Radici
Da sradicare
Filo su distrazione
Non è compito tuo sostenere le nuvole, alleviare il dolore del mondo, soddisfare le aspettative degli altri, l’acqua che bolle, la grandine sui vetri, la primavera, gli abbandoni.
Ci si può disabituare a vivere come sempre si è vissuti
Dal tronco
Si può smettere di idealizzare chi ti ha cresciuto, giustificando i loro abusi
Sollevando la corteccia e guardando bene sotto il buio
È scuro
i disturbi psichiatrici, la cultura del sacrificio, il bene per amore, la violenza verso se stessi in nome del sorriso mai avuto di qualcuno
Le foglie si sono seccate, una a una, senza emettere gemito
Si può smettere di ripetere, di rispondere, di provare
Ci si può allontanare dal malessere che ti gettano gli altri e tu lo sposi tutto
radicarsi lì e trascinarsi nel dolore
Che asfissia le ossa e non perdona
in nome di una statistica che non ti dà ragione
Solo perché sicura di cambiare le cose
Ti ostini a restare dove si muore
E sono cadute, giorno dopo giorno, con impegno, senza far rumore
Senza decidere mai
Senza reagire mai
Ci sono cose non cambiano, che non capiscono il tempo
Altre non sentono, si lasciano vivere l’esistenza sul muso
Io le ho viste soffrire, parlavano la lingua dei piccioli caduchi
Ma non le devi affrontare, rianimare
Fermati e lasciale marcire
Allontanale da te
Sono sterpaglie da bruciare
Radici da sradicare.
Mi sono distratta a morire.
Ma nel tempo del dolore
son nate due foglie attorno al fiore.
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