Unghie a mandorla
Bellissime
Filo su gratitudine
Ed è da lì che tutto partì.
Mandorla non riusciva a non mangiarsi le unghie, le pellicine, la pelle, soffriva di una acuta forma d’ansia, legata a situazioni poco confortanti.
Non riusciva a pensare che potesse smettere, d’improvviso, come non le avesse mai mangiate.
Non riusciva mai a spendere qualche soldo per sé, non riusciva a prendersi cura di se stessa, non riusciva a darsi tempo, donarsi una carezza, regalarsi un semplice momento per stare non dico bene, non meglio, ma meno peggio.
E mai avrebbe pensato a delle unghie. Una cosa da donna, da femmina, da ragazza, da bambina.
Volevano un maschio, e pure da altra madre, e da quest’idea non si era mai scostata. Nemmeno da grande, dove a malincuore, capì.
Mandorla faceva tremenda fatica ad accettarsi, non era mai abbastanza, non aveva i capelli belli delle altre, non era alta abbastanza, non era bella quanto le altre, si sentiva una polpetta, una mandorla senza guscio sbattuta dal maestrale, scompigliata dal mare. Voleva non vedersi mai, sparire, voleva essere sempre meno.
Mandorla sapeva punirsi, in ogni modo, non si dava il permesso di essere un corpo che occupa uno spazio. Lei un corpo non lo voleva, la sua pancia, il suo viso non lo voleva, lo vedeva storto gonfio e pieno di stranezze. Odiava il suo naso, le forme e le sue curve.
Lo aveva imparato crescendo. Lo aveva assimilato dal disgusto che i suoi genitori avevano per se stessi. Per gli altri, per la vita. Mandorla voleva essere di meno in ogni modo, sempre di più, per assomigliare a quelli che un permesso di vivere non se lo davano. Quelle persone così legate a doppio nodo a lei. Punirsi perché era rimasta in vita e altri no. Punirsi e riavere un corpo di bambina, tornare indietro nel tempo e mettere a posto le cose. Magari non nascere. Meritarsi i lividi, gli insulti, l’egoismo, il sadismo, la cattiveria. Ricominciare.
Unghie a mandorla, uno smalto, una lima, l’amore di una donna davanti a lei. Un’ora, due ore, tutte per sé, senza sentirsi in colpa. Di essere una donna. Di non provare dolore. Di essere felice.
Affidò le sue unghie fatte di mandorla amara, secche e sfibrate dal male, a una mano dolce, che se la coccolò per ore. Venne alla luce dalla polvere e dal fango, una bellisisma mano, un piccolo segno di vita e di amore. Così diverso e aspettato da anni, in mezzo a quel presente e gli anni di tutto quel dolore.
Ricominciare. Cominciare, a darsi un’opportunità.
Grazie per aver aiutato e aiutare ogni volta questo nuovo mandorlo a fare radici nuove.
Con gratitudine orgoglio e stima profonda. A Sonia e Daniela. Due Donne con la D. Di Amore grande. Grazie @nailsacademy_ss di essere così speciali per me
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