Esisto dunque sono?
E insisto
Filo su farfalla blu, esiste anche se non la vedi
Ho sempre creduto che essere visti fosse il modo, l’unico modo per esistere. Esistere, solo se nello sguardo dell’altro.
Ma se nessuno ti vede, tu esisti?
Che ne è della tua vita?
Avevo bisogno di essere vista da loro, ma loro non mi hanno visto mai. Un cartello lampeggiante sul muso non sarebbe bastato. Eppure per il mondo ero molto visibile. Sin troppo. Ma a me quello sguardo non importava, anzi, mi schiacciava. Mi soffocava. Sempre a dare, dare dare, per non essere mai abbastanza.
C’erano anche i manifesti in giro per le città con il mio corpo, il mio azzurro, i mio viso, la mia gioventù invisibile.
Ma io non sono mai esistita.
Avevo messo piede sulla terra per vivere la vita dell’altro, perché la mia, sapevo, che non valeva niente. Avevo pensieri che non erano abbastanza e fare serviva per essere. Essere significava soffrire. Soffrire significava fare bene. E fare bene non bastava, serviva diventare dio per meritare qualcosa dall’altro. Avevo la pretesa che però tutto questo mi dovesse andar bene e conoscevo un solo bene, il bene per forza, che difficilmente tange il piacere. Poi mi sono dissolta. E ho capito.
La vita non esiste nel momento in cui viene vista.
La vita ha il diritto di esistere e di brillare anche senza il tuo sguardo. Lo sguardo dell’altro.
Io briciola e radice, parlessere in divenire, ora che nessuno mi guarda, mi vedo io.
Perché la vita passa, mentre viviamo con gli occhi degli altri.
Se fai fatica a indossare i tuoi occhi, pensa di essere altro, così da dare a te, ciò che disperata dai e sei per l’altro. Trattati bene, come l’altro non ha saputo.
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