La vita è: Sdenghede
E un paio d’altre cose
Filo su canneto, non uno, quello.
Giallo e sbilenco
La vita è come camminare insieme agli altri in un canneto con le canne alte, quelle a scopettino, in fila indiana, dove chi sta davanti a te, nel sentiero, se ne fotte.
Sposta le canne per sé e le rilascia di rimbalzo a te, che te le prendi in faccia. Sdenghede sugli occhi, elastici tirati sulle cosce.
Sai cosa succede se lo fai tu? Una volta per sbaglio?
Nerchiate sulle dita
La vita è il giorno libero passato al buio, col mal di testa.
La strada del mare della tua scomparsa.
Un biglietto per due, antico, non ancora obliterato.
Il gelo estivo.
E poi un incontro, dicono, un giorno che sei distratto
La vita è quel lasciati stare firmato da te, scritto a pennarello nero su un foglio bianco, da me, appiccicato con lo scotch masticato per pigrizia, sul frigo a scomparsa, quello di quella cucina sbilenca con gli sportelli gialli sbilenchi dell’ennesimo annuncio di una casa sovrastimata col mobilio giallo e sbilenco che non riesco a comprare, no, perché a riguardarla mi viene male alla pancia
E se riappari?
Grondante di sudore, in quella macchina a far male all’amore
Davanti al canneto
L’avessi saputo
Avrei tirato giù il finestrino più forte quel giorno, per chiedere aiuto
A me,
e prendermi sul serio
Ma non quella cucina
Non quel canneto
No
Voglio molto meno, e un sentiero impervio dove accompagnare i rami all’indietro
Perché avrai cura del mio camminare
Sbilenco anch’esso
ma non in compensato giallo
In un annuncio spuntato per disperazione
Perché la vita, è anche altro.
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