Questo è un posto
Un po’ strano. Ma non è un belstrano
Filo su un posto ordinario
Questo è un posto
In cui si inchioda davanti agli autovelox, da 160 a 50 perché sennò, la multa. Mica scemo.
Questo è un posto
In cui dimagrire è un vanto, un merito, un atto di coraggio, dedizione, successo. Approvazione. Ma va che bravo, complimenti stai benissimo.
Questo è un posto
In cui sin dall’asilo si educano i bambini ai premi, alle classifiche, ai voti, alle etichette, il più bravo, l’asino, il chiacchierone, il silenzioso, il genio, il cesso, lo stupido il tonto. Ma non si dice, che non è carino. Però si sa, lo pensiamo e lo sappiamo. Ma non ci interessano motivazioni e cause.
Questo è un posto
Che dire la verità, battersi per essa, curare i dettagli, essere giusti, essere corretti non è normale, ci rimetti, non sei normale, è da sfigati, da puntigliosi, da pedanti, da fighi di legno, da secchie, da ma rilassati, fatti na scopata no?!
Questo è un posto
Che stare insieme lo si fa per i figli.
Questo è un posto
Che per farsi ascoltare bisogna essere ricchi, in vista, potenti.
Questo è un posto
Che a scuola non si insegna l’arte la musica il teatro la psicologia, come l’italiano e la matematica, non si educa all’emotività, al senso civico, al rispetto, all’inclusione.
Questo è un posto
Che tutto è permesso e tutto si compra, che la giustizia è scambiata per Far West. Eppure.
Questo è un posto
Che il voto più alto fa intelligenza. Non l’attitudine la passione l’amore la competenza quella vera, ma la patacca sul petto.
Questo è un posto
Che va sullo spazio, ma muore di fame, di sete, di diarrea, di amore malato, di gelosia, di coltellate, di ripicche, di orgoglio.
Questo è un posto
Che si allena a fare tutto ma non sa che non è tutto allenamento, prestazione dimostrazione, prevaricazione.
Questo è un posto
Che fermarsi è tempo buttato. Che scegliere con la propria testa è egoismo. Che monetizzare è la priorità, ma non si dice che fa pacchiano e superficiale.
Questo è un posto
Che etichetta le persone con vocaboli medici pur non sapendo niente di medicina.
Questo è un posto
Che è fatto di pensiero popolare, sempre più importante ed influente di quello professionale.
Questo è un posto
che ha tutto ma conosce il valore
di poco, a volte di niente.
Questo è un posto
Che quantità è meglio di qualità, che battuta pronta è meglio, in fin dei conti, di riflessione chi c’ha tempo, chi c’ha voglia?
Questo è un posto
Che la calma, la noia, l’attesa, la timidezza, è brutta roba.
Questo è un posto
Che si devono fare le cose nei tempi canonici prefissati, da chi non si sa, ma funziona così. Ma non si dice, si copre tutto col politically boh, che siamo liberi di, ma non siamo liberi di niente
Questo è un posto
In cui si insultano bimbi piccoli che affogano in mezzo al mare, dove sono dei criminali indistinti persone che lottano contro la morte dentro l’acqua ghiacciata, mentre c’è chi fa politica sulla loro pelle, e propaganda sul loro dolore.
Questo è un posto
Che sbraita se il sacchetto della verdura si paga, però che si muoia per il colore della pelle, ma sì, però che troia se lo meritava, ma sì, che cadano i ponti ma sì, vedremo, che già regge, aspettiamo, che si sconcerta che gli han regalato l’esame ma non va a controllare quante migliaia di esami non fatti vengano sbattuti nei curriculum, o quante poltrone vellutate da migliaia di euro al mese vengano riscaldate, ma vabbè che ti importa. Ma pensa a te. Stasera sprizzettino? Che ci guardiamo su Facebook come la ferocia dilaga, che sballo, mentre oddio li hai visti sti bastardi che rubano al mercato.
