A stella marina
Si può, e senti uao
A non far niente, a braccia e cuore aperto. Ben scelto
La differenza è netta.
Una stella marina non può essere allo stesso tempo anche una balia.
Si deve scegliere.
O stella marina.
O balia.
Tutte e due non si può.
È proprio la posizione che che cambia, dovete scegliere, fece lei, concludendo la lezione, davanti alle sue allieve.
Facevano quasi trentacinque gradi. Gaelle non ne poteva più, il vestitino, la salopette coi fiocchi, un cambio che non le stesse da triceratopo ossuto che tanto voleva, non lo trovava, voleva portarsi un ricordo, ma soprattutto voleva togliersi quello che aveva di dosso, per non presentarsi davanti a lei, in quel dove così intatto e sacro, puzzolente e sudata.
E uguale al giorno prima.
Non aveva mai affrontato il mese dei ciliegi con le scarpe chiuse. Soffrivano da sempre, quei piedi stanchi, laboriosi e agitati, di caldo e di chiusura, a stare all’interno di un dentro. Le piaghe si ingrandivano e si aprivano a ogni metro che quelle dita si lasciavano dietro, ma era abituata. In fondo aveva fatto i chilometri in quelle condizioni, con tre piaghe a dito.
Così ora, diventava quasi piacevole. Ma non era più d’accordo nemmeno con quel modo di fare e di pensare. Perché non è che se hai avuto l’abitudine di vivere dentro gli incendi allora ti possono lanciare le fiamme e va bene, che tanto cosa vuoi che sia rispetto a prima, o se sei ststo abituato a vivere nei ghiacci, poi sei condannato a essere chiuso nella cella frigorifera che tanto, cosa vuoi che sia, rispetto a prima.
Non era San Lorenzo.
E allora passate diciotto ore al galoppo, che ti cammini poi? sempre a camminare non si sa, aveva bisogno di fermarsi. Lanciare le scarpe, il reggiseno, lo zaino, tutto. E lavarsi dallo smog.
Aveva bisogno di fare rientro in camera, girava a piedi, dalle cinque del mattino. Alle sette aveva fatto più di diecimila passi, che l’immancabile schermo ricorda preciso, ogni giorno.
Girava veloce, come una trottolina caricata a mille, tutta indaffarata e instancabile come se andare dietro tutti i pensieri che aveva fosse un compito imprescindibile. Ma era stanca. Anzi, stanchissima.
La giornata sin dalle prime luci si era fatta via via più intensa e piena di scogli da superare. Qualche lacrima qui e là, grondava ancora dalla mascherina.
Le braccia e le gambe si muovevano tra i dossi e le buche per inerzia.
Ancora quattro semafori, cinque porte e quarantasei scalini la dividevano dalla tregua.
Quella tutta bianca, avvolta dall’asciugamano bianco, in una stanza bianca col soffitto basso e la finestra smussata, a tana, con le lenzuola bianche che non aveva mai amato, ma lì davano un non so che di greco, perché si sa che anche nel mare più profondo tira tanta aria per far fresco e non patire il caldo, allora il lenzuolo addosso e la copertina, ci vogliono sempre.
Gaelle non aveva la forza per asciugarsi, così, con le ciabatte ancora bagnate non le restava che cadere, nuda, a pino con la chioma sulla panna: un materasso morbido e avvolgente come uno che forse non aveva avuto mai, l’aveva accolta tutta intera a sé.
Gaelle, a stella marina sul materasso, si era messa a respirare.
I piedi pulsavano, il fresco che sentiva era reale. Scrollandoli a sogliola, anche i piedi prendevano respiro. Gli occhi pesanti. La pelle fresca e nuda, liscia sul liscio.
E se fosse questa l’intensità delle cose che voglio? Si chiedeva poco prima che il sonno la stupisse.
Lei, che durante il giorno non dormiva mai. Se dormiva, allora c’era davvero qualche scoglio importante da smaltire. Da una settimana le capitava ormai a giorni alterni, di dormire a pino, un carico di stanchezza le prendeva tutta la testa in fondo agli occhi, come quella di primo mattino, ma a metà giornata, così come i piedi e le gambe, allora doveva lasciarsi andare sul letto, per riprendere la forza di proseguire la giornata. Ma non sempre, anzi, quasi mai, era possibile.
L’asciugamano bagnava il lenzuolo, e più lo sentiva bagnare più si ripeteva di doversi far forza e alzare, perché non si fa, mentre l’occhio destro si allungava verso il video, per vedere se anche alla cantante stava bene il color glicine.
Lei lo adorava.
Ma nelle braccia di giù questo glicine proprio non riusciva a vederselo, eppure lo aveva messo, lì per lì sembrava bellissimo. E forse lo era davvero ma non c’era abituata.
E intanto pensava, ma tutto questo, se si può provare, si può provare davvero pensando che dietro la porta del bagno non si è soli?
Una forte tachicardia le aveva arrotolato lo stomaco, la gola, spalancandole gli occhi..
Calma Gaelle. Non c’è nessuno.
No, non c’era nessuno per fortuna, perché con qualcuno accanto non sarebbe stata lì, non avrebbe potuto fermare il tempo, non avrebbe riposato, completamente a servizio della serenità stampella di chi dietro la porta del bagno avrebbe patito, richiesto, desiderato.
Ma davvero posso richiudere gli occhi e riaprirli e sentirmi vivi? posso abbandonarmi alle lenzuola? ed essere qui e non fare niente? non pensare a niente se non a me, e sentirmi pesante, e non voler essere in alcun posto se non questo, e non volersi spostare di un millimetro da qui, a stella marina col cuore a riposo e l’ansia danzante, si può provare davvero? Davvero che si può provare anche se qualcuno uscirà a momenti da quel bagno?
A molte stelle marine questa domanda poteva sembrare stupida e banale.
Ma non alle balie che erano in vero stelle marine, però. Non a quelle stelle marine che facevano da balie, anche quelle che si spostavano per un po’ e facevano le balie per un attimo.
Gaelle invece si era messa a stella marina, come atto rivoluzionario. Il suo.
Desiderava poterlo fare anche in compagnia.
Ma sarebbe uao! Un uao come quando vedi i delfini al porto! O le cozze spettegolare sotto la banchina e la Cassiopea muoversi qui e là. Aprire le braccia forti e planare sul lenzuolo, pensando a te, non dover animare nessuno, non dover convincere di aver fatto la scelta giusta amando me ogni istante, non dover creare cura e e magica costante con le proprie mani, ma dormire, senza paura te lo si possa rinfacciare. Senza paura di non essere abbastanza. Giullare, curativa, eccellente.
Ma solo io, ma solo stanca dopo un lungo viaggio e lavoro al caldo.
E sono una stella marina. Ed è questa la sensazione che non sapevo, non conoscevo, e che mi fa da guida.
Se chiudo gli occhi e mi penso stella marina so bene in che posizione stare, perché due non si possono occupare.
Dopo tanti travagli, una sensazione improvvisa.
Delicata e femminile, di una stella marina.
Si può Gaelle. È tua. E fa davvero uao se la puoi usare quando dal bagno uscirà qualcuno.
E quando precipito e sono sola, che ci muoio di quell’ansia e manca l’aria?
Mettiti a stella marina. E non sei sola. Ci sei tu.
E se te lo ricordi, è molto più che uao. Nella vita si può non fare niente ed essere amati lo stesso.
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