Venti e otto

Nasceva, quel dì, un fagotto
Filo su fili d’erba sistemati con cura, tutto po’ in bilico e un po’ storto come questo gioco

A te, che non hai una laurea da postare sulla bio
Non hai l’erasmus la polaroid le feste le serate gli amici di sempre

A te che non hai una targa sulla faccia benemerita coccarda
Né famiglia né bambino né una casa con giardino
A te che non hai il mestiere un posto giusto una cornice sul comodino
Expertise scienza rivoluzione meta

A me che nemmeno ho il curriculum
A me che non ho mai capito
Che era meglio coprirsi di successi per emergere con i fuochi d’artificio che restare in disparte a osservare
il mondo e la sua gente
come gira
Accarezzarla
E inventarne uno a parte
dove starci
a modo mio

A me che ho traslocato quanto gli anni nella vita
Tutti insieme in una volta per restarci attaccata, a questa vita
A me che un altro anno mi è passato sulle dita
Un giorno senza guerra ve ne prego
Faccio spazio alla poesia, ogni giorno, non so altro, questo posto filtra il mondo e fa spazio alla mia vita

C’è del vento su questo otto
Che si arrotola e sa di biscotto
Apre le porte e non le rompe più

C’è del bene su queste curve
Da cui cadono bugie
Laceranti trabocchetti
Schiaffi e sale su ferite
Scommesse sulla vita
che non si toglie mai

C’è del vento su questo otto
Porta i saluti di Gelsomino verde bosco
Crescono zucchine crostate melanzane e patatine
Ho scoperto sui miei occhiali che il mondo si appanna se cucino la pasta
Che è tonda, confortante e calda
Come me, d’amore ingorda
Coccola
Pagata ancora troppo

Mi merito quest’otto questo vento buono e tondo
Vorrei per un istante essere d’accordo
E sole e margherite
Respiro
Son felice

C’è del vento su queste rientranze scoscese dal tempo
Foglioline di fragola e legame stretto
Chiedevo se si potesse stare un po’ di più in un luogo sicuro e con un tetto
Forse qualcuno
Non un carcere non un convento
Non è mia la colpa ancora non so dirlo
Il vento si è fatto in otto per restare nel mio tempo
Mi ha sentito e mi ha spostato ancora più forte sul mio cammino

C’è del sugo su questo otto
Se avvicino l’orecchio si sente la voce della gioia
La speranza
Non avuta
Me bambina
che si aggrappa alla paura di sentirmi – ancora – viva.
E forse qualcos’altro, ma ora ho troppo sonno e troppo da recuperare per essere capace di sembrare -ancora- qualcosa che non sono.

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