Figli di un dio minore
Il mio, per favore
Filo su specchio.
Per un solo dolcissimo umore del sangue
Per la stessa ragione del viaggio, viaggiare
Il cuore rallenta e la testa cammina
In un buio di giostre in disuso
Ivano Fossati, Fabrizio De André
Ci sono vite più vite degli altri
E morti più morti di altri
Ci son specchi che infrangono corpi
E altri, preziosi, riflettono sogni
Lo devi capire
Ci son dignità più dignità di altre e
Giocattoli per bambini più bambini di altri
Ci sono silenzi
I nostri col mondo
Il resto del mondo
E voci incoerenti e incoerenti di gesti perbene
Mi assomiglia quel cuore, dolore, colore, l’odore, è il mio lo faccio mio lo riconosco
E tu chi sei? Tu sei quello sporco, tu sei odio, tu non sei degno del mio sguardo del mio riso della mano calda del mio dio
Ci sono migranti meno migranti di altri
E fame e freddo meno violenti di quelli che ho dentro il mio tempo
Di velluto e salottino
Perché c’è sporcizia che ci fa commuovere e altra su cui ridiamo, con battute altezzose
Echi lontani
Ci son spari più spari di altri
E case meno case di altre
Taniche di benzina su corpi lasciati morire per bene il mio bene corridoi perbenisti e disumani
Di gente che vive e io come un dio decido chi muore
Che importa
Muore meno delle mie donne
Nemmeno la morte è degna a casa sua
Se mi somiglia fa più male devo reagire e aiutare se non mi somiglia non sento niente non sento di dover fare
Affoga tu, nel mare e nella melma
Nell’algebra di una pensi è innocua la nostra indifferenza
Le bombe degli altri non suonano il valzer nel mio cielo un inno sui balconi e fratellanza senza sguardi
Che sarà mai congelarsi davanti ai tuoi fari
Che sarà mai morire di stenti in terre lontane
Che sarà mai, ci sono bambini più belli di altri
E anziani più vecchi di altri
Giocano a palla a fare castelli di sabbia sulle rive di sangue una rabbia che vola distante che danza
Doccia di polvere raid che scaldano scialli, veli, ricami, i bachi da seta coi volti stuprati ma che sarà mai
Richiami sciacalli
I miei santi
Sorridono
abbaiano le iene incravattate che succhiano le cosce
Delle guerre matrigne
Occhi sventrati dalle mine amiche
Di matite colorate nelle mani dei neonati
Non è figlio mio non è gradito
Le mie bombe esplodono calme
Perché ci son bombe meno bombe di altre
In Yemen fai il giro del mondo fino all’Iraq
Che vuoi che sia
facciamo la pace coi mitra
gli aerei schiantati su torte agghindate nei giorni di festa
È solo un incidente
È solo il democratico occidente
Io dimentico ciò che voglio, io buono, io accolgo,
io penso, io non sono
Io meglio, io bandiera, io insulto, io schiero ognuno la sua guerra
Perché ci son guerre meno guerre di altre
Non mi compete
Non mi appartiene
Non mi tocca
Non mi viene
Non mi conviene
Che ci vuoi fare?
Ci son peggio per loro meno gravi di altri
E spari ovattati
Non li sentiamo viviamo lontano
Poi ci sono lingue che odiamo da sempre ma guarda caso a fasi alterne se suonano i violini aria di fragole su i sipari vanno bene
lacchè di cose belle
E altre che odiamo ancora e odieremo lungamente, non cambiano le coordinate del cuore nemmeno se cambia il colore
Con la tempera sul viso un pennello intriso di un segno più aggraziato sulla pelle
Nasciamo diversi, nasciamo classifiche, nasciamo fortune e volti incastonati dai collier di perle
Viviamo di un bene
Un bene per caso
Raccontiamo delle lodi delle nostre gesta di bravi uomini, indisturbati fino a quando va a noi, di migliore in migliore
di te, ti capisco finché non tocca a me e allora arrivo io sfrecciando in prima classe
Arrivo io la mia cultura la mia gerarchia i miei amici
la mia cerchia
Nasciamo su un podio e ce lo teniamo stretto, quel podio patinato ce lo cuciamo in petto, debole o stretto non importa, comunque superuomini perché si noti. Lo sbandieriamo con le parole che usiamo, e ci innalziamo migliori, pacifisti, umili, di larghi cuori, e grandi prese per mano, se si incastra bene col nostro vivere glassato
Il nostro binocolo al contrario
Il nostro credo accoglie se appiana le nostre colpe, se lecca il pelo irto delle nostre menzogne, la visione ottusa che abbiamo della morte, una e unica, della dignità e della vita, faccia un etto e mezzo nella bilancia di un dio minore, col nostro stile di vita, col nostro pensiero, con la nostra visione e il nostro affamato beccare
Il potere del quotidiano non importa granché, finché quotidiano non diventa conseguenza, bere, dormire, mangiare
E ci son guerre più guerre di altre ed emergenze più emergenze di altre
Corridoi puliti, di bamboline e caramelle, case comode e sorrisi, perché ci son bambini più bambini di altri
Il nero non mi somiglia
Tra gli ultimi ci sono ultimi più ultimi di altri
E sangue più sangue di altri
Ci tocca quando tocca a noi
E solo se ci macchia
Ci tocca quando aumentano i nostri
Dolori
I prezzi dei beni, quelli esclusivi, quelli nostri
La facciata di pace che portiamo a casa
Ci tocca quando la nostra faccