Fiori della nebbia
Io non lo so dove va a finire l’infanzia bocciolo
Filo su velo da sposa
E venne un momento in cui il rischio
di rimanere chiusi in un bocciolo
era più doloroso del rischio di sbocciare.
❀ Anaïs Nin
Io non lo so dove va a sbocciare l’infanzia dei bambini quando non la usano, quando resta tutta incellofanata polverata e mai toccata se non da mani sporche e spezzate e tristi, e quando sono stanchi i bambini, quando piangono esausti soffocando le lacrime dentro il loro cuscino, quando si fanno la cacca e la pipì addosso dalla paura, dove siete?
sapete dove fioriscono?
Quando ti chiedono per favore, resta, io come la salvo se tu te ne vai? Quando chiedono pietà perdono, quando si sentono in colpa.
I bambini, si sentono in colpa. Ma quanto stride e fa male, sapere che un bambino si sente pieno di colpa e non di farfalle, giocattoli e coccole, tante.
Come stai? L’avete mai chiesto a un bambino stanco, ascoltando la sua risposta? E a uno che non vi sembra non stanco? Glielo avete chiesto se per caso lo è?
I bambini capiscono, e imparano, e si portano il dolore che hanno visto, che hanno subìto, che hanno assistito per sempre. Poi chi vuole, chi riesce, chi si dà una possibilità arriva un giorno che il bambino grande si rimbocca le maniche ed esclama, ma che bel regalo che mi avete fatto
dilaniante
e lasciato.
Io non lo so dove sbocciano quei fiori nella nebbia, bianchi, e tanti, e piccoli, e pieni di gioia lasciata appassire, spettatori di una vita sottile.
Io non lo so dove affonda la pazienza dei bambini, per fare senza chiedere, tutto quello che non è, né essere bambini.
Dove vanno i sorrisi, le coccole, le speranze, i desideri?
Quelli bianchi e rotondi, come bianco che buca la neve. I fiori della nebbia.
Non tutti nascono bambini. Non tutti piangono. Non tutti fanno i capricci. Non tutti si ribellano. Non tutte le adolescenze sono problematiche per gli ormoni e le leggerezze di quegli anni, ma dove? non tutti i diciottesimi sono una festa, non tutte le infanzie parlano, in quel tipo di infanzia il sole si incupisce, le case sono fredde e piene di alghe, e muffa, d’inverno fan sei gradi. Allora si mettono i maglioni le calze i calzettoni e la cuffietta. Come per ripararsi per la prossima tempesta, che ce la metti tutta ad arginare
Ma sei piccolo, e nessuno ti ascolta, ti senti coraggioso e non ti nascondi neppure.
Sei lo spettatore del romanzo famigliare che si consuma e vedrai passare, tutti i giorni, che avrai da vivere sullo schermo dei tuoi gesti i tuoi fantasmi, gli scherni, gli scherzi.
Non tutti i bambini nascono da piccoli, in quelle infanzie lì gli scivoli non scivolano.
Quando la pelle si attacca e non scivola e l’attrito brucia. E lo scivolo lo vedi, bello colorato che sai scivolare e invece non scivola. E ci rimani male.
Non è vero. I fiori nella nebbia non ci rimangono male perché per rimanerci male devi conoscere qualcosa che è bene, qualcosa che è diverso da quello. Per fare paragone. Per fare resa e ribellione. Per sentirne la mancanza, la devi aver vissuta, in qualche modo, quella cosa.
I fiori della nebbia negli autogrill cercano quei jeans per tornare a casa, per sentirsi al sicuro, ma non li trovano, ad altezza di ginocchio cercano il loro, le mani da sotto sembrano tutte uguali, ma quella mano, da sotto, non la trovano. I fiori bianchi, piccolini, rassettano per una vita intera il loro regalo. Chi gliela restituisce. La vita.
Chi me la restituisce,
la mia.
Una come lei, non la potrò avere mai nella mia vita, disse una sera che doveva essere di bianca festa, che fuori è autunno e ci sono le foglie che scrocchiano.
Tieni, l’uovo kinder. Che è piccolo e vuoto per fortuna, ma è anche un po’ pieno, di una cosa piccola ma grande quanto un cuore felice e ovattato di amore vero. Che fa esperienza di un rapporto che permette di vivere e non, come sempre, solo di morire.
Come un fiore nella nebbia. Che non l’ha mai visto né avuto quel sole. Ma splende di bianco e ha del pane e del burro il sapore. Sa, com’è fatto l’amore.
Si prese coraggio riavvolse il nastro, lo guardò mille volte, aprì gli occhi, ci mise mano e si fece, un giorno di aprile, fiorire, avvolta da sposa.
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