Alla fiera del cliché

Per due soldi, un pregiudizio, il mondo comprò
Filo su feltro. sono come sono

Pigiare il bottone blu e infilare nella letterina un proprio cliché.
Ecco quelli già presenti.

A una bambina piccola non si deve regalare la minicucina, le bambole, il ferro da stiro, le barbie, i rossetti, gli ombretti, gli smalti, gli specchietti, i trucchi, le riviste rosa. È un messaggio educativo sbagliato.
Che donne saranno?

Alle bambine deve essere comprato un set per costruire, macchinine, un minitrattore, la pistola giocattolo, la maschera di zorro, le figurine dei calciatori, i videogiochi, mostri e spade, cartucce e motori da assemblaggio, come i bambini! no allaminilavatrice sì al minicostruttore.
Siamo nel 2000.
Andiamo oltre!

Una ragazza che ama le moto, il calcio, che fa lavori-tipicamente-maschili, che da piccola si arrampica sugli alberi, che fa tutto da autodidatta, che se ne frega, che frequenta-ambienti-maschili, che fa sport, che indossa cravatte, pantaloni e giacche, che porta i capelli corti e sa farsi rispettare, è una donna tosta, una leader, una-con-le-palle.
Una da invidiare.

Bruttina eh, per carità, però intelligentissima.

Ma pure gnocca, l’hai vista quella? single, in carriera, autonoma, il macchinone. C’ha due palle quadre, quella.

Ma pure una gran figa.

Una che fa invidia, alle debolucce-che-la-sanno-dare quelle che amano il rosa, le pettegole biondine.

Le-donne-vere-con-i-controcoglioni, quelle toste coi valori, sanno tenere in mano una frizione, fan sangue agli uomini, le donne giacca in pelle e moto, canna tra le dita e gomma in bocca. Quelle sono le vere donne pro, san fare tutto, casa, letto, figli, lavoro.

Giocare con la minicucina secono i calcoli lineari dei clichè lineari in fondo non si dice ma si sa, rende stupide, sottomesse e piene di paura. Giocare coi trattori rende speciali intelligenti e laureate in fisica nucleare.

‘Che schifo il rosa, io ero un maschiaccio da piccola, amo le auto e gioco a fifa 2000, ho 7 tatuaggi e un posto fisso, sono una vera, una tosta’. Fa vanto. Donna emancipata, forte, gelata. Fa che lo dico che sono alternativa e soprattutto mi sento in pari, uguale al sesso forte.

‘Amo il pizzo, le tinte bionde, emotiva a livelli indicibili, ho fatto danza, odio la fisica e i pantaloni, ho sempre giocato con le barbie.’

Una così, bellissima eh, ma che poco profonda, imbecille sta donna.

Segreto: il cliché sta dentro di te.

Quei no ma è la cultura, ci vuol tempo.. sai che c’è, la cultura sei tu.

La forza e l’emancipazione non son date da un colore, né da una posizione sociale. Se è una brutta (secondo chi? cosa? un comune canone di bello?) è sicuramente intelligente, se è molto bella, è difficile che lo sia. La bambina a cui compro lecosedamaschio penso di educarla all’uguaglianza, la tiro su a gelo e urla come figlia diversa, non sarà una donna forte perché le ho regalato la spada che per carità le gonne o la minicucina che paura, non è quella la parità di cui ci riempiamo la bocca.

Potrà essere fragile e insicura esattamente come l’amica che respira paillettes rosa, e viceversa.
Una donna forte, che ami o meno il rosa, è semplicemente una donna che si sente forte. Una bambina amata, capita rispettata e ascoltata. Una donna rispettata.

Non esistono oggetti, colori, vestiti, lavori che parificano, che accettano, che fanno crescere, che svegliano. Un atteggiamento freddo non fa le palle quadre, amare la cucina non rende sottomessa.
Esistono persone, dietro ai cliché, con una storia. Esistono possibilità, equilibri, volontà, intelligenza, possibilità di scelta, quando si ha la fortuna.
Non perché lacrescidamaschio o lacrescidafemmina. o la crescidadiversa che fa vanto. Non perché mi atteggio da maschio. Non perché sono fragile agli occhi degli altri.

E tu che ti vanti di odiare il rosa che fa femmina, intendendone superiorità, sei la prima portabandiera della ghettizzazione.
Perché stiamo affogando tutti, in un mare di confusione.
Serve un salvagente, bello grosso.O imparare a nuotare, insieme a tutti gli altri, magari supervisionati da bagnini coi braccioli rosa.

Scrivici!

© Storie di Lana - APS, C.F. 92180030907 
La totalità delle Storie scritte all'interno di questo spazio web sono di proprietà di Anastassia Caterina Angioi, in quanto autrice delle stesse.
È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente portale, ivi inclusa la riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi, senza previa autorizzazione scritta dell'autrice.