Il mio mondo inventato: e non ho voglia, e dillo

E un po’ di bene, e vogline
Filo su anima, mi sono inventata un mondo che non esiste perché si facessero cose seguendo il vento di come stai tu

Non esisteva quello che ora c’è, non era una materia pronta, non si studiava da nessuna parte, non ti davano né l’elogio né il diploma né la mano cara di una mamma appassionata. Era l’emozione dove trova casa
Ho lottato e conquistato
non la perfezione,
ma l’accettazione
del mio diritto di vivere,
nei miei termini umani,
imperfetti.

Sylvia Plath

Mi sono inventata un mondo che non esiste.
E non è una truffa?
Mi sono inventata un mondo che non esiste perché non sono in grado di fare altro nella vita. Si ascolta il proprio dolore e il vento delle cose buone.
L’amore infinito, e le crostate con le righe storte.
Esci da quella casa.
Perché continui a volerci ritornare, a voler sistemare, a voler capire, a voler sottostare a quelle regole non tue?
Questa smania di stare sempre lì, sempre là dentro, ma che ci fai, mi spieghi ancora cosa fai?
Non voglio sottostare a quelle regole, non sono le mie.
La morte non è la mia.
Uscire da quella casa ti permette di vivere.
Esci.
Esci da quella casa e non tornarci mai più. Non ci fai niente. È ora di lasciarla.
Vivi la tua vita. C’è la voce. Permettitelo. C’è il demone.
Puoi farlo solo tu. C’è la colpa.
E mangiare felice, e amarti felice, e goderti la vita felice.
E non farsi schifo. E non votarsi al dolore alla mimica del dramma alla battigia sul muso.
E non avere voglia.
Non ho voglia.
Ma nella mia storia non si poteva dire mai.
Votarsi all’eccellenza e allo scibile, toglie l’aria alle nuvole e la marmellata alla colazione, ma nello scibile si ha sempre voglia. E volere di tutto. E sapere fare tutto. E non parlare mai.
Non aprire bocca.
Ma io non ho voglia, io voglio parlare.
Mi sono inventata un mondo che non esiste.
E non è una truffa?
Mi sono inventata un mondo che non esiste perché non sono in grado di fare altro nella vita.
Io non ho voglia, non lo posso dire. Nella mia storia non si poteva dire.
Ma ora sì. Ora lo può dire. È il caso di farlo.
Esca da quella casa. La lasci alle nuvole nere, che se la portino lontano e senza vedersi morente.
Non si aspetti morente.
Mi sono inventata un mondo che non esiste.
E non è una truffa?
Mi sono inventata un mondo che non esiste perché non sono in grado di fare altro nella vita.
Ma come una truffa?!
Me lo sono inventata. Non so fare altro. Non si può dire
Non non si può non sapere fare tutto.
Io devo saper fare tutto.
Io non voglio saper fare tutto. Nella mia vita, in questa materia non c’è questa regola.
Si vive di emozione e le si dà spazio.
Si ascolta il proprio respiro e si piange.
Non esisteva una materia, dove non si aveva paura. Ora c’è, ed è la mia. Si può avere paura e nessuno ti dice di no, se hai gioia, fame e freddo, e adirazione, puoi parlare di quella con la tua distrazione, e tristezza fa creare e dolcezza colorare.
E non si rimanda niente, si sta come stai tu, nessuno ti giudica in niente.
È un mondo di feltro e di nuvole sole.
Non si arriva primi né ultimi, mai.
Nessuno ti lascia, mai.
Nessuno si vendica, mai.
Si vive e si fa ciò che ti senti che quel giorno sulle tue spalle, va, come ti trapassa la vita, come ti va.
Così me lo sono inventata. Un posto dove si potesse vivere di stato d’animo.
Non esisteva questa materia. Così me la sono creata.
Non è una truffa, lo sa? Anche Leonardo Da Vinci ha creato un mondo che prima non esisteva. Grazie a dio. Lo sa?
Forse allora gli devo volere un po’ di bene a questo mondo creato.
Forse sì, anche un po’ più di bene.
Dove si fanno le righe storte e si parla piangendo, mentre ti guardo, scrivo, ridendo.
Lo stato d’animo, mi importa, nient’altro. Non so fare altro
Quello dal cuscino cullato, resta dalla vita-prestazione, ciò che è bene e giusto, successo si deve, soffocato

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