Fuori forno, lato guida
Ti aspetto
Filo su ti aspetto. Col muffin in mano
È marzo, i mandorli ormai sfioriscono. Oggi Monica ha deciso di guardare il sole, che è alto, sul disegno di Mimì, e forse lo vede davvero, mentre Enea dorme beato dentro la carrozzina.
L’ha disegnato grande, il sole, e un muffin alla carota, Mimì. Mimì disegna sul prato, vicino al cane, Arturo. Stanno sempre insieme. Sotto il sole c’è una scritta grande: papà, oggi facciamo la pelliccia. Ieri era mollica, oggi pelliccia. Domani sciarpa.
La mamma dice che al dolore ci dobbiamo mettere intorno qualcosa sennò fa male, sennò il buco ci morsica i piedi. Oggi è il giorno del pellicciotto.
È così che racconta agli amici nuovi, ogni giorno, orgogliosa Mimì. E ogni volta che la maestra glielo racconta a fine giornata, all’uscita di scuola, a Monica le si riempie il cuore di amore, e dolore. Ma è così, ogni giorno, Monica e Mimì, da quasi tre anni è questo che fanno. I bordi al dolore, amandosi, cercando di fare quello che avrebbero fatto se Damiano fosse lì. Con loro.
Tre anni prima.
Mimì spegne la luce col piede, quelle luci con l’interruttore basso, ha il ciuccio in caucciù, i broccoletti biondi e gli occhi neri. Ha preso dalla mamma che fa così da quando è bambina. Che senso ha inchinarsi se hai le gambe anche giù. Ha le guance rosse sembrano mele, mimì, è quasi Natale, e lei sembra il folletto di Babbo Natale. Se la voce ti guarda, e si nasconde sotto il tavolo. Vaga per casa con le calze antiscivolo rosa con l’orsetto sul davanti e canta la canzone del catalicammello per la quarta volta consecutiva.
Sono le 23:48, ancora non dorme nessuno in casa. Sarà l’aria di Natale.
Monica non sa come metterla a dormire, una bestiola di tre anni e mezzo che vaga per casa e che tutto vuol fare fuorché riposare. È un impegno vero, l’impegno che Monica aspettava da tutta la vita. Monica è stanca, deve chiudere il suo ultimo romanzo entro le dieci dell’indomani mattina, non lo sa ancora, ma è incinta di tre settimane del suo secondo figlio. Ha le nausee e non riesce a mangiare da qualche giorno, ma non si immagina ancora perché. Cioè se lo immagina, ma non ne ha la certezza. Il test di gravidanza sta dentro una scatoletta marrone col fiocco arancione, c’è scritto ti amo. È un gioco che fanno con Damiano, uno tutto loro, anche di Mimì lo ha detto lui a lei, lei fa il test e poi lui lo legge. Così sarebbe accaduto anche questa volta, la mattina coi muffin alla carota con la casa calma, alla fine del turno.
I muffin alla carota, i suoi preferiti, sono pronti e riposano dentro il forno, quel profumo di arancia e zucchero le ricorda sua madre, così la mattina presto possono fare colazione in santa pace, lei e Damiano. Il padre di sua figlia, l’ha atteso per anni e anni, dopo una vita di errori e di ricerca. Si sono conosciuti a una mostra fotografica, dove lei recensiva l’evento e lui, guardava lei.
Finalmente aria di casa, il loro quarto natale insieme, non c’è altro che Monica desidera, se non scoprire se il nuovo anno in casa sarebbero stati in quattro o in cinque.
Monica si accarezza il collo, ha mal di testa, la tisana ormai è fredda accanto al biberon di Mimì, che forse ora finalmente barcolla dopo ore a cantare, stremata. Può ricominciare a scrivere. In attesa che Damiano ritorni a casa dopo il turno. Oggi Monica è in ansia, più del solito. Si alza e si siede, senza sosta, quasi peggio di Mimì.
Decide di assaggiare un muffin alla carota, spera di averci messo poco zucchero, che a Damiano non piacciono troppo dolci. È l’una e mezza ormai, a farle compagnia c’è il respiro di Mimì, in braccio, le luci dell’albero di Natale fanno compagnia ai suoi occhi, squilla il telefono, è Lorella, la sorella di Damiano. Monica accoccola Mimì sul divano accanto ad Arturo, il cane di casa, facendo attenzione a non svegliarli entrambi, e si trascina verso il telefono, lasciato sul forno poco prima. Lo sguardo di Monica si fissa sul nome di sua cognata. Risponde.
Ciao Monica, mi dispiace, ma hanno provato di tutto, ha volato per 15 metri, l’autobus ha invaso la corsia e il guardarail non ha retto. Damiano non c’è più, è morto sul colpo schiacciato dalla macchina.
Mimì si accascia.
In quale senso, Damiano non c’è più? Cosa vuol dire che non c’è più si ripete come recitando un rosario.
Monica prende le sue cose, Mimì, Arturo, e in un attimo è sotto casa, vomita. Prende la macchina e corre verso l’ospedale. Ma Damiano non c’è, Damiano è in pezzi. Di Damiano resta il braccialetto, colmo di sangue, un corpo a pezzi coperto da un telo verde. Il ricordo della colazione, il mattino dopo. Il test di gravidanza.
Non c’è nessuno, se non gli operatori del pronto soccorso che parlano col primario, c’è solo Lorella, che le dà il cambio e sale in macchina.
Mimì dorme ancora sul seggiolino con Arturo.
Monica ha fatto i conti con il risveglio di sua figlia, e il suo, il 24 che era dicembre di tre anni fa.
La macchina di Damiano, trasportata in elicottero il mattino seguente aveva intatta solo seduta del lato passeggero, c’era uno scontrino di pasticceria. Un vassoio di muffin alla carota.
Il romanzo Monica l’ha concluso due mesi dopo l’incidente. Lo ha intitolato anche i muffin hanno paura del buio.
Ogni 24 dicembre, Monica fissa i muffin nel forno. Anche Enea ha iniziato da poco questo piccolo rito insieme a Mimì e ad Arturo. Ed è lei a badare bene che la mamma tenga accesa la luce del ventilato. Sempre. Cosicché non si spaventino, dentro al forno.
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