Io lo so, io ti credo, non sei pazza

Grazie per essere rimasta
Filo su ti credo. È diritto di ognuno.
Non c’entra il conto in banca. E grazie, per non essertene andata.

Io ti credo.
Io ti ascolto
Io ci sono.
Non sei sola.
No, non è colpa tua. Io ti credo. Non sei pazza.
No, non te lo meritavi. Io ti credo. Non sei pazza.
No, non hai sbagliato niente. Era umanamente impossibile.
No, non te lo meriti nemmeno ora. Io ti credo. Non sei pazza.
Io mi rendo conto. Io ti credo. Non sei pazza.
Ciò che dici è vero.
Qui nessuno ti farà del male.
Non torna, te lo assicuro.
Io mi curo.
Voglio pagare per quello che ho fatto.

Io ti credo, non è colpa tua. Non sei la pazza per la quale vogliamo farti passare. Non so affrontare la vita. Non ho il coraggio di crollare, di ammettere, di migliorare. È colpa mia e non lo tollero. Ti uccidevo, ogni giorno, di nascosto e non lo tollero. Sei viva e non lo tollero. Mi dispiace. Scusa. So che è tardi ma è ora di pagare.

È vero. Ti credo.

Tutto quello che si sarebbe voluta sentir dire, lei che a differenza di molte aveva, per pura coincidenza, le orecchie per sentire ancora attaccate alla testa.
Tutto quello che ancora oggi avrebbe bisogno di sentirsi dire.
Come se avesse bisogno di qualcuno che la potesse assolvere da tutto. Dall’infanzia. Come se a parlare fossero loro, quelle persone. Ma quell’assoluzione così fondamentale per lei non sarebbe mai arrivata. Perché loro non parleranno mai, se non per farle la guerra. Né prima né dopo né poi e né mai. Non è dai suoi nuovi incontri, peraltro tutti con lo stesso copione, che riceverà quella assoluzione, quelle scuse, quelle prese di coscienza, quelle volontà di scoprirsi umani, come se fossero loro a parlare, non esisteranno mai. E bisogna farci i conti. E smettere di aspettarsele.

Ma non è lei l’indagata. La prego, non confonda.

Io ti credo, non sei pazza, non glielo disse mai nessuno. E nessuno pagò. E nessuno le disse lo so.

Ti credo, ti ascolto, ci sono, cambia ogni giorno la vita degli esseri umani. Soprattutto il destino di una Donna, una bambina, che con la bretella strappata della camicia da notte riesce ancora a chiedere aiuto.
Ed essere creduta, protetta, ascoltata non può essere sempre per grazia ricevuta di aver fatto un buon incontro. Di avere in banca un buon conto.
Perché la grazia più grande, quella di essere in vita, queste donne l’hanno già ricevuta. Molte di queste preferiscono, nel dopo, in quel loro dopo, essere già morte. Si dicono spesso, almeno qualcuno mi avrebbe creduta. È vero. Non sai che fiori e che serie tv, poi.

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