Il dovere di perdere
Ev(viva)
Filo su cantiche, lacrime e spazio
Perdere la vita o la partita?
Voluta da chi? la partita o la vita?
Non ho mai saputo di un genitore orgoglioso di un figlio che perde agli occhi del mondo, soprattutto alla sua richiesta.
Genitore biologico, sociale, economico: se arriva ultimo, non ho mai saputo di sguardo fiero alcuno.
Non ci sono pranzi, giornali, trasmissioni, premi né encomi. Parametri, evidenze, errori, fallacie.
Io al contrario, gli farei la festa.
Mio figlio era un felice e questo mi bastava perché fosse un vincente. Gli misi nella culla un nido fatto di grano e per cantica una sciarpa morbida fatta a maglia: ti auguro spazio, perdita di tempo in vita e guadagno di giorni per realizzarla. Il sintomo porta con sé spiragli di guarigione: resta in ascolto di te. Non farti confondere.
Ero nata per fare la vincente, non per esserlo mai
Soffiata sulla terra per radicarmi alla pietra calcarea
Molto brava a decorarla, ad appagare la Sua volontà
Alla prima tempesta si scioglievano i perché dei miei giorni, ma perseveravo
Il dovere copriva qualunque sensazione
Il dovere soffocava qualsiasi domanda
Le mie lacrime si annodavano in grumi nella gola
Volevo tenere tutto e non rinunciare mai a niente
Soffrire per eccellere
Soffrire per migliorare
Soffrire per la giusta causa
Soffrire per sembrare
Felici
Riconoscenza, eterna genuflessione
Le mie lacrime si annodavano in nodi
Forse gomitoli, forse nidi di rondine seccati al sole d’agosto
Ormai abbandonati da giorni
Ero nata per vincere perché qualcuno fosse felice di me, non per esserlo mai
Così un giorno alla volta smettevo di essere in grado di fare le cose
Il sintomo porta con sé spiragli di guarigione.
Amo i perdenti alla vita, di cui sono portatrice orgogliosa
Vincitori di vita per sé
Liberi dagli occhi del SuperIo
Non avevo più niente da perdere
Non avevo più niente da dire o da discutere coi fulmini pieni di stellette, coi falsari e le saette
Lustrini, maioliche e perle di vetro
Mi feci nuvola e lacrimai, in un atto d’amore per me
Siedo coi perdenti perché c’è sempre speranza di fare la cosa giusta
Disadattati in un abbraccio senza paura
Sgorgavano dagli occhi petali di arcobaleno
Lontani dal giudizio
Malinconia e paura d’essere felici
potevo scegliere
Di non essere più schiava
Di desiderare e non dover fare
Volere e non fare
ciò che è giusto per gli altri
Cosa sono per me.
Un giorno persi tutto, così un altro vinsi me.
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