Pitticchedda
Gioca coi puzzle
Filo su scandalo, che se non c’entra non è che tu lo metti a forza e allora c’entra
Pitticchedda giocava coi puzzle.
Cara Pitticchedda.
Volevo dirti una cosa.
Lo scandalo è il motore di tutte le cose.
Sì certo di motori ce ne sono anche molti altri. Ma lo scandalo sta sopra la panna e anche della pizza, il cornicione.
Lo scandalo permette la domanda, l’allontanamento dalle cose brutte, dalle cose che non ci piacciono, dalle persone poco di buono di cuore di rancore, da situazioni che ci puzzano come carne guasta al sole. Da principio.
Cara Pitticchedda,
Se qualcosa per te è scandaloso è scandaloso. Non è che è scandaloso solo se l’altro ritiene che lo sia. Se qualcosa è scandaloso e l’altro non lo ritiene che lo sia non è che non lo sia.
Non è che è scandaloso se una cerchia di persone ritiene che ciò che ti dicono che ti fanno che ti dimostrano è scandaloso. Se lo è per te, perché non tenerti stretto questo sentimento? Se lo senti c’è un senso.
Cara Pitticchedda, siamo abituati a tutto, alle morti per amore per rancore per vendetta per malattia. Alle cose senza un perché ai bambini affogati nel sale alle campane registrate al pane senza pane. Al cioccolato senza latte agli insulti in compagnia. Alle prese di posizione senza arte né coda né parte.
Cara Pitticchedda, siamo abituati a parlare senza sapere, a dormire senza mangiare, a sopportare fino a crepare. Alle accuse lanciate per dimostrare.
Una cosa non è vera solo se qualcuno di tice che lo è.
Lo è se lo senti tu. Se per te lo è.
Una cosa non è importante solo se tante persone ritengono che sì e così sia. Un reato non è un sbaglio. Un opinione non da fanno.
Se qualcuno dice una stronzata e pensa sia una sua verità accesa, senza contare di aver fatto del male, non la mette in discussione arrogante e non ci arriva nemmeno per sbaglio, non serve spiegargli che lo è, perderesti di partenza.
Cara Pitticchedda è tempo perso in vita, moriresti a fuoco lento.
Pitticchedda bella che cresci e giochi coi puzzle.
Se qualcosa non ti sta bene, se le parole che ricevi non sono quelle che ti aspetti, se vivi nell’ansia e nella paura, appesa al volere dell’altro, scandalizzati, non è umano. Non abituarti alla fiamma che brucia i vestiti non abituarti al gelo che frigge sul muso, qualsiasi cosa che senti per te scandalosa è scandalosa.
Prenditi sul serio e prendi sul serio quello che senti, se ti dicono che quella che ti arriva è solo un’ironia, se ti dicono che te la prendi troppo, se ti dicono che sei pazza, troppo sensibile, e matta, se ti dicono che non ascolti e che sei un’infinità di cose di facile etichettatura, non mettere in discussione il tuo sentire, la tua lucidità, la tua sensibilità, la tua storia, il tuo spirito critico la tua concezione di bene e di male, di delicatezza e di pesantezza, di carezza o di pugno. Non metterti in forse per persone che non esitano a guardarsi dentro per farlo con sé.
Prenditi sul serio che ad essere scandaloso è ben altro, mica tu, qualsiasi meccanismo che ti fa sentire in prigione.
Non tu.
E le prigioni non hanno le sbarre.
Una cosa non è vera solo se chi la dice si rivolge a te sapendo di te. Finché non la dici tu per te, niente sarà vero.
Una cosa non è per forza una cosa bella solo se te l’ha detta chi ti vuole bene, in teoria o in pratica, da condividere e farla sempre tua.
Se quella cosa per te è scandalosa fa che resti scandalosa. Non rigirartela come ti va, non incastrarla nel tuo romanzo a forza.
Non tutto quello che in apparenza si adatta a qualcuno o a qualcosa è giusto, felice, appartiene, si sente preso sul serio, in valore, si mantiene.
Si sente di amare ed essere amata.
La verità non è un’equazione, né una media tra due cose, non è nemmeno una mediana né una moda in macramè.
È ciò che resta fuori dal sintomo.
Prenditi sul serio.
Non farlo è scandaloso. Non farlo è pericoloso.
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