La pancia della terra
Tiene al caldo la verità
Filo su mi sedetti sul dorso della luna a pancia in giù, con le braccia a mappamondo e le gambe a cavallino
Mi sedetti sul dorso della luna a pancia in giù, con le braccia a mappamondo e le gambe a cavallino
Poi mi girai per scorgere meglio la polvere rimasta sulla volta della notte
Mi accovacciai a riccio, alzai lo sguardo e parlai con la mia stella
Era sola, nello scuro manto del silenzio della non-coscienza
Ma parlava a non finire: era adirata e stanca di soffrire, mi spieghi perché quello che travisi riguarda solo la parte della tua presenza?
Credevo sempre al lato della storia degli altri
Quella scura nera del nero inospitale e di silenzio di voci stridule e lamenti
Un limite un vizio una punizione
La stessa che mi riservavano con facilità
Quelli a cui credevo senza porre mai in discussione
Il lume
Una storia che avevo però vissuto io
Sbucciato, asciugato, essiccato, lasciato
E si vendicavano,
Con le stelle sugli occhi e la pelle dei santi
Col rancore loro, ma del male che facevano agli altri
E io ci credevo
Cadevo
Con tutte le mie scarpe, perché mi fidavo del buio e delle stelle lamenti
Da incollare sempre spezzate cadenti
E non sapevo scorgere il colore bianco
Il giallo del sole
Quello della luna a fine concerto
Si portavano via tutto
Lasciavo che si portassero via me
Perdendo la meraviglia delle cose
La bellezza dei giorni
La fermezza dei fiori a picco sul mare
Lo scroscio del mare sugli scogli
Attorno a me
Un dorso di uovo, un seno di madre, la pancia della terra
Sulla punta del naso e sulle dita nodini per salire la vetta cucivo un discorso nuovo
nella notte più bella: il presente andava vissuto
non nel volto di un insignificante alcuno
– ma in nome tuo – nei tuoi fallibili errori – nel tuo cuore sfilacciato – nel dolore impiallacciato con la pietra- nel gioco del silenzio – nella strada percorsa sui denti in discesa- nella festa di un addio – di un abbraccio all’improvviso che non ti lasci più – per quanta strada avevi fatto per diventare cosa non sei – per ribellarti al destino alla fine certa – per incontrare te e giurare sulla vita
prima che si spenga.
Che qualcuno ti spenga.
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