Per essere visti
Bisogna guardare (il resto ha pure rotto il cazzo)
Filo su caducità preziosa, lascia spazio
Perché ti vedano si devono staccare da sé
Non devi staccarti tu
E non tutti possono
Accettalo
Scrivo di te perché non so fare altro
Vita mia ignorata e tagliata dal gambo
Occhi di castagne scure e cipressi in fila indiana
Betulle sole
Grazie
Foglie d’oro
Scrivo di te perché conosco il tuo sguardo
Perso negli altri a cercare la strada che trascini col macigno al collo di casa
Mai avuta mai saputa riproposta proposta la mia ogni volta tentata e sbagliata
Scrivo di te mia cara
Per chi non l’ha mai voluta
Capìta
Aspettata
Sei il segno che mi serviva
La visione che aspettavo
Scrivo di te vita mia dimenticata mai vissuta prestata
Tutto
Son stata
Mai donna
Una donna amata
Che poi la verità ha pure rotto il cazzo sta cosa del segno aspettato
Ma che palle, ma che sono un miraggio?
Ero così per gli uomini, foglia cucita d’oro acqua fresca dal deserto una morgana d’oro e sangue una pesca sciroppata
Come sei dea
Per la casa diroccata la mia colla
Il male all’improvviso
Senza spiegare
Perché il segno divino ha la stessa faccia del diavolo
Scrivo di te vita mia di cui nessuno ha curato le braccia
Le fragilità
Desidèri e sogni di bambina
Una bambina che non aveva sogni e si vergognava
Non so come si fa
Foglie morte sulle mie spalle
Che poi la verità ha pure rotto il cazzo sta storia del momento adatto, del tocco fatato, della corda gettata nel dirupo, te la lancio, io mi lancio
Io ti salvo
Ma salvati tu, salvatevi tu!
E che palle, ma te lo meriti un amore già amato?
Scrivo di te vita caduca
E occhi di bambina
Confondevo l’essere vista, mi ha visto, hai visto?
Col segno immacolato che questi uomini aspettavano per cambiare il loro stato disa-strato
In sé stratificato
Non c’è spazio per me
E io mi confondevo
Eletta elettrica
Che poi non cambiavano e t’accusavano
Ma non è questo il punto
Perché continuavo a confondere l’essere vista da quell’Uno, qualcuno, il tuo Uno, quell’Uno, come speciale una scelta d’amore speciale
Ma quello non è vedere l’altro
Vedere te
È solo un atto, senza futuro, presente duro, come mezzo per sé
riferito a sé, per sé, per vedersi e non te, per guardare meglio sé, e non per un essere etero-osservati. Mi capisci?
Non ti vedono
Tu parli non ti vedono
Tu sbraiti
Non ti vedono
Tu ti stanchi
Non ti vedono
Ma li stanchi e lì allora strappano e poi, lo vedi come ti vendono all’inferno
Scrivo di te vita mia perché è l’unico modo che so per esserti vista
Confondevo l’elezione con la visione
Perché ti vedano si devono staccare da sé
Vederti è lasciarti lì esattamente come sei tu, non mezzo per risanare le loro ferite
E andar via
E se vivo ri-ferito a te io non vedo me, non ci sto nel tuo pieno
Perché per vederti, devo uscire per un attimo da quanto sono io, ma fragile ai tuoi occhi, tu come una stella alimenti in me
Son nubifragio io
Non il segno vostro
Che avete pure rotto il cazzo, co sto segno del destino aspettato
Divino.
Per amare ci vuole altro,
Così come foglia, la più preziosa, si staccava dal ramo.
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