Spirulina

Una bambina
Filo su posizione normale,
non è magica nè speciale

Contava le stelle, giocava coi sassi, filtrava le foglie, puliva d’amore le tele dei ragni.
Faceva le pozioni, un po’ di Raganella, un po’ di Gelsomino, un po’ di Rospettino. I suoi aiutanti, della tana i suoi abitanti.

Lei era Spirulina, un’alchimista bambina.

Abbracciava le cortecce saltava le pozzanghere, conosceva tutti i funghi, i mirtilli ed i lamponi. Aveva messo le lucine nella tana, le tendine di lana. Un tavolino, dove parlare, parlare e ancora parlare sotto un cespuglietto di bacche cenerine. Facevano dormire, le bacche cenerine. Ne prendeva una quando sapeva che doveva dormire e pacifica e serena si stordiva, si lasciava cullare, staccare dal mondo, morbidamente, senza sentire più tuono, alcun brutto suono. Se non quello degli incubi, coi quali ogni notte dover lottare. Spirulina senza le bacche cenerine non poteva dormire. E poi doveva tanto dormire perché la bacca cenerina si smaltisse tra le pieghe dell’inconscio, le ferite del cuore e le ciglia folte sempre un po’ salate. Ma lei non sempre dormiva, non sempre bacca cenerina, riusciva a tenerla a bada, quel corpicino pieno di vita, gote fragoline, ricci ossidiana e occhi color pece.
Spirulina faceva, faceva come per un esercito, produceva produceva come fossero in dieci in quella tana dei desideri. Smussava cristalli turchesi dal fondale del Lago e le resine degli alberi più antichi, conosceva il rame e le leghe, regalava arte al bosco intero fino alla cima del monte Sereno. Ed era bravissima coi metalli, le medicazioni e le gite al regno dell’Ade.
Spirulina era la bimba più simpatica e irriverente che un bosco potesse mai ospitare. Fiera, giocosa, intelligente e vispa. Troppo vispa.
Tutti, se chiedete, si ricordano di ciò che riuscì a fare con Teo, lo scoiattolo morente da morso di cane cacciatore. Teo dopo il coma, aveva deciso di non uscire più di casa, nonostante le cure di Spirulina a base di iperico e melagrana, Amore e latte di capra lo avessero rimesso a nuovo.
Teo si era ammalato di Tristezza Maggiore. Provarono tutti i medici della zona, anche con la stimolazione oculare. Niente.
Teo aveva deciso che senza la sua coda non sarebbe più uscito, esistito.

Stava davvero male. Spirulina studiò il caso per tempo, fino a che capì che la cura che serviva era un matrimonio buono di cose dal filo rosso, Amore. Un po’ di sole, in gocce sul naso sulla finestra aperta, piccoli esercizi di equilibrio, visione lenta, accettazione di sé allo specchio, vicino a ginepro maestro, ma soprattutto, impastare carriole di biscotti  a settimana, in compagnia.
A Teo serviva la compagnia.
Ma non quella di numero, piena di radura e poco Amore. No, quella di filo rosso Amore, fosse solo di una o due persone. Ma che compagnia fosse davvero interessata a lui alla sua coda, alle sue incertezze e alla tenerezza. Alle coccole, quotidiane. Spirulina, con l’idea dei biscotti a forma di stella cometa in cadente salita, svoltò. E pure Teo, che dal giorno fa biscotti morbidi di carota e arancia in cadente salita per tutta la radura, accanto alla sua tana. Va tutt’oggi in giro con una grossa pinna di squalo pastafrolla che Spirulina, una mattina, gli ha fatto trovare sul tavolo. Attaccata con la zip. Estraibile.
Si ama molto, dal giorno.
Spirulina sapeva che quando si svegliava doveva fare in fretta a prendere le mele per il succo ghiacciato, perché la mattina la glicemia per le alchimiste, si sa dai tempi della luna, è sempre bassissima, da non riuscire neanche a pensare. Poi si sdraia, rosicchia le croste di pane congelato, prende la bacca blu e ocra, e inizia la giornata.
Spirulina faceva le pozioni, non poteva far a meno di fare le pozioni e prendersi cura di mamma Orsa, alta e pelosa, Orsa cuoca, da un passato difficoltoso, ma in grande ripresa.
Il primo pensiero di Spirulina oltre alle mele ghiacciate e Orsa cuoca, era sempre uno: voleva sempre sistemare le cose. La vita di Teo, la pelle di Biscia Eraclea, la stalla di Augusto, giù nella vallata, i regali, le pietre, i metalli, le leghe, tutto. Lei faceva tutto sentiva tutto sistemava tutto raccoglieva tutto puliva tutto spostava tutto. Tutto. Non conosceva il limite, Spirulina, il parziale, il farmarsi, il vuoto, mangiare.
Spirulina non mangiava, sin da piccolina la prendevano in giro, Spirulina mangia aria! Spirulina fatta d’aria! E lei annuiva, sì, ma aria con un pizzico di sale. Come le capre, Spirulina senza sale non riusciva a stare.
Lei si cibava vedendo cibarsi mamma Orsa, lei si cibava di Amore, all’asilo dei topini, colorando le pietre sui formicai da non calpestare. Spirulina si cibava dei racconti delle talpe grandi, dei sorrisi, delle leghe, delle foglie da catalogare.
Spirulina era troppo impegnata a sistemare. A fare.

