Efelante Ciclamino

Vado bene anch’io
Filo su ciclamino. che non era adulto,
era solo un efelantino

Efelante Ciclamino viveva nel sud est della più colorata India, aveva una bellissima capanna per dormire, il lettino rosa e le finestre belle grandi per respirare il sole delle albe più dolci del sole bambino.

Due genitori coltissimi, molto intelligenti e pieni di idee, un po’ stravaganti ma pieni d’amore per i membri del branco. Sempre pronti a battersi per i diritti e la giustizia collettiva. Erano molto stimati anche dagli efelanti più anziani.

Attenti al sapere, credevano che delle buone basi di cultura generale potessero spingere anche i più giovani alla curiosità del mondo, ci tenevano molto alla figura, all’aspetto, alla correttezza, all’ordine e all’educazione, attenzione spasmodica a non sbagliare mai ma soprattutto a tornare a casa presto per andare in piazza a educare tutti gli efelanti piccolini del villaggio. Rappresentavano orgogliosi la causa dell’efelante senza orecchie, del gioco per efelanti dai 0 ai 2 anni e in prima linea nella campagna di sensibilizzazione contro i petardi nei resort: #saveforefel che ha reso il villaggio noto in tutto il Paese, grazie ai suoi ottimi risultati.

Anche Ciclamino era molto attivo, era il più sveglio tra tutti gli efelantini, anche se lui si sentiva tondo tonto e goffo, era piccolino ma con un gran carattere ed era l’unico che veniva bardato dei fiori più belli, dipinto dai colori e dalle polveri più accese delle sapienti proboscidi per la festa annuale in onore di Ghola, la divinità venerata nella località in cui vivevano. Erano molto devoti.

Ciclamino faceva tantissime cose, i genitori molto presenti, non li contraddiva mai, ed eseguiva in silenzio ogni dovere, ogni loro desiderio. Si rendeva molto utile nel piccolo orfanotrofio che i suoi avevano aperto prima che lui nascesse. Era lì che vedeva i suoi genitori rinascere. Erano dolcissimi. Coccolavano ogni piccolo sfortunato con cura ed attenzione, gli pettinavano coda, la proboscide sempre pulita e le zanne sempre lucide. I piccoletti avevano montagne di giochi e le sciarpe più belle per non prendere freddo.

Ciclamino era molto fortunato, non si lamentava mai. Era orgoglioso dei suoi genitori, della gioia che regalavano a tutti. Era saggio e molto adulto per la sua età. A volte però si vergognava dei suoi pensieri. A volte però avrebbe voluto anche lui quelle coccole per sé, tutti quei baci e gli abbracci forti. Il contatto fisico, sapete. Le parole dolci e il tempo passato a raccontarsi cose. Quante volte loro dicevano ai piccoli orfani ti voglio bene e quante volte dicevano loro che erano belli.

Si vergognava, perché non doveva pensarci.

Lui aveva tutto e non doveva lamentarsi.
Ciclamino era magrolino rispetto agli altri, non mangiava. Aveva spesso le orecchie chiuse e tristi e i suoi genitori lo sgridavano molto perchè non andava mai bene come eera, come si sentiva di essere. Doveva essere felice leggero e senza pensieri. Lui si impegnava, ma non ci riusciva, loro non erano mai contenti, ma non glielo dicevano, glielo facevano capire, a scuola aveva i voti più alti, ma non gli dicevano che era bravo e nemmeno che era bello. Non lo abbracciavano mai. E lui non chiedeva e non pretendeva.

A volte invidiava gli orfani e se ne vergognava. A loro tutti volevano bene, se sei orfano sei sempre speciale, se ti muore qualcuno sei sempre coccolato. Perché? Vedeva che funzionava così. Ciclamino voleva le coccole come tutti ed essere apprezzato per quel che era dai suoi, ma tutti gli dicevano che lui aveva dei genitori splendidi, che non era orfano che i genitori li aveva.
Ciclamino si rassegnò. Cresciuto, niente cambiò. Ma lui si.
Ha continuato per anni ad aver bisogno di sentirsi apprezzato da loro, di dire qualcosa ed essere ascoltato, di avere la libertà di sbagliare e di vedere in loro la felicità delle cose che faceva. Ma niente. Mai. Nemmeno per l’aspetto fisico, nemmeno per come teneva il ciuffo davanti. Lo volevano sempre diverso. Anche da grande. C’era sempre in lui, qualcosa di mancante.

Un giorno, sfinito, andò via. Promettendosi che la sua famiglia mai sarebbe stata così. Crebbe insicuro. E incapace di amarsi. Anche meno, di tutto, si diceva, ma molto più amore, carezze e meno dolore.

Dicono che oggi viva in Venezuela e che abbia una famiglia stupenda.

 

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