cosa le procurava dolore, ciò che la faceva stare male.
Anche a costo di perdere tutto? Sì.
Perché ne avrebbe guadagnato e mai, dico mai, perso. E lei col guadagno aveva sempre qualche problema.
Le piaceva stare da sola,cioè non è che le piaceva. Era così. E aveva imparato ad amarla, quella solitudine, e si era abituata, l’aveva arredata bene quella solitudine. Riusciva a essere serena. Ogni volta che si sporgeva sul mondo se ne schifava, problemi astrusi la fagocitavano, schiaffi inaspettati, fantasmi, si deludeva continuamente. E quando decideva di fidarsi, lo faceva senza mezze misure. Non era poverina, Madison (anche un po’ si la verità), fuori non era un mondo brutto e cattivo, ma le cose andavano così. Era la realtà. Il suo mondo era così.
Fare a meno di chi e di cosa le faceva male era per lei meno facile che scegliere di andare sulla luna. Sua madre glielo diceva sempre che lei era fatta per andare sulla luna. Per lei era più facile occuparsi di chi le prometteva presenza e non la manteneva, di chi le diceva una cosa per poi farne un’altra, vivere per chi non aveva tempo, voglia, rispetto, gioia per lei e in lei.
Lasciar andare chi ci fa male per lasciare spazio a chi ci ama, a chi ci aspetta, a chi trova il tempo per noi. Sempre. E non ci fa male. Mai. E non ci lascia appesi. Mai. Era per lei, struggente. Viveva nel simbolico la signorina Madison. Quello che era in teoria e non in pratica.
Quello che era sempre nell’ideale, un mondo meraviglioso, fatto di persone meravigliose, e non nel reale.
Quello che era come sarebbe dovuto essere, nella coerenza, nella promessa, e non nel dubbio.
Essere attratta da ciò che cercava, quindi qualcuno o qualcosa che resta perché si ama, perché ci ama, perché si immedesima, perché ha rispetto, perché ha voglia di esserci, e di ridere, e di giocare, e di amare, e costruire, e soffrire, e avere pazienza insieme a noi era un’impresa così ardua che Madison stava meglio tra le sue coperte. Qualcuno disposto e disponibile a tutto questo, Mad, esiste. Il mestolo disposto Mad, esiste.
Basta, occuparti dei mestoli arrugginiti, dei manici senza manico, delle scodelle senza base.
Basta, abbindolare il tuo corpo e la tua prospettiva, la tua vita tutta la tua vita alle parole al volere lunatico di uomini senza scrupoli.
La cosa più difficile al mondo è sapersi arrendere quando si soffre, e Mad, faceva sempre molta fatica.
Lasciar andare, allontanare, chiudere le strade, i ponti, smettere di elargire energie buone a ciò che la faceva stare male era per lei fallire. Non si rendeva conto che chi vuole, chi desidera e brama e sente forte, non si perde in attese, in abbandoni, in lontananze senza ritorni, in assenze, in scuse, in prese in giro, in silenzi e soprattutto non trova scuse, mai.
Non solo in amore. Ma in qualunque rapporto.
Lasciar andare, era in ogni caso, per lei, la cosa più difficile del mondo.
E ora doveva scegliere, se prendere il mestolo della possibilità, uno nuovo fiammante, o mettersi comoda su un’amaca schiaffandosi addosso il fallimento come scelta.
Non tutti mantengono la parola, Madison.
Ormai lo sapeva, in relazione non aveva garanzie, guardava fuori e non aveva garanzie, ma perché nemmeno sul lavoro? Si scervellava per arrivare a capire, ostinata come un mulo, cercando sempre soluzioni dove non c’erano. Cercando sempre una manciata di coerenza dove cresceva sregolatezza, soprattutto se era nascosta da un ordine perfetto. Uno bello sospetto. E lì Mad si inseriva per fare la differenza.
Ma perché se uno decide di proporre una cosa non ci pensa due volte, prima di proporla? un viaggio, l’acquisto di una casa, un progetto, un figlio, perché iniziare un lavoro perché lo vogliono fare con te, e poi ti lasciano in mezzo a una strada?
Non è una relazione, è un lavoro!
Perché non lo finisce? Perché non lo porta avanti?
Magari tu, con fatica, nel mentre, ti sei fidata, nel mentre hai provato a credere in te stessa, a darti una opportunità, a tirare la gonnella ogni due per tre quando l’altro non rispondeva, quando non gliene fregava niente già molti tortellini prima, quando non c’era mai, quando contorceva la realtà per farti sentire in colpa, e poi le scuse da buttare giù, le scuse da inghiottire, le mille e una notte passate a non capire, le scuse in relazione come quelle sul lavoro. Ma a Mad non bastava, doveva morirci prima di rendersi conto.
Magari tu nel mentre, hai fatto sacrifici, rinunce, hai sognato, hai messo su progetti, chiamato persone, costruito grattacieli con le unghie e fatto fatiche immense. Ma l’altro no, l’altro non c’è più.
Poi però una briciola te la dà e tu pensi sia tornato. E ricominci.
Ma poi di nuovo. Fino a sfinirsi.
Ma se non posso credere nemmeno nella parola data, una che sia lavorativa, allora in cosa posso credere in questo mondo?
Non tutti sono così, signorina Madison.
I miei tutti sì però.
Appunto, i suoi tutti.
Val la pena di chiedersi perché. Perché scegliere sempre un Altro sregolato, che non mantiene neanche una virgola tra le parole che mette sul piatto? Uno fumo e niente polpa. Tutto aria e niente respiro.
Ma io non lo sapevo.
Ma ora lo sa, e soprattutto è un Altro specifico. Non un Altro generalizzato.
Non ha mantenuto nemmeno la promessa lavorativa, quella sul lavoro, si rende conto? di un lavoro che voleva fare lui, che volevamo fare insieme. Io come potevo saperlo, che non sarebbe rimasto?
E ora sono sola. A fare fatica doppia.
Quella di affrontare quella cosa che odio, la delusione delle parole non mantenute. Non dico i sentimenti, le parole!
Ha incontrato per l’ennesima volta un uomo che non mantiene. Come i suoi amati mestoli, Madison. E no, nemmeno sul lavoro. Ma cos’è più importante? Lui o il suo progetto?
Il mio progetto.
E allora vada avanti, raddrizzi il tiro come va a lei e vada avanti.
Madison si affidava alle parole di tutti. Di tutti quelli che le promettevano di non mantenerne neppure una.
Nessuno dei miei tutti ne ha mai mantenuta una.
Lascialo andare, Mad. Anche sul lavoro.
Ora potevo scegliere un mestolo con cui mangiare i tortellini e insieme il brodo. Solo per me.
Uno giallo per l’opportunità. O uno rosso per il fallimento.
Ma poi, l’altro? se n’è andato?
Mai. Anzi, è pure tornato, e dato che non ero come prima si è anche indisposto.
Così ho deciso di andarmene io. Di non farlo entrare più nel mio brodo. Almeno non mi faceva puzza.

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