Il bruco mela

A ogni mio rifiuto
Filo su onda

E se il rifiuto non fosse già una scelta verso ciò che desidera?
Il rifiuto lascia spazio a ciò che aspetta.

Era come dipingere le onde, sezionarle, dividerle, mettere cose buone in cambusa, ogni giorno, piccole e preziose cose animate in cambusa, vivide e coccolate da desiderio e sogno su una barchetta alla deriva nell’oceano, avevi la percezione che ogni tendina che ricamavi all’alba un’onda a mezzogiorno sarebbe arrivata alta e affamata a mangiarsi tutto, e tu, a perdere ogni sforzo di stare a galla, i piccoli passi, i piccoli fiori, i fili e gli aghi, a perdere tutto. Anche la vita. Ogni sforzo veniva vanificato da un “non mi va”, ogni attesa sgualcita da un “ho cambiato idea”, così, senza avvertire. Celato dal perbenismo della libertà. Del “io faccio quello che mi va”. Ogni progetto, mandato all’aria da un malumore. Ogni conquista personale sfranta dalle urla.

Nessuno ti dà la certezza di restare per sempre, ma tra la certezza di un per sempre e la nausea delle montagne russe c’è un abisso. Uno in cui si sganciano le cinture di sicurezza e si cade a terra mentre fai il giro della morte.
E no, io voglio il bruco mela.
Forse esistono persone più costanti e sensibili, là fuori.
Vanessa lo sapeva.
E fare spazio tra le onde era l’unico modo per arrivare al suo amore. Mare calmo, limpido, sereno.
E piano piano, col naso all’insù e un ciuccio sul palmo della mano, sui binari sicuri di un bruco mela.
Anche il miele, dopo anni, sa di latta, arrugginisce.

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