Come un batterio vede la famiglia di pingu dal permafrost antartico

Da sotto
Filo su umanità

Pingu e la sua famiglia. Pingu, la sorellina Pinga, il nonno, la mamma e il papà.

All’occhio umano, questa che vedete è una famiglia mancante di qualsiasi dialogo verbale comprensibile e di senso compiuto.  I dialoghi di queti componenti sono in un fantomatico pinguinese. Esso si proietta verso una comprensione che si basa esclusivamente sull’intuito. Uno schema perfetto per la famiglia di Pingu, che porta gioia, dolcezza, amore e condivisione.
Non si allontana però da molte famiglie che non sono Pingu e che invece credono di esserlo, non portando alcuna gioia, nessuna dolcezza, nè tantomento amore o condivisione. Ma colpa, non senso, incomunicabilità.

Dunque.

Se non siamo Pingu, forse non sarebbe così costruttivo usare il pinguinese umanizzato, da mattina a sera, chiamandosi l’un l’altro monosillabando oh-eh-hu, senza nome, senza distinzione, senza oscillazione di sentimento nè considerazione vocale. Così come non rispondere, celarsi dietro un silenzio di pretesa e rancore, e pretendere che l’altro ci capisca da uno sguardo o da un movimento sopraccigliare, utilizzando un intuito allenato e stremato è come chiedere ai pinguini di volare: follia.

Abbiamo tutti un nome, alcuni si sentono amati con un nomignolo, altri hanno bisogno di essere coccolati con parole e gesti. Non è un caso se gli umani, dopo millenni di evoluzione articolano una lingua esprimendo dubbi gioie e desideri, non rinchiudendosi dentro  igloo di silenzi, mugugni e versi.

Perché non sei Pingu. Pingu è meraviglioso in quanto pinguino. Ha una famiglia meravigliosa, che si capisce.

Ma tu non sei pinguino.

.. e sei anche più speciale, sai, per certi versi, visto da sotto. Con la tua meravigliosa lingua.
Qualunque essa sia.

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