Era sempre sazia. Di cose da fare.

Sistemare, soprattutto tutto quello che era stato fatto male dagli altri, non fatto proprio o lasciato a metà. Ripercorrendo una strada già percorsa, ma da altri, come un film all’indietro, che cammina al contrario, mentre il tempo passa e corre avanti, in una giostra di sentimenti e dolori contrastanti. Sfide snervanti, da non fallire mai, ancora e ancora mai. Portare a compimento ciò che era stato distrutto a suo tempo. Far stare bene gli altri. Soprattutto per tutti quelli che, accanto a lei, dicevano di non farcela. Allora c’era lei. Che sistemava, senza nemmeno che chiedessero. Si sapeva che alchimista Spirulina poteva, riusciva, magica e magnetica bambina. Ripetizione, sintomo, inconscio, senso del dovere, rassegnazione, Amore per la vita, per Orsa, i topini, i turchesi, le pietre, le leghe, le beghe.
Spirulina, dentro, era stanca da impazzire. Aveva sempre la tachicardia, il mal di testa la faceva vomitare, l’ansia, la nausea, il male alle gambe. Cadevano i ricci. Ma Spirulina a costo di morire avrebbe continuato a fare. A sistemare. Sistemare anche le foglie di tutto sottobosco, per l’arrivo della squadra dei Tassi Campioni.
Nessuno stranamente si faceva domande. Perché guardare Spirulina era meraviglioso, pareva tutto facile per lei, non trasmetteva altro che calma, serenità, saggezza ed estrema ponderazione.
Gli altri ne giovavano, e lei era felice. E di questa felicità, viveva e si saziava. Spirulina, forte, tenace e coraggiosa da far paura ai Lupi, Spirulina, sempre nel corpo più debole. Era sempre la stessa giostra, psichedelica e silente, oppiacea e allucinatoria, che si autoalimentava. Senza alcuna droga.
Spirulina, la bambina alchimista.
Aveva bisogno di cullare i suoi tormenti tra le braccia di qualcuno che faceva, insieme a lei, che esisteva nonostante lei. Che non moriva, che non lo minacciava. E non la minacciava. Spirulina, voleva mollare.
Lasciando andare.
Cadde una stella cometa, una sera, di quelle speciali, in salita.
Portava nel muso il suo nome.
Per una volta, su quello bellissimo scoglio, di quel lago da cui aveva da sempre attinto, per gli altri, per regalo, finalmente l’han vista dormire, Spirulina, l’alchimista bambina.

Scrivici!

© Storie di Lana - APS, C.F. 92180030907 
La totalità delle Storie scritte all'interno di questo spazio web sono di proprietà di Anastassia Caterina Angioi, in quanto autrice delle stesse.
È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente portale, ivi inclusa la riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi, senza previa autorizzazione scritta dell'autrice.