Profumo di Alpaca

Minchione
Filo sull’ultimo giorno, di festa

Questo è il viso che voglio avere l’ultimo giorno. Stesse zampe, stessi ricci, stesso ciuffo. Petto in fuori.
Lo spirito e la spocchia. La fierezza, l’orgoglio. Così gold.
La vita ben goduta.
È così che me ne voglio andare, col pelo fatto, gli zoccoli alti, le lucine che ho sempre amato e una grande festa. Voglio una grande festa.
Quando me ne andrò voglio che ci siano le persone che conoscono le mie parole in codice, le cicatrici e le lacrime, quelle persone che ci sono state ogni santo giorno, a sopportarmi. Con le pulci e senza pulci, con i pesi e senza pesi, con il freddo e la neve gelida nelle salite più ripide anche d’estate, con le zampe fratturate e gli occhi stanchi, solo quelle che hanno saputo con me la solitudine, quelle che c’erano anche il giorno che mi avevano rapito e portato in macelleria, perché mi avevano scambiato per un altro Alpaca. Voglio che nessuno mi metta dentro quella cosa di legno costosa e piena di fiori, e fate in modo che non ci sia quel signore che beve vino, e pensa di essere eletto da Dio. Voglio che tutti si possano sentire a loro agio, possano bere tutto quello che vogliono, vino, tè alla rosa, succo di pera, moscato e acqua fresca, fare le ore piccole, o dormire tutti insieme per aspettare l’alba del giorno nuovo. Sì, bevendo anche l’aranciata che non mi è mai piaciuta.

Così voglio arrivarci, all’ultimo giorno, con gli occhiali verdi specchiati, muso alla Beyonce in passerella e morbidezza da vendere.

Una sella bella, ricamata di fucsia, smeraldo e rosa antico, consumata e piena di storie da raccontare. Dove si sono seduti i bambini più soli e le famiglie più dimenticate. Voglio che ci siano i piccoli e i grandi che mi hanno accompagnato durante i giorni più belli e più brutti della mia vita, quella in cui c’ero, non quella in cui ero una pedina degli allevatori, dei padroni, dei circhi, facile presentarsi all’ultima festa. Ma voi, lo saprete. In quel momento. Festa grande si, ma coerente. Mi raccomando.
Che anche se non ci sarò col corpo, sarò sempre lì tra voi, a rompere le scatole, sempre.
Voglio quelli degli ultimi giorni, e quelli presenti nelle svolte, durante ogni cambiamento.
Al momento, saprete di chi parlo, chi c’era lo sa, non avrà bisogno di invito. Lo sa. Se lo sentirà.
Pensate a portare voi stessi, come potete, portate le sciarpe, le copertine, i palloncini e le pizzette sfoglia, la frittata di zucchine, e se sarà stagione anche le pesche. Mi raccomando le tericche al miele. Portate niente e tutto quel che volete, qualcosa che vi piace, che ci piaceva insieme, che vi conforti. Che ci confortava. Come le patatine fritte. Quando niente avevamo se non un po’ di sale da leccare.
E non siate troppo tristi, in fondo dovete essere fieri, perché avrò vissuto la vita che volevo vivere. Ho iniziato un po’ tardi, è vero, me la sono sudata amaramente, ma ci sono riuscita sebbene non mi lasciassi in pace nemmeno un giorno, ci sono riuscita a godermi la vita che volevo, piena di calma, di luce, di abbracci e di tessuti, di non doveri e poche nozioni, che poi, tardi.. rispetto a chi? a che cosa? sempre prima di molti altri, e avrei potuto non iniziare mai, e non accorgermene mai, quindi cercate di essere felici per me, che andrò via felice, e potrò riposarmi.
Mi piacerebbe ci fosse la musica e vorrei vedervi ballare tutti insieme, perché lo so che sarete tutti un po’ simili, tutti un po’ mancanti, un po’ folli, un po’ rauchi un po’ minchioni.
E io sarò felice sapete, perché sarò un alpaca fiero di me stesso, consapevole di avevi lasciato davvero qualcosa di me. Lo spirito, e spero anche qualcosa di bello su cui continuare a lavorare. Qualcosa che non si potrà mai comprare con funzioni religiose, belle parole, e grandi tappeti rossi, no, io non le voglio tutte quelle cose, sarò un alpaca fiero perché nonostante gli sbagli, le lotte, le battaglie, vi avrò lasciato qualcosa che non ha prezzo: il tempo, la gioia, la condivisione. Vedervi tutti insieme come singoli, pezzi, parti del gregge più bello e importante che abbia mai avuto, il vostro amore, il vostro cuore, la grande pazienza, la voglia di ridere e di stare insieme a me quando correvo ancora sui prati. Fate le mie parodie, vi prego, che ho sempre adorato, raccontatevi gli aneddoti e le cose in cui ero un disastro. Spargetemi dall’alto, dove sapete, davanti al mare e piantate un albero, un fiore di cui prendervi cura. Sarà come restare con voi.
Che palle, rompo pure senza essere tra voi.. Eh lo so, ma tanto se sarete alla festa sarete già disposti a fare tutto questo.
E io vi ringrazio tutti.
E vi penserò dall’alto dei miei zoccoli.
Finalmente. Senza dovermi giustificare con nessuno. Proprio come ho fatto da metà della mia vita in poi. Breve, ma intensa. E piena di soddisfazioni, colori e progetti, persone, musica e baldoria.
Questo è il viso che voglio avere l’ultimo giorno. Stesse zampe, stessi ricci, stesso ciuffo. Petto in fuori.
E voi, vi voglio così, ogni giorno. Al profumo di Alpaca. E molto gold.
Chiaro per tutti?
Ah, non dimenticate le patate bollite cotte in acqua salata e il pane con senza niente. Un must. Grazie a tutti.
Vostro Alpaca minchione.

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