Il senso della vita, Vittiglia

Scrovegni
Filo su senso, che vittiglia non pretende più

Se non fosse successo quel che è successo, e poi ancora quel che è successo, non sarei qui in fondo, a raccontarti la bellezza della vita, disse Vittiglia, a cavalcioni sul porticato abbottonandosi fin su il cappottino in lana color senape, misto prugna.
Non sarei qui, a fare i conti in differita, tra le gemme, coi ricordi, a mostrarti questo cielo trapuntato di stelle dorate sul blu, che è il colore di Dio. Se non fosse successo quel che è successo, in fondo, nonostante tutto, ora non sarei qui. Sussurrò al suo orecchio, tra i boccoli e il parmigiano, Vittiglia.
Sarebbe stato meglio non fossero accadute, chiaramente quelle cose, ora però posso scegliere che farci, di questa vita di quelle cose, di queste fauci di quegli attacchi e le brutture. Mollare. E non farci. Bastava meno, anche meno.
Però sono qui, ancora a rompere le palle, a profumarmi di autunno e di lana cotta, i fiori, le spalle. A passeggiare col ponchetto da bambola ribelle che non deve benestare, accogliere cambiare. Se non fosse successo quel che è successo, in fondo non potrei raccontarti del progetto.
Non avrei mai potuto farti conoscere Guardiano Scrovegno, di bicolore il pelo, raccontarti del Giudizio Universale di Giotto, sì quello che faceva i pennarelli. E del primo bacio nella storia dell’arte, se cerchi bene lo puoi trovare qui. E lei, lei che è un’opera d’arte con le guance, che siede sul prato verde antistante, e ha solo otto mesi, mi ricorda qual è il senso della vita. Il mio, chiaramente.
Pare assurdo megalomane affronto, ma io il senso della vita mia mi pare di aver finito finalmente di pensarlo e torturarlo, e così ho finito, per trovarlo.
Vittiglia piange, sul colletto della camicia, di righe paglia. E non ha paura a dirlo.
Il senso della vita sono quei i piedini piccolini che scoprono gli spigoli, le curve, e di brezza si cibano il mondo.
È svegliarmi senza angoscia, e andare a dormire senza paura. Che ci prova sempre. Ma non è più sola.
Il senso della vita l’ho trovato. Fuori dalla colpa. Non le lascio il mio corpo ad ogni pasto. Ma ci prova ancora.
È smettere di sentirmi in ritardo, in dovere di essere all’altezza dell’altro.
Il senso della vita l’ho trovato ogni giorno, ogni mattina nell’incrocio del tuo sguardo dolce, nelle battaglie, nei progetti a cui non darebbe respiro alcuno, nessuno, eppure il senso della vita è proprio questo, quel respiro alcuno di qualcuno, non importa più, mentre ti concedi solo a uno, quello aspettato a gran fatica, il tuo, viva il pane. Disarmo, sciabole e spade. Vittoria conquista. Natale
È un senso, il mio senso, che non mi pare poco.
Il senso della vita, il mio, è molto poco.
È stare nel presente in cui sentirsi e farne un proprio agio, in cui togliere man mano, che aggiungere per forza, perché va bene così, perché qualsiasi cosa va bene così, purché faccia stare bene, così. Perché vai bene così.
Il senso della vita è che non è aspettativa, delle malelingue me ne faccio colori e stoffa, rendo utile il mio corpo, le mie mani, quel che dalla vita a caro prezzo ho imparato, a chi ha bisogno di un cuscino caldo, magari darglielo più facile, e meno sudato.
Il senso della vita è poco, molto poco, per me, continuava Vittiglia, ed è così grande che devo spingerlo dalla porta per entrare in ascensore e portarmelo sul petto, con me. Che sia sole o una bellissima giornata di pioggia.
Il senso della vita l’ho trovato, e finalmente non sei tu.
Il bello che nella vita c’è da scoprire e di cui circondarsi è il senso che cercavo. Ricoprirsi di amore di amore riscoprirsi, ed abbracciarsi e continuamente lavorarci, al proprio intorno di fiori da annusare, pasticcini e pasticciotti e case in cui entrare. Perché la vita non può essere tutta rose e fiori da annusare e pasticcini e pasticciotti e case in cui entrare?
Perché no? E non solo la mia.
Il senso della vita è non vivere nella paura.
Avere accanto persone coccolose, pane caldo ed essere in grado di mangiarlo.
Invecchiare, festeggiare, di lana di fili e di rughe e quella mano calda, alla mia, intrecciata.
In fondo il mio senso l’ho sempre saputo.
Ma non potevo dirmelo, né viverlo. Né dirtelo.
Io il senso della vita l’ho trovato.
Disse chiosando, Vittiglia. Sta in un disegno grande a pastello grande, di un bimbo piccolo con la mantellina piccola.
Il senso della vita l’ho trovato, perché ho smesso di darne e pretenderne da tutti.
E che anche se diverso per ognuno, sto imparando, che non vale per forza di meno degli altri.

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