La bellezza salva il mondo
La scia che lasci tu
Filo su bellezza. lenta e chiocciolina
Bellezza che ispira, respira, avvolge, regala, emoziona.
La bellezza salva il mondo, mi ricorda spesso qualcuno. A thing of beauty is a joy forever. È così, che son cresciuta, cantando le poesie di Keats sulla sua panchina, davanti alla sua lapide. Con Van Gogh, Monet, Fellini, Truffaut, De André, Chopin e Debussy, Erwitt e i Queen.
È vero. L’ho sempre pensato anche io.
La bellezza, quella attorno a noi, quella di cui non ci accorgiamo. Quella che esplode ovunque, scontata, dovuta, mal goduta, quella da maneggiare con cura, la natura che ci governa e di cui siamo parte, con i viventi di cui avere rispetto, lo spettacolo di un tramonto, l’acqua che ancora scorre, gli alberi e il loro coraggio, i vulcani, megaliti e deserti immensi, cieli stellati, boschi, radure, pascoli, manti d’acqua, venti, brezze, trasparenze e profondi abissi, e ancora tanto altro che non conosciamo e non conosceremo mai.
La bellezza, quella mutevole e imperfetta, dell’essere umano. Quella estetica, fisica, mentale, ingegnosa e spirituale. Laboriosa. Le arti, la musica. L’architettura. Tutto quel che l’umano ha saputo creare, crearsi. E già solo per questo, dovremmo rispettarci. La bellezza salva il mondo. È vero. Ma allo stesso tempo, qualcosa mi sfugge, ancora non mi basta.
Perché Van Gogh, Monet, Fellini, Truffaut, De André, Chopin e Debussy, Erwitt e i Queen da soli, non bastano.
Nel tempo, la vita ha spostato il mio faro verso qualcosa che precede la bellezza di un istante.
Qualcosa che le vive accanto, che la alimenta, mescolandosi nei punti in cui essa vi tange, e laddove si danno la mano, sì lì si amalgamano, di nuova vita, prezioso tessuto, contenuto, leggerezza, senza il quale non riesco a trovare bellezza.
Qualcosa che rende in vero, per il mio faro, bella la bellezza.
Qualcosa che illumina di umanità, di morbidezza, di risposta cara un mondo duro, spezzato, spigoloso e macchiato di crudeltà e ingiustizia, col quale abbiamo a che fare.
Qualcosa che dipinge di tramonti fenicottero il muso duro della cattiveria, che fa spalmare di cioccolato buono l’omertà e l’incoerenza, che rende possibile regalare spiagge turchesi alla prevaricazione, e velluti dorati di gioia soffusa alla lingua meschina, avvolgendo di calore tondo, d’abbraccio, quel che riesce, l’odio.
Qualcosa che rende sublimi le cose.
Qualcosa che fa belle le persone.
La dolcezza.
L’umiltà. L’empatia. La sensibilità. La gentilezza. La tenerezza.
Quel che rende bella la bellezza.
La bellezza salva il cuore delle persone che hanno ancora la capacità di stupirsi, di scoprirsi, di osservare, giocare, amarsi ed amare. La bellezza salva le persone che riescono a guardarla e guardarsi, o si procurano gli occhiali giusti per poterlo fare.
La bellezza salva le persone che di lei hanno paura, ma ci affondano le mani e la trattano, cercando di farne qualcosa. Salva coloro che non hanno bisogno di distruggerla perché non sanno che farsene, perché troppa, tanta, ingestibile e luminosa, per cui si sentono sempre inferiori, e ai quali occhi la bellezza diventa forza oscura indecifrabile che va rinchiusa, soffocata, ammazzata, denigrata. Per non averci a che fare. Per non aver domande da fare.
La bellezza è di chi va lento e ama prendersi cura, di chi se la permette con pazienza, di chi a gran fatica la vede, se la concede e se la prende. Di chi nonostante ciò che ha visto, vissuto e che vive ogni giorno sulla pelle, riesce ancora a crederci, nella bellezza delle cose, delle persone, del mondo in cui vive.
La bellezza salva i sorrisi che piangono e le anime che guardano.
La bellezza non salva l’anima di tutti solo perché esiste.
Le cose belle non sono belle perché lo sono prescindere. Perché Van Gogh, Monet, Fellini, Truffaut, De André Chopin Debussy, Erwitt e i Queen da soli, non bastano.
La bellezza non deriva da quanto si è sofferto, da quanto si è viaggiato, da quanto si fa volontariato o da quel che si fa per gli altri. La bellezza è di tutti, è vero, ma non è per tutti.
Talmente abituati alla caverna che della luce non sappiamo proprio che farne.
