L’Orsobuco

Ha un buco e una coperta bellissima
Filo su mi avvolgo, e di lucine brillo

Questo è un Orsobuco. Ha due zampe davanti, due zampe di dietro, un coda a spazzola, non la vedete che sta dietro, e un buco.

Quelle sono le lucine di casa.
Il vento ci fa le spirali, nel buco, ogni volta che ulula auuuuhauuu Orso buco sente molto freddo.
Va in giro con una coperta (riscaldabile) beige un po’ pesante, perché così assomiglia di più a un abbraccio, non so se l’avete mai visto camminare, ha sempre freddo e si vergogna, che c’ha un buco grande grande, e non vuole farlo vedere a nessuno.
Che si vergogna, a prendere il gelato, le arance dal fruttivendolo, ad attraversare la strada, che quando tira vento il vento gli ulula dentro e fa auuuhauuuh e poi deve spiegare, non perdere la calma, comporre frasi ben equilibrate per rassicurare che non fa del male, per capire, per capirsi.
Orsobuco ha sempre fame, ha sempre freddo nonostante il pelo spesso, e la sera mangia i biscotti alla panna e li intinge nella camomilla calda. Ma essendo un Orsobuco, ha il buco! Quindi quello che mangia non sempre va a finire nella pancia. Un po’ va nel testone salendo su per le braccia sempre in viaggio, e un po’ nelle orecchie in alto, poi nella coda di dietro che non la vedete, e nella zampa destra di davanti. Nella sinistra la circolazione è un po’ affaticata, non sa perché. Come nelle zampe di dietro.
Adora le conchiglie di pasticceria con senza niente un po’ morbide un po’ croccanti, ma non gli bastano mai, ovviamente, che c’ha il buco.

L’Orsobuco al suo buco voleva bene, ma anche un po’ lo odiava perché lo faceva  sentire tanto solo. A volte voleva tornare a casa solo per accendere le lucine e raccontare le sue paure e le sue allegrie, ma non c’era nessuno, così parlava col buco. E nelle lucine si impigliava tutto. Il buco a volte lo faceva piangere molto a cascata, come quelle del Niagara ma un pochino di meno, senza la schiuma. Altre volte ne andava fiero, ma gli altri lo guardavano tutto di sbieco. E allora si copriva con la sua coperta beige (riscaldabile) e lasciava vedere solo gli occhi da Orsobuco risentito. Un po’ offeso. Un po’ adirato. Tanto spaventato e triste.
Perché, si chiedeva, c’erano quelli che andavano tutti orgogliosi del collo lungo, dei piedi piccoli, delle parolacce, della testa vuota senza pesci come gli acquari morti e io, cioè lui, doveva essere guardato strano per avere un buco? Lui era ed è un Orsobuco!


Ieri si è rotta la lavatrice. Cioè non apre più.
Così è andato da Unifox e ha trovato al reparto una volpina sveglia che ha capito il suo problema in un men che non si dica. Una garanzia, le volpine color nocciola come lui. Così lo ha da subito indirizzato verso l’acquisto di nuovo oblò. Orsobuco aveva sempre gran vergogna a parlare con le volpine, quasi più che con le orse, perché dentro il suo cuore di nocciola col gianduia c’era un fuoco in cui le volpine potevano trovar sempre calore e rifugio. Si trovava a disagio, desiderando al contempo la loro presenza.
Ma con lei, con lei sarebbe rimasto per ore, se n’era accorto subito. Solo che per andare a prendere le misure di questo oblò l’Orsobuco sapeva che avrebbe dovuto prendere l’ascensore e togliersi la coperta dalla testa perché sennò non ci sarebbero entrati in due, così gli è venuta ansia. Anzi in tre, che la coperta abbraccia bene, come per due. Doppia ansia.
Non c’era storia, ieri mattina all’Unifox proprio non voleva abbassarla giù quella coperta pesante pesata beige. Allora volpina si è seduta vicino vicino a lui e gli ha offerto un tè caldo alla macchinetta, cercando di capire cosa avesse.
L’Orsobuco un po’ si è calmato, perché intanto gli era venuta la tachicardia forte e non riusciva a parlare. Dopo qualche parola carina si è sciolto, e sentendosi al sicuro ha abbassato la coperta.