Questo è un posto
In cui non ci si scandalizza realmente più di niente, lo scandalo è la buccia per far vedere che me ne sto occupando, così tra la palestra e il pilates faccio un post, così per fare audience, poi si torna alla polemica spuria. Perché polemizzare è il passatempo più costruttivo di questo posto
Perché questo è un posto che grida, a voce alta, sempre più alta perché non si sa come tappare la bocca all’altro, perché la forza urlatrice di pancia è sintomo di sicurezza, non di irrispettosa bassezza orgoglio becero e spocchiosa arroganza.
Perché questo è un posto che non discrimina in base alla provenienza, ma dal PIL che si ha addosso, dalla busta paga, dai vestiti e dal capitale umano che sei.
Questo è un posto che lavorare col sesso è demonio, che la pillola è tabù, l’aborto è follia, la morte esci che mi tocco
ma sei pazzo, l’eutanasia un mostro, che gli uomini sono mostri le donne poverelle di dio, questo è un posto che chi ama è il problema, non chi sbraita odio
Questo è un posto che chi si ama deve specificare cosa è, se etero gay o bisex, perché, sono una persona sono Francesca Gaia Lucia Mario Giorgio, è troppo poco.
Questo è un posto che omofobo a chi? Io ho un sacco di amici così, amici gay. Ma che è? Sono amico dell’animale esotico? specie protetta che implica il mio non essere contro qualcosa? Ma contro cosa? L’amore?
Questo è un posto che si scandalizza per le cose lontane anni luce al vero scandalo. Parliamo di idiozie per settimane, ma se muore il mio vicino ucciso dal clan, la dirimpettaia dall’ex, i passanti la filmavano. Era una gran brava persona.
Questo è un posto abituato a tutto, a morirsi accanto, alla violenza, alla cattiveria, all’apparenza, al dio denaro, ai mi piace, ai follow me che ti followo solo se mi followi tu e più ci abituiamo più non ci accorgiamo. Ma sì sprizzettino va là che tragica la fai
Questo è un circo di burattini e burattinai che si spacciano per benefattori di un bene che è solo il proprio
Questo è un posto che si piange la disgrazia, che ama i funerali, gli encomi, le medaglie d’oro, i primi posti, e che non sa che dagli ultimi, dal loggione, invece, si ha una vista più ampia e molto spesso più realistica
Questo è un posto che dell’uguaglianza non ci ha capito molto, non siamo uguali, né davanti alla legge né in banca né all’ospedale né al cimitero.
Questo è un posto che ha aumentato i decibel e l’altezza, non l’ampiezza e il contenuto. Il valore e il perché.
Questo è un posto che si va in analisi allora sei malato, ma non capisce che conoscere se stessi e lavorare sui propri fantasmi è il primo sintomo di sanità, di rispetto proprio e soprattutto altrui.
Questo è un posto che se io una cosa non la faccio, non la voglio, non sono d’accordo secondo la mia visione – stretta- dell’universo, devo impedirla anche a tutti gli altri.
Questo è un posto
Che che vogliono essere tutti se stessi ma nessuno ha il coraggio di farlo. E se lo fai, sei pazzo.
Questo è un posto che si ha paura di denunciare i soprusi, che non si impara a chiedere scusa, che sin da piccoli non si è abituati a prendersi le proprie responsabilità, che non sa dire ho sbagliato, devo pagare per quello che ho fatto, in nome della dignità e della coscienza e per il male che ho causato.
Questo è un posto che il problema è l’olio di palma.
Questo è un posto che non si fa mai i cazzi suoi ma se li fa negli unici momenti in cui non deve farseli.
Questo è un posto meraviglioso, ma siamo abituati al brutto, a vomitarci addosso, a sparare a zero, a basarci sull’idea che abbiamo degli altri.
Ad ammazzarci. A odiarci.
Ma soprattutto a piangerci addosso.
Eppure la vita è un dono bellissimo. E sarà banale, ma nel banale ogni giorno ci perdiamo. Vogliamo essere tutti straordinari, sembriamo tutti angeli intoccabili eletti da Dio, eterni come la fame. Invece siamo mortali, e facciamo tutti la cacca. E non sappiamo che farne, dell’ordinario che abbiamo.
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