Orata Cettina

Come lo paga il dentista?
Filo su polpetta, nascosta sotto al sugo e la coda di Cettina sempre indaffarata. Almeno però ride

Cettina è un’oratina di quelle senza squame perché dallo stress le ha perdute.

Cettina è di quelle oratine che sgobbano tutto il giorno. Rammenda stira passa il polpo da spolvero abbraccia i pianti consola le telline, stende fa da mangiare se le viene mal di testa pazienza si prende la pastiglia, lei c’è sempre, ride e rincuora. È di quelle oratine che forse non han fatto nemmeno terza media, ma con una sensibilità e un sapere che è raro vedere. Cettina è di quelle giocherellone, eppure sa quando è il momento di fermarsi, è una di quelle anime delicate, che si avvicinano in punta di piedi. Che si astengono dal giudicare, e che quando aprono le branchie le aprono proprio per te senza riserve, e ti senti a casa, accolto e avvolto e mai di troppo, né nelle parole, né nelle mosse, né nelle lacrime, né nelle accortezze a cui la vita ci porta, perché si mette dall’altra parte, branchia a branchia, ed è semplice, semplicemente perché sa come ci si sente.
Cettina è così, tonda ed espansiva, come la vedi, buona come la panna, ha pianto tanto nella sua vita, mischiando le lacrime all’acqua del mare, e ora ride come una matta, specie davanti a chi parla senza sapere, che la giudica per il suo non essere studiata, a volte la sua rozzezza, a volte il naso grande che si fa rosso, per un bicchiere di vino in più, e lei ride, ride sia quando le dicono che è un’oratina quindi non può mettere i jeans stretti perché è tonda, sia quando passa il temutissimo Gran Cavalluccio Metropolitano che fa il vuoto nella sala e tutti controlla (ma Cettina dietro la lavastoviglie non si fa vedere che lo imita).
Questo personaggio temutissimo nel comprensorio è colui che le dà il lavoro, ed è un personaggio che vive di lavoro sulle spalle altrui, si fa forte dei pregi e affonda sulle ferite altrui, è fragile dice Cettina, si vede lontano un miglio, chi vive di tutta forma e niente ripieno, chi vive di regole, asfissia e controllo ha tanto da sputare, mettere in fila, su di sé lavorare. Ci son anime che per sopravvivere vivono di queste cose, che fanno cose per riempire i buchi, di quelle cose molto sceniche e molto vuote, lui controlla, critica, mai sorride e squadra tutto e tutti dall’alto dei suoi 12 centimetri, ogni giorno, tra le 12 e le 13 nella mensa dove Cettina lavora, ogni giorno, per 10 ore al giorno. Tutti lo temono, nessuno che proferisce parola al suo passare, il pane si irrigidisce, le farfalle si schiantano a terra pur di non farsi vedere, gli spaghetti diventano color fuga tra le piastrelle, pure le polpette si nascondono dietro il formaggio, affondando sotto il sugo pur di confondersi. Pur di non esserci. E tutti subiscono. Sempre, comunque. Vivendo la paura. E di quello si fa forte. Che altro ha? In fondo? Un matrimonio non se l’è riuscito a tenere, 5 figli, non torna mai a casa. È un Cavalluccio solo, triste e incazzato col mondo. Ordina cose da fare senza rendersi conto di come e né il perché. A volte si vedono triglie e saraghi andare avanti indietro con le lenzuola in mano per giorni.
Ma a Cettina no, a Cettina non fa paura nulla, lei è di campagna sa com’è la vita, queste cose la fanno ridere, e lei è così che fa tra i suoi colleghi, esorcizza le stupiderie che vede. Ride anche a casa, quando finiscono le patate e non può fare il contorno ai suoi pescetti che non ha piu soldi, sono mesi che chiede un aumento.

Ma le dicono che si deve adeguare alle tabelle nazionali, non si possono fare eccezioni.

Lei è donna, e a fine mese è normale si veda passare tra le pinne quei 270 euro in più che prendono i colleghi, e che rabbia, nel 2021 sottostare a queste regole, le farebbero così comodo, ci comprerebbe le provviste e sistemerebbe i dentini dal dentista dei suoi oratini. E che rabbia, sua figlia più grande Lia, al Liceo Sportivo non l’hanno presa, in una classe di 25, 15 devono essere per forza maschi. Sempre per quelle tabelle.
Ma mi preme ritornare un attimo al quotidiano passare del GranCavalluccio Metropolitano che noi chiameremo El Caballero perché è così che lo chiamano in mensa (ovviamente il soprannome non vi dico chi l’ha coniato, lo avrete già inteso) tanto è simile a un vero e proprio Caballero che rompe le poche caballe rimaste mentre col suo fare spagnoleggiante codeggia tra i banchi dei suoi amici squali. El Caballero mantiene la baracca e tutti quelli che lavorano nel comprensorio, impeccabile al suo passare lascia una scia di profumo inebriante, ha l’ultima parola su tutto, mentre nel suo ufficio si arriccia la coda dividendo i 130 grammi di gel tra i baffi e il ricciolo della coda.
Una volta al giorno, non sai quando, a sorpresa entra impettito coi suoi gendarmi, i più grossi e palestrati della città Metropolitana per vedere se tutti sono in ordine e se nessuno sgarra il saluto solenne.
Cettina ha fatto una promessa, quella che prima o poi si farà trovare, ballando la con una mano alla sintura col suo tipico movimento sexy che fa girare la testa a molti, insieme a tutti i suoi colleghi, sui tavoli della mensa.
Così, vi volevo raccontare un momento della vita di Cettina, che sicuramente dimenticherete una volta chiusa questa pagina, ma lei continua a non poter cambiare niente del suo stipendio, solo perché si chiama Cettina e non Moreno, del lavoro sottopagato, delle cose vuote, delle persone sole, e delle polpette che pur di non farsi vedere si nascondono sotto al sugo.
Più continuiamo ad esserci meno, più la vita soccomberà su di noi, coi suoi modi di agire di fare e di pensare sempre esistiti, col suo peso. Eppure, finché non accade ciò che accade agli altri a te, caro Caballero, non te ne può fregar di meno. Tanto sei un pesce come tutti, pure se ti atteggi. E se tiri troppo ti facciamo al sugo.

Scrivici!

© Storie di Lana - APS, C.F. 92180030907 
La totalità delle Storie scritte all'interno di questo spazio web sono di proprietà di Anastassia Caterina Angioi, in quanto autrice delle stesse.
È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente portale, ivi inclusa la riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi, senza previa autorizzazione scritta dell'autrice.