La Notte
degli Oscar
Volge a nord est
Filo su inchino, m’inchino m’inchione
Basava la sua vita sugli affetti allegri.
Sul gioco.
E’ così che diventava supereroe ogni volta, l’allegria di un giaciglio in cui scherzare sempre. D’affetto e ludoteca. Le favole, le sue storie di morbido e colore. Ma non ascoltava la sua voce, perché non ci credeva, non si sottovalutava nemmeno, perché perché sottovalutarsi bisogna vedersi, e lei non si vedeva. Ascoltava le voci pressanti, taglienti, pesanti, che nella sua testa entravano come una spada affilata nella tempia, erano giganti, rimbombavano dal suo passato, dal suo omesso presente. Brillava, non lo sapeva, e come un sole l’amore spargeva, ma non lo sapeva.
Bella come un limone sul ramo, volgeva la sua pelle e i suoi baci freschi quando di siccità il cuore si lasciava perire nel petto, la gente.
Giocava, ed era così che amava la vita vivente, giocosa, giocante colorata e sorridente
In volpe carpet.
Fari gialli divisi da una linea ciascuno, alcuni la schiena alcuni la pancia, altri la fronte. Ventisei limoni su un albero solo. Lì dove il sole s’è posato senza chiedere permesso, e il limone c’è stato, a farsi abbracciare dall’indole lucente della stella viva e spaccapietre più cantata dell’universo conosciuto. La voglia di vivere.
La notte degli Oscar. Il sole.
Ne ha vinti ventisei. Il primo per la pazienza, il secondo per il sorriso il terzo per la tenacia. Il quattordicesimo era per le risate forsennate. Il ventiduesimo per la sensibilità acuta, ma di uno andava particolarmente fiera. Per quello più nascosto e in penombra, all’apparenza più pallido degli altri di quel giallino acido e teccio. L’ultimo, quello più grande più duro, di buccia finissima e tutto succo, il più pieno, quello per la vita serena, pacifica e piena di garbo che aveva scelto. Con coraggio. Quella vita che per esistere nessuno ti dice bravo e allora pensi di non esserlo. Quella vita che la pressione sociale ti dice che sei un fallimento.
Perché l’università delle favole non esisteva. E nessuno poteva dire, che bel traguardo, che bella sorpresa.
E così agli Oscar ha sbancato, vincendo tutto. Tutto quello che poteva avere l’aveva, la possibilità di scelta, la libertà di respirare sicura più o meno, la libertà di morire come le pareva. Non per altri, né danno alcuno.
Ventisei limoni su un albero solo la notte degli Oscar. Mise il vestito più bello che su una donna potesse lambire le onde, le spalle, i seni, la pancia, la sua bimba. Seta di fiori bianchi e intrecci di levante.
Un sorriso al calar della sera, lì quando i pensieri son più tortuosi e non si fermano all’alt del casello.
Cantavano la colonna sonora che si sente una volta sola nella vita, quella non voluta da nessuno perché dolorosa ma voluta per sé, l’aria che apre i polmoni e nelle braccia li culla, quando scegli che avvenga ogni volta. Oltre la sottomissione di restare a testa bassa davanti agli occhi, mentre passo e mi guardi.
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