La bellezza da sola non ce la fa a salvarci.
La bellezza è delicata, quand’è vera, e se non si sente vista, se non la si accetta e se ne fa qualcosa, addomesticandola, dandole da mangiare riempiendola di coccole e di attenzione, muore.
Perché da sola, la bellezza non ce la fa. Nemmeno se giri mezzo mondo o ti credi illuminato padrone del mondo.
La bellezza non salva il mondo. Il mondo è ottuso scontroso egoista e accalappiato da se stesso.
La bellezza non salva il mondo, ma puoi farlo tu, partendo da stesso.
La bellezza non salva il mondo, perché non siamo abituati. Amiamo lo scadente, l’uguaglianza che conforta e che appaga appaia e non spaia, non sappiamo più discernere. Ci sentiamo piccoli e insignificanti, ce la meniamo tanto, e non ce la prendiamo, la bellezza che desideriamo.
Ci accontentiamo. Credendo che quello è davvero quel che meritiamo.
È così che la bellezza ci passa tra le mani, o la stringiamo troppo o la guardiamo così pietrificati che ci muore davvero, come agnellino tra le mani.
La bellezza salva il mondo ma a noi non ci interessa, presi come siamo da noi stessi, dal fare, dal raggiungere, dal costruire, dal guadagnare, dall’economizzare, dal sembrare, apparire migliori di quello che siamo, senza usare quel tempo prezioso per renderci davvero persone migliori. La bellezza salva il mondo, è vero, ma siamo troppo presi dall’imbastire, violentare, strappare, odiare. E la bellezza in tutto questo, dove sta?
Come possiamo pretendere che ci possa salvare?
Non c’è spazio non c’è tempo.La bellezza non ha spazio non ha tempo. Ma la bellezza si nutre di spazio e di tempo. Di personalità, dettagli, contenuti, premura.
Gli occhi, l’anima, la pelle, le mani e la testa, chiedono giorno per giorno alle lucciole del reale di essere ispirate, aiutate a desiderare, a scegliere, a capire ciò che è giusto e cosa forse meglio di no, e poi sbagliare e riprovare.
Bellezza è trovare il bello in sé, e poi solo dopo, negli altri, nelle cose e nell’altro di cui ci si fa portavoce. Nelle forme e nelle curve. Nelle linee continue.
Nel proprio corpo e non sempre in quello dell’altro.
La bellezza va educata. Insegna il rispetto per se stessi.
La bellezza salva il mondo, è vero. Ma non il nostro.
Finché continueremo ad odiarci per un pezzo di terra nemmeno troppo nostro. Finché dispiegheremo forze contrarie allo stesso scopo. Finché avremo tante tante energie da sperperare a vuoto.
La bellezza è una dama sensibile, capricciosa e delicata, a lei tutto questo non interessa, se ha paura, se ne va.
Risente d’ogni cosa.
E mentre ci patiniamo gli occhi di cataratta giallo marcio presi dalla presunzione di far valere la nostra posizione, meschina e senza colore, non prendiamo, quel che potremmo operare per vivere decentemente.
La bellezza insegna a prenderci quel che ci spetta.
E invece ci ostiniamo a vivere nel brutto, a pensare nel brutto, a vederci brutti, sempre insoddisfatti, gelati, musoni e scazzati. Che non ce ne rendiamo conto neanche più, scagliandoci a morte con chi o cosa un giorno ce lo fa notare.
La bellezza salva il mondo che vuole essere salvato, che ha gli occhi per vedere e le braccia per allungarsi. Abbracciarsi.
La bellezza salva il mondo che vuole conoscere, migliorare, mettersi in discussione. Perdere l’equilibrio per spostarsi, camminare.
Ma noi preferiamo le ragnatele del buio e del segreto, dell’autocommiserazione, del vittimismo e delle lamentele, non siamo educati, alla bellezza. Ne siamo davvero lontani.
La vita ci passa, e cosa resta?
Resta il ricordo, di ciò che alle persone abbiamo trasmesso, simile alla scia illuminata dalla luna che una lumaca lascia dietro a sé, me lo ha detto Basaglia.
A un mondo educato di bellezza. Che non gode della distruzione degli altri per far emergere sè.
E tu? Per te cos’è bellezza?
Le altre Storie
L' Associazione
Ci segui?
Scrivici!
© Storie di Lana - APS, C.F. 92180030907
La totalità delle Storie scritte all'interno di questo spazio web sono di proprietà di Anastassia Caterina Angioi, in quanto autrice delle stesse.
È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente portale, ivi inclusa la riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi, senza previa autorizzazione scritta dell'autrice.


