Questione di tara

Che con un sorriso ti fa panico.
Ma non un carro armato
Filo su passerella, bilancia e tara

A te che sei tarata per fare il soldato, non ti viene l’attacco di panico davanti alla guerra. Alla morte alle folle, al dovere, al sangue, alla cattiveria allo schifo, alla sopravvivenza. No.

A te, tarata per fare il soldato.
Non ti viene l’attacco di panico buttata su una strada, davanti alle pattuglie, le lacrime, i giudici, le ambulanze, le sirene.
A te, tarata per fare ciò che è comandato non può venire il panico, quando scegli di vedertela tu, e solo tu, e non per eroismo, ma perché è l’unica cosa che la vita richiede, il panico sa che non può venire con te.
Non può venire il panico, quando devi vedertela tu, e solo tu, e non per eroismo, ma perché è l’unica cosa che la vita richiede. Il panico sa che posto non c’è.
E vorresti avercelo il panico, per le angherie del quotidiano, vorresti lasciarti allo sbando, non lucida, vorresti, lasciar spazio al dolore allo smarrimento alla protezione, vorresti. Ma non puoi. O affronti, o ti affondi.
A te, tarata per fare il soldato dall’uso del ciuccio, non ti viene il panico davanti alla crudezza, alla velocità folle, al susseguirsi della perdita di senso, alla violenza delle cose, delle persone, dei sentimenti. Delle parole.
A te che di paradosso, è fatto il tuo corpo, i tuoi occhi, il tuo cuore.
Ti viene il panico davanti a una festa, un complimento, dentro un abbraccio.
Ti viene il panico su un palco su cui lavori da anni, tra i fiori, mentre i riflettori accecano i volti le cicatrici i mostri gli occhi, mentre sei lì a vivere il tuo sogno, ti viene il panico a sorridere sicura, mentre tocchi con mano il desiderio, il tuo sogno, perché sai che quello è per te, e che ti farà star bene.
A te che ci zappi con le unghie e ci sbatti il naso, per cambiare la direzione, la vita, la bilancia, l’equilibrio, la tara.
Per darti il permesso, per separarti.
E per prenderti i complimenti che meriti e non impanicarti, che nessuno ti ha mai regalato, di cui avevi estremo bisogno.
A te, che sei sempre stata soldato, efficiente e comandato, eppure mai abbastanza, sempre sbagliato.
Raddrizzeremo il tiro, su quel palco, sognando, ogni mattina. È la tua vita. Pian piano, puoi smettere anche tu, di essere soldato.

Scrivici!

© Storie di Lana - APS, C.F. 92180030907 
La totalità delle Storie scritte all'interno di questo spazio web sono di proprietà di Anastassia Caterina Angioi, in quanto autrice delle stesse.
È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente portale, ivi inclusa la riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi, senza previa autorizzazione scritta dell'autrice.