Una felicità personalizzata
Possibile e meritevole di essere amata
Filo dorato su cocci di cuore tirato
Credevo si potesse essere felici tutta la vita felicitando gli altri. Ma mi sbagliavo. Perché gli altri pensavano a se stessi. Anche i miei genitori infelici.
Che esista un modo proprio di stare al mondo, di viversi nel mondo, di essere felici, al mondo, che non sia condiviso dagli altri è un moto del cuore rivoluzionario. Sussulta nel petto la scelta. Risposta da dentro. Non esiste felicità universale.
Esiste invece una felicità personale, che non è per tutti uguale.
Cercala, anche se non la vedi negli altri, nelle vite degli altri, perché negli altri, la tua, non c’è.
E assomigliare alle vite degli altri per sentirti qualcosa come gli altri non ti darà mai la felicità che cerchi.
E la società che promulga uguaglianza di intenti, e il resto si adegui, non è sana, non è da te. Non fa per me.
Quello che può dare felicità a uno può cagionare dolore a qualcun altro. Parrebbe un’ovvietà, eppure sembra impossibile accettare davvero la realtà, non può essere nel ragionare per bene, perché è giusto così, fare le stesse cose così, pensarle così, perché è giusto, così. Di questo giusto ci copriamo gli occhi e le orecchie e la pelle per non sentire, prima di imparare a dire sì. E fare, fare a oltranza. Lodevole, carrieristico, ambizioso. Tutti uguali. Tutto uguale. Tutti felici. Tutti desideranti dello stesso desiderio.
Così crediamo che esista una universalità di cui doversi appropriare a tempo svelto, che se non riesci, perdi, che esista da contratto una felicità diffusa, che si poggia come nuvola sopra la testa di tutti, forse, pensiamo, se divisa tra molti, sarà più buona, più credibile, più solida, meno sporca di colpa, di volontà e di coraggio, decisamente più accettabile di una propria, brillante. Sconcertante. Una felicità decisa di scelta, cercata nel buio della nostra aurora.
Sopraffatti da obiettivi comuni, da lavori giusti di una società giusta, per chi poi non si sa, confondiamo ciò che è consuetudine per tutti, da ciò che è espressione di noi. Il tempo non è unico, le soddisfazioni non sono dello stesso tipo per tutti, l’amore non è tutto uguale. Ma non ci importa. Vale comunque di più quello che lustra i più. Di più. Di più il lavoro di più il successo di più la pubblicità di più la patacca al petto, lodevole, ma non per me. È la tua, quella per te. Non è migliore della mia solo perché accettata, portata avanti, capita, sperata, voluta da molti. Festeggiata da troppi. La tua felicità non è più sacra della mia perché sudata di un sudore socialmente diffuso. Non valgo di meno perché non faccio ciò che è giusto per essere considerato capace, non vali di meno perché la tua felicità è cucinare frittelle nel parco. Non vali di più se parli a tutto il mondo col microfono alto.
E se io non lo capisco, è un mio problema. O un non problema affatto, perché non mi riguarda.
Non pretendo che la mia felicità assomigli alla tua.
E nemmeno vorrei che la tua soffochi la visione della mia.
È necessario imparare a rispettarla.
Siamo diversi. Con tempi diversi. Storie diverse. Famiglie ed estrazioni sociali così diverse da scompigliare i capelli agli elenchi scritti con l’inchiostro migliore.
E incide. Tutto incide.
Classisti. Fragili. Ingabbiati. Arrabbiati.
Mai concentrati su di noi.
Sventolatori di vite altre, più meravigliose e meritevoli di amore, da noi.
E tu non vivere per una felicità accettabile e condivisa.
Vivi per la tua personale.
E che importa se non ti capiscono.
Importa, perché fa soffrire. E resti solo. Perché quella felicità viene ogni giorno giudicata, confrontata. Una felicità maltrattata.
Ma al di là di quella sofferenza c’è la tua vita. Vicina ad altri soli.
Veniamo al mondo non per compiacere la propria famiglia, il proprio capo, compilare curriculum adempiere compiti e dover fare cose.
Veniamo al mondo per vivere.
E questo non basta?
Ci vuole rispetto. E ci vuole rispetto per noi. Meritevoli della felicità a nostro nome, di parlare, di essere ascoltati, di essere felici e stare nel mondo come vogliamo noi. Che rispetti il rispetto altro. E il sentimento, altro.
Felicità personalizzata. Va cercata. E coltivata. E puoi, anche se chi accanto a te non l’ha mai avuta, voluta, conosciuta. Per non dover pagare a vita conti non tuoi. Puoi.
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