Renoir
Filo su renoir. il roditore che lascia il guscio di noce sotto la foglia
Renoir è un piccolo roditore col guscio di noce.
Di quei roditori con gli occhioni grandi il pelo arruffato e la voglia di stare al sicuro. La coda tonda, piccola ma molto espressiva.
A Renoir ogni giorno sembra il giorno di Natale. È così. Sente ogni mattina il luccichìo sotto gli occhi, tra le scapole, sul pelo.
Renoir ama nascondersi sotto le foglie e sentirsi Aladino col tappeto volante, fatto di foglia di platano giallo e marrone. O il paracadutista con il tiglio arancione.
Renoir ama andare a funghi, a castagne, a finocchietto anche se il finocchietto non gli piace.
Scova i porcini. Li sa scovare tutti.
Ama l’autunno.
Lo andrebbe a vedere in ogni parte del mondo se solo potesse. Allora lo scrive lo dipinge e se lo immagina. Se lo fa raccontare dalla lepre del Quebec.
Renoir ama l’autunno. La stagione i cui sbocciano i ricordi riaffiorano le malinconie, i sorrisi morbidi e la poesia.
E ogni giorno, quando inizia a fare sera, gli sembra la vigilia di Natale.
Come cartolina arrivata dal lontano. Senza nome e con un bacio, perché sai chi te la manda.
I giorni più corti in cui fa buio presto lo riempiono di gioia, le luci fioche e calde, i vestiti morbidi, i cibi tondi, le mani fredde, Renoir, puoi starne certo, si avvicina e te le scalda.
La minestrina. Col cucchiaio grande.
Renoir va matto per la minestrina calda con le puntine n.24 quelle a forma di semi di melone, col cucchiaio grande, la mangerebbe anche a colazione. Come le puntarelle quelle crude marinate alla romana, e odia le tempestine. Gli fan brutti ricordi, simili al cous cous.
Spesso ha mal di pancia e mal di testa, sono lì intrecciati a nido di cicogna, i fili dell’alta tensione da roditore.
E allora quando è un roditore triste pende i trucchi e si trucca il naso e gli occhi. Ha imparato da poco, il profumo dei prodotti lo estraniano dal mondo, gli ricorda la vita. Quella che non ha mai vissuto. Ed è felice, perché a gran coraggio ora si può permettere di avere.
Allora si mette i tacchi e cammina col suo guscio ed il suo ponchetto sulle spalle, in lungo e in largo per tutta la tana. Ama i ponchetti morbidi, le mantelline color sottofungo. Dentro di loro sta come dentro la coda di volpina, pensa che nessuno lo veda, o che comunque si veda di meno, la mantellina lo fa sentire speciale, un po’ un pipistrello, sempre avvolto da una copertina. Anche fuori di casa.
Amare l’autunno per Renoir significa amare la parte più dolorosa e profonda della vita.
Autunno, sa di antunna, di Automne, di francese. Di ottobre. Ma quant’è bella la parola ottobre, che riempie la bocca e le guance, come quelle tonde da roditore.
Amare l’autunno per Renoir, significa accettare che le cose finiscano, e che le cose che devono andare, andano.
La stagione in cui la morte prende vita e lascia, nella sua accezione più intima, lei che inebria gli occhi, e permette al bosco, finalmente, di appoggiarsi e rinnovarsi. Alla campagna di dissetarsi e ai lombrichi di andare in vacanza.
La stagione dei titoli di coda, in cui le lacrime scorrono, che stai solo nella poltroncina, perché sono già andati via tutti, Renoir. E ci si coccola di giallo, di rosso, di arancione e di marrone. E ogni cosa che cade sai che non è giusto trattenere o riappiccicare. E puoi saltare sulle montagne di foglie con gli scarponcini pieni di lacci, avvolto dai maglioni più belli.
Autunno di nutrimento a lungo termine che necessita di lentezza e di riposo, che incuba il meglio da dare ai nuovi in una nuova primavera.
Amare l’autunno per un guscio come lui vuol dire accettare il cambiamento senza negarlo, acconsentire il flusso naturale delle cose.
La stagione che ammette, che disarma, che canta la rinuncia. La calma.
Per Renoir la stagione più calda. E non quella del termometro sul davanzale.
È quella in cui si abbraccia, ci si cerca, ci si avvicina. Ci si riscalda. Ci si fa coccolare di più.
La magia del freddo frizzantino dona al cuore calore e amore mai sentito.
A Renoir, ogni giorno, sembra il giorno di Natale. Quello che un guscio come lui non ha mai potuto provare. Sembra strano che un roditore non abbia mai avuto un Natale. Eppure succede.
È strano. Eppure lo sente. Lo sceglie. Come l’albero da fare.
Un abbraccio dolce croccante color foglia, anche a te, se non hai mai avuto un Natale.
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