Ulrich
Il mestiere di vivere
Filo su bassotto
Ulrich è un bassotto poliziotto.
Nel senso che fa di mestiere il poliziotto. Però mi devo correggere, perché lui non ama essere identificato col mestiere, non che non gli piaccia, anzi, ma non sopporta che il mestiere, per quanto possa essere proprio, scelto, amato e sposato, ci identifichi come avessimo un bollino sulla testa. Sembra stupido ovvio e inutile, ma Urlich ci tiene. Perché dice sempre che se lo facciamo per una cosa banale, che poi banale non è, ci abituiamo a farlo sempre e non è bene. Un po’ come dire, appena ti vedo, ti chiedo, per capire chi sei, che fai nella vita? Chi sei? E pretendiamo risposta che entri nel nostro modo di stare al mondo. Non chiediamo come stai, ascoltando risposta, non ci soffermiamo su un ma che bella coda che hai. Non pensiamo di chiedere cosa ti fa felice oggi, o perché sei triste.
Urlich è così. Sensibile.
Se gli chiedi che fai nella vita? Ti risponde vivo.
Che se ci pensate non ha tutti i torti. Non tutti nella vita vivono.
Ci vuole gran coraggio, a vivere.
E Urlich lo sa bene. Quarto di cinque figli non è mai stato il prediletto dai genitori, e nemmeno granché rispettato, i suoi fratelli e le sue sorelle sono stati mangiati dai cinghiali, una notte che era ferragosto. Mentre lui invece era dentro casa, a studiare il moto di rivoluzione della Terra.
E questo ai genitori non è mai andato giù, erano morti tutti, e lui no. Andando addirittura avanti nella sua vita.
Perché?
Il dolore ha distrutto la famiglia, il padre, perso nelle bettole delle peggiori vie, e la madre si mantiene tutt’oggi accumulando cose nella casa degli orrori, da dove non vuole uscire, sta lì da moltissimi anni, come se avesse terrore del mondo. Di sé.
Ulrich è bassotto da quando è nato, e questa cosa gli piace molto, mangia i panini con il prosciutto cotto di Praga, quello che col brie che mamma mia che gusto fa, quando sono un po’ caldini, che fanno la crosticina, e il tè alla pesca, freddo. Anche d’inverno. Così il contrasto dona freschezza e avvolgenza come desidera sentire anche fuori. Ha incominciato dal dentro, dice che così poi trovare fuori sarà più facile. La campagna non gli piace più non si sente sicuro, odia sentire i soliti rumori, il vuoto di quel silenzio che ben conosce, sin troppo pieno e nauseante, ora abita in città. E si sente più al sicuro.
Ma non c’è storia quando è il tempo delle more di gelso, ci va in compagnia e si rimpinza tutto, arrampicandosi sulla scaletta che il suo amico Yorki gli ha costruito. E poi gli viene mal di pancia. Ulrich e Yorki si sono conosciuti un pomeriggio vicino al veterinario, Yorki era piccolo e aveva morsicato il naso e il muso tutto intero di Ulrich. Perché Yorki è appassionato di nasi sporgenti da mordere e Ulrich ha nettamente un naso sporgente da mordere. Sono diventati amici così e non si sono più lasciati.
Ulrich è basso, essendo bassotto, per chi lo guarda dall’alto, ma per i criceti, le formiche, i gattini piccoli e i porcellini di terra è altissimo. Dipende dalla prospettiva! È molto alto per le lucertole.
Quindi certi giorni è un bassotto alto,
certi giorni è un bassotto basso.
Tutti nel quartiere si fidano di lui, perché è un bassotto di cui ci si può fidare. Molto empatico e delicato nella comunicazione.
Lavora sui suoi buchi da molti anni, e una cosa che non vi ho detto è che Urlich è nato in una campagna, a sud di Malaga, e ha origini belghe. E, una volta diventato grande ma non grandissimo ha preso la sua valigetta di pelle ed è andato via, con la sua sciarpina violetta che usa ancora oggi . Urlich non ha fatto l’adolescenza e neanche l’infanzia. Figlio di una adolescenza non riuscita cerca ancora nel mondo la figura genitoriale che non ha avuto. Cercando, inconsciamente, comprensione, accoglienza e tenerezza da chiunque. Ma chiunque non glielo può dare.
Sta iniziando ora, a scoprire la sua adolescenza, provando a distaccarsi dal meccanismo infinito della compiacenza e della remissione nei confronti degli altri.
Ieri Urlich ha iniziato un corso di ceramica, finalmente ha una dimora fissa e si può occupare di sé, anche se fatica ancora tanto. A lezione si esprime nella sua miglior versione, perché sta disimparando a fare le cose, sta cercando di valorizzarsi, di valorizzare ciò che ama fare, cercando di credere nelle sue cose. In quello che gli va. Oltre quella maledetta pressione sociale che ci soffoca tutti. Urlich è un bassotto prezioso, ma lui ancora non lo sa.
L' Associazione
Ci segui?
Scrivici!
© Storie di Lana - APS, C.F. 92180030907
La totalità delle Storie scritte all'interno di questo spazio web sono di proprietà di Anastassia Caterina Angioi, in quanto autrice delle stesse.
È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente portale, ivi inclusa la riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi, senza previa autorizzazione scritta dell'autrice.


