Pagù

Si è impigliato
Filo su pagù. forse arrotolato

Questa notte si è impigliato alla coda della luna un palloncino rosso.
Ma non era un palloncino qualsiasi, era il mio palloncino rosso.
Pagù.
Era il palloncino del giorno delle fragole, quello di maggio, che sa di zucchero limone e sale.
Stavamo sempre insieme. A tavola a dormire in gita e giù in cantina.
Ma è da un po’ che non mangiava, non beveva non respirava. Non si piaceva. Aveva paura di sgonfiarsi.
Gli mancavi tu.
Così stanotte gli ho dato un bacio ed è andato via, è salito su.

L’ho pettinato, gli ho stirato il filo, e gli ho raccomandato di non avvicinarsi troppo alle stelle, perché si sarebbe bruciato le gote, il naso e la pelle. Se lo vedete, non spaventatelo, potrebbe morire d’infarto. È sensibile e tondo. È innocuo e sa di crostata di lampone. Se lo guardate bene, in fondo, assomiglia al lato destro di un cuore. E a metà sente tanto dolore.
Era l’ultimo ricordo in cui c’eri tu, un palloncino rosso, con dentro il tuo respiro.
Un palloncino, di nome Pagù.


Potreste disimpigliarlo per favore? Ha un lungo viaggio da fare, deve andare verso su.
Ci vediamo presto.
Coraggio.


Buon viaggio Pagù.

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