D’amore si vive, Lea
Di cardo e di miele
Filo su apixedda
E lei apixedda bella sveglia che era, lo sapeva. Sin da quando era una briciola. Che si vive d’amore, di miele e di colore. Che non si diventa grandi con la paura e la sofferenza, con le notti buie di buco e dolore. Che si cresce a ogni no e a ogni negazione? Balle.
Che la felicità costa cara, che tutto va conquistato meritato strappato a una vita ingrata? Balle.
Che soffrire oggi ripaga domani? Altre balle.
Che soffri ma sogni? Ancora balle. Che toccare il fondo permette un volo più alto e fortifica le zampe gli occhi come le aquile? Balle. Che morire e rinascere più volte rende api più forti, aperte, e migliori a capire le altre?
Balle.
Non è che fondo tocchi e che sofferenza passi, le disse l’Ape Regina, a renderti apixedda migliore e degna di una nuova vita. Dipende da quel che ne fai. Le pene dell’inferno bruciano le ali, non importa quanto sangue vomiterai e quanti voli ti negherai. Il dolore da solo non serve, fa schifo. Il male non serve, non porta a niente. Anche meno..dici, ma il dolore c’è? Certo che c’è. Ma devi impastarlo come la cera, per farne nuova e forte candela. Non è il dolore che serve, ma ciò che ti tocca sbucciare per farne del miele, per come ne parli, per come lo nomini, e come lo leghi e lo sbatti e lo smonti, l’arnia che attorno ci monti. È con l’amore che crei con ogni piccola cella, il posto che trovi, coi fiori, col sole, con ogni giornata migliore al quel sordo schifoso dolore. Da un male sordo, intoccabile e profondo che non vede e non vuole sentire, non nasce qualcosa di buono, spesso è bigotto e confuso, tace di sangue, non serve a nessuno. E ancora, ti dico, piccola Lea, si capisce, si cresce e si diventa forte con meno tempesta cruenta, freddezza e pioggia violenta. Sai che a volte va bene non provare e non capire? Fai altro, conta le spighe.
Si impara molto di più attraverso la gioia, apixedda sveglia, si vive d’amore non di dolore, di ascolto e parole buone, di bellezza, di sorrisi e coccole al sole, si vive tra grandi corolle e gambi ombreggiati, non saranno gli inverni che si susseguiranno soli, a fortificarti, ma le estati più calde, di campi di nettare e fate, di parole sentite e di parole sentite e piene d’orgoglio, di complimenti, sentimenti e ali librate insieme alle altre.
E se non ti meriti ciò che è accaduto? Dai tempo a quel grido di esprimersi tutto e poi guarda il cielo, pensa che ancora tu vivi, puoi fare qualcosa. E ti sembra niente, la vita la gioia la mano di apina e il miele di cardo, una domenica sdraiati sole?
L' Associazione
Ci segui?
Scrivici!
© Storie di Lana - APS, C.F. 92180030907
La totalità delle Storie scritte all'interno di questo spazio web sono di proprietà di Anastassia Caterina Angioi, in quanto autrice delle stesse.
È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente portale, ivi inclusa la riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi, senza previa autorizzazione scritta dell'autrice.


