E se blatero
Ti frega? È perché così tanto?
Filo su vita mia, mica vita tua.
Proprio strana sta cosa che non sia tua?
Che la mia vita è mia e non la tua.
Quanto blateri, quanto te la meni, quanto sei radicalchic, che poi non so manco che significa, quanto sei infantile, come sei bambina, sei una pazza malata, una donna.
Un po’ così.
Dovresti fare, essere, dire. Saresti meglio, ma sei sprecata. È solo la tua percezione. Non è andata così. È una tua opinione.
E allora blatero. E allora tutto quello che non desideravi, ho trovato una mia via e ho manifestato.
E se io blatero che ti frega? È la vita mia, mica la tua.
E se io invento, che ti frega? È la vita mia, mica la tua.
E se son pazza, che ti frega? È la vita mia che ti frega, a colpi di ovvietà, se non guardi con dovuta attenzione la tua c’è rischio ti confonda.
Vivo il mondo che desidero e lo riempio di stelle filanti, lattughe, stelle e sogni con le ruote, ho imparato a mescolare insieme col mestolo delle mie infinite voglie.
Mi inchino austera, davanti al vostro Credo. Avete ragione voi. Hai ragione tu, prenditela tutta che io non la voglio la ragione. Se stai bene tu. Lasciami pure con senza niente.
Eppure, qualcosa non mi torna. Osservo anime dimenarsi ormai stremate sulla brace, mentre il vostro corpo fresco si adula di rigoroso impegno e concordia verso il mondo. Ma non eravate voi quelli sereni e felici? E gli altri i pazzi ed i malati?
Eppure dietro quel bel visino accogliente insultate, senza ritegno, chi ama e chi lotta, chi pensa e chi smonta queste indicibili consuetudini mafiose.
Eppure sputi, sregolata vita, passandola per libertà di opinione. Insegnanti dei miei confini. E ho imparato a memoria il verbo spostare, io mi sposto. E vado altrove.
Credevo di regolare di affetto, di sentimento, chi amore non sa dare né prendere con sé, ti insegno io, dicevo, col mio amore che basta per tutti e trentadue, ma ho capito, dopo troppo tempo, che ad amare, non si insegna nemmeno per osmosi abitudine o intenzione.
Ma sei pazza, e appiccicosa, e ossessionata.
Accoglienza.
Ho disegnato confini. Ma resta l’ingenuità del cuore di bambina. Ti riconosco, sorella. Sei bellissima.
E se è questa la pazzia, perché se è questa la mia pazzia, mi piace proprio tanto.
Che poi, a te, ma che ti frega? Io mi creo il mio mondo coi miei confini, con le mie cose, le mie persone, e per te non c’è spazio. Non c’è più spazio. Strana cosa, se ci pensi anche questa cosa, no?
È la vita mia che va avanti, mica la tua che torna indietro, mentre il tempo ti trascina addosso con sé.
Finalmente ne ho una di vita, e mi sono accorta di averla, e parla di me, mica di te, come vorresti, invece. E invece è andata clamorosamente avanti, una, due, sette, ventordici volte avanti. E blatero. E creo confini. Salutari. E salutanti confini.
Barbara, maggio ’21, Varese.
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