Volpina così ha fatto un balzo all’indietro, tutt’a un tratto ha iniziato a tremare forte ad adirarsi perchè lui non l’aveva avvertita. Fissava il buco e non smetteva di ridere un minuto, rideva piano poi forte poi piano, con degli strani stridolii, come il cuore di Orsobuco. Orsobuco, spiazzato dalla sua reazione, senza sapere cosa fare ha iniziato a indisporsi e insieme, a ringhiare.

Si sentiva preso in giro.

Lui si era aperto con lei e lei rideva di lui, dicendogli a chiare lettere che non l’avrebbe potuto aiutare più, perchè con quelli come lui non poteva starci neanche vicino.
Orsobuco era diventato un orso distrutto in pochi istanti. Il perché era ovvio, solo per il suo maledetto buco. Non ne poteva più. Continui problemi con tutti, continue reazioni brutte da tutti.

In pochi minuti un silenzio doloroso aveva pervaso tutto.
Volpina a un certo punto, smettendo di muoversi tutta e vedendo l’Orsobuco girarsi come se volesse andarsene via ha scosso forte la coda e scuotendo la testa gli ha detto, tutta agitata, così: mi devi scusare, non so cosa mi sia preso, è stupido da dire, ma, ma.. a me i quadretti mi fanno paura! era da tanto che non ne vedevo così tanti messi assieme..

L’Orsobuco così, imbarazzato, ha aperto bene le orecchie e si è fermato.

..é che mi ricordano le reti con cui i cacciatori hanno preso i miei fratelli da piccolini e insieme al mio papà li hanno legati, per farci le pellicce. Io i quadretti non li posso vedere! Mi viene il panico e non so cosa fare. Non riesco a pensare a niente se vedo dei quadretti.


L’Orsobuco, tutto sbigottito, con gli occhi spalancati dal pianto, fece per abbassare il muso e si guardò i pantaloni: tutti a quadri di rete, erano effettivamente a quadri di rete. Così senza pensarci un minuto di più li ha strappati via veloce prima che volpina potesse dire altro, restando così in mutande.

Volpina si lasciò andare in una risata fragorosamente divertita, agitando le mani e la coda all’unisono.


Non c’era bisogno di scusarsi oltre. Avevano capito entrambi. Si abbracciarono in un abbraccio lungo e pieno di comprensione, riprendendo la strada verso il magazzino.

Orsobuco ancora oggi ripensa spesso a quella esperienza. Non era stato il suo buco a spaventare la volpina di Unifox. Per la prima volta, qualcuno l’aveva visto per quel che era, un orso vestito a quadri, un po’ goffo e pieno di paure, come la volpina.


Orsobuco alla fine
l’oblò lo ha comprato. Ma se l’è fatto mettere al posto del buco.

Ora ha l’oblò trasparente. Gli spifferi non entrano più, ma ha sempre freddo e sempre fame, e forse quello non dipendeva dal buco, così a volte ci mette la spesa, mentre la mattina presto tiene al caldo i cornetti per volpina, prima che possa andare a lavorare al punto vendita. Quelli in più li mette in un fagottino di lana a quadri rossi e bianchi. Ci sta facendo amicizia.


L’Orsobuco ora si può vedere dentro meglio, e volpina ci si può nascondere tutte le volte che vuole. Coperta compresa.
Per fare la lavatrice per ora vanno in lavanderia. Che col doppio gettone ci asciugano pure, quindi siamo a posto.
La coperta l’ha cambiata. È sempre riscaldabile ma marroncina, così, dice volpina, quando ha bisogno, si mimetizza meglio. Gliel’ha regalata lei.

..e le lucine? quelle se le portano sempre sempre dietro, sia mai ci scappa una festicciola. Ora viaggiano in due e brillano di più. Dall’oblò ci vedono pure le stelle.

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