Lo scaffale del tempo
Più di uno sciampo, più del tuo sguardo
Filo su trentasette minuti,
provo a sceglierne uno non usato
Sono preziosi questi minuti, ci ho messo tanto per contarli, per strapparli alla ruota del tempo. Li ho fatti scendere e ho detto loro, mi fate un po’ di compagnia?
Lasciatemi in pace, qui a guardare, non faccio niente di male.
Trentasette minuti davanti allo scaffale.
Lo osservi, lo tocchi, e leggi le etichette. Poi pensi, ci ripensi, lo sposti, trentasette minuti per la scelta del prodotto che non ti faccia male, il migliore, uno che possa andar bene per te e solo per te
E non perché lo dice la pubblicità
Perché i retaggi della tua socialità ti ricordano cosa è meglio comprare
Vorresti saper scegliere
Ma senza la fretta di saperlo fare
Quando uno entra
Ha bisogno di pensare
Senza la paura di sentirsi fuori posto, giudicare, del fare veloce del comprare
Ne vorresti uno che resti gentile con te, con la tua pelle, e riuscire a portartelo a casa
Con le lancette un po’ ferme
non solo per quelle degli altri
Rinfrescanti come onde di mare
Ce ne sono tanti, smaglianti, in offerta, colorati, accattivanti
Avrà tempo da buttare questa qui, si vede che è statale, quanto tempo ci sta, avesse figli, non li ha
Le nuove madri si divertono ad andare a lavorare
magari parla col cane
Ma solo uno è buono per te, cerchi di non pensare a chi si fissa sulle tue spalle senza pensare
E allora leggi osservi tocchi sposti speri che nessuno ti disturbi che nessuno pensi che sei un ladro uno personaggio disturbato
E allora? E quindi?
che fai tutto il tempo, davanti allo scaffale?
Scusi, ha bisogno di una mano?
No, grazie, che gentile, sto dando un’occhiata.
Ha bisogno di un aiuto? No grazie che cara, scelgo solo con difficoltà, con difficoltà un semplice momento di sciampo.
C’è questa offerta, le interessa? E anche questa, sa?
E allora ti interessa, il cervello in tilt, tira fuori il coraggio, coraggio ce la fai a dire no, grazie, ma no.
Pensa se uscissi senza comprare
In uno scambio eterno di accondiscendenza per il panico che mi assale.
Eppure non sto facendo niente di male
Ma è solo un po’ di tregua, trentasette minuti per lo sciampo
Vuole questo?
No, grazie, se me lo continua a chiedere mi sento di scappare, mi sento con la colpa nella gola come al bar che ho finito e non posso restare a leggere, a guardare, devi consumare, devi arrivare già scelto
Già chiaro
Già pensato
Devi scegliere andare, veloce, pagare
C’è ancora qualcuno che in panetteria entra e non si vuol sentir radiografare
Un attimo
sto provando a concentrare la tempesta di occhiate sulle piastrelle che a specchio si schierano per me, confluendo questo bisogno di stare in silenzio davanti alla mensola
Da sola con me
dei dubbi per me, delle allergie su di me e pensare dall’interno e non in funzione del mio giudice esterno, lei tutte le volte un avvoltoio e
Me
Ma non riesco a concentrarmi, su quello che mi serve
Su quello che serve
Non ci riesco, a concentrarmi
A leggere capendo
A capire leggendo cosa cerco
Immobile come una cimice mai amata nelle case nella sua testa nella tua testa sbuffa
Si agita
Si avvicina a riordinare accanto a me
che pensa di me? che giudica me
I minuti passano e la stranezza del mio cappotto di pecora da dietro
Mi osserva se infilo qualcosa nelle tasche
Che disagio, è lì che umenta
Ma perché?
Eppure sto cercando di riavere indietro il mio tempo prestato per cullare i dondoli degli altri, a spingere carrelli bloccati con i soldi degli altri, a sfilare dalla spesa desideri miei nascosti sotto quelli degli altri, a scegliere prodotti su mensole per te, rapide, concise, senza badare a prezzi, alle grandezze, ai colori, le sostanze migliori senza remore né incertezze
Per chi mi aspetta a casa
Mio figlio, il mio cane, mia figlia, mia madre, mia moglie, il fidanzato
Aspettate
Perché ho bisogno di me, di stare davanti allo scaffale e leggere leggendo l’italiano e poi l’inglese e poi il francese, le percentuali, le figure, le densità, le mie difficoltà
non come ai quiz, agli esami, al menù quando tutti hanno già scelto
Nel panico
Il solito
Che mi fa male che non lo posso mangiare
Il solito, per non disturbare, scegliere, magari migliorare
Ho bisogno del mio tempo, davanti allo sciampo strizzato, sia clemente, la prego col mio tempo non fa niente di sbagliato. Si arrende
Chi le sembro? Mendico? da dove vengo?
Che ha l’ansia il mio tempo, e non riesce a lavarsi perché non riesce a sceglierlo per sé, il suo tempo
Davanti allo scaffale, qui sullo sgabello
È il riposo del mio giorno, lei lo sa?
Qui a sentire sottofondo di famiglie, le casse, gli scontrini, quei bip bip, la cassa centrale i merluzzi da scongelare il pane caldo il carrello tirato stanco
Ad ascoltare solo me senza scendere a compromessi con l’idea che si sta facendo di me, con il pregiudizio del mio vestito, dei miei capelli crespi, delle mie titubanti motivazioni nel prendere una cosa ma poi poggiarla quattro volte
Sono stanca
Non rubo le cose, lo sa?
Però vorrei fare un furto per me
Un po’ di calma
Perché sto scegliendo il meglio
Ho bisogno di tempo, di perdermi nelle parole, nella quiete di uno spazio ridotto, uno scorcio scappato di luce fissa su di me che illumina uno sciampo non usato solo per me che si prende cura di me
Ci ho messo molto, per permettermelo, è piccoletto
Abbia pazienza
Che anche quando hai scelto e sei sicuro e allunghi la mano per dire è questo che parla di me, è questo che fa per me, non è detto che alla fine lo sia davvero, giusto per te, devi accettare il rischio
Che ti deluda
Che ti faccia prurito
Che non cambi le cose
Accetti il rischio
il prezzo la spesa tentare, aspettare lasciar andare
Che reazione fa che risultato dà
E quale?
E nonostante tutto non va, parla di te ma spesso non va
Ci vogliono più di trentasette minuti per scegliere il prodotto migliore per te
A volte ringrazi e per paura,
lo lasci
Pensa con le persone, che non sono prodotti da testare su uno scaffale
Ma una là fuori, come lo sciampo giallo
lontana dai giudizi c’è
Basta che scegli per prima un tempo prezioso che parli di te
E te ne freghi di quelli che pensano male e ti prendi il tuo tempo
Tanto sudato sottratto dalle congiure dei devi delle tue difficoltà che nessuno sa
Abbi cura di te
Più di trentasette minuti, più di un prodotto per la pelle, più dello scrub, più dello sciampo che stavolta te lo tieni tra le mani
E te lo tieni, e te lo godi il tempo, e impari.
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