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Modalità maceria

Metterci sopra un bel telo
Filo su calcare, licheni, gemme nuove. Forte tempesta

Ho visto spuntare un germoglio di fico, nella roccia di una montagna sperduta alla speranza, ci ho messo sotto la rete degli acrobati, per paura che cadesse

In questa città di guerra torno a costruire
Dove mai casa fu accoglienza
Ma distruzione
Dove mai amore fu genitore
Ma dolore
C’è odore di bombe e cenere che fuma
Ancora
Eppure questi cocci hanno fatto la mia storia

C’era una lucertola che prendeva il sole
E un fico piccoletto, davanti al panorama
Nient’altro conta, ricorda

Che chi è infelice resta infelice anche se gli porti le montagne in mano. Chi si lamenta delle cose non smetterà di lamentarsi anche se gli risolverai tutte le cose. Chi vive con il solco della morte sugli occhi non sorriderà mai alla vita che ancora ha, anche se diventerai il suo personale giullare di corte. Volti senza mimica, corpi pretenziosi.

Ce lo metta davvero un telo bello spesso su quelle macerie, così non le vede, le copra
non sono le sue.
È la loro modalità: modalità maceria.

Modalità maceria, non è la mia.
È la loro.
E non la puoi cambiare.
È la sfida che avevo deciso di intraprendere. Vedere, senza averci a che fare, fare, facendo altro.
A volte quando mi faccio carne, fa troppo male da sopportare. E cado, umano, fallace.

Schermarsi. Costruire solidi confini.
Nel mentre però diluvia, in mezzo alla strada.

Potrai amare le persone quanto vorrai, dando loro l’impossibile, se loro non sapranno accogliere quell’amore sarà peggio che donarlo.
Le cose ognuno se le risolve solo se vuole. Va in montagna se vuole. Sorride se è capace di farlo. Apprezza se è grato. Ama se ha un cuore e il cuore sa usarlo.
Ci impegniamo quotidianamente per farlo sempre meglio.
Amando meglio.
Gioendo meglio.
Col cuore gratinato, espanso di bene e di luce, in meglio.
All’interno dei miei confini.

Ricordarsi: è solo un passaggio di maceria prima dell’arrivo.
Fichi succulenti per la stagione a venire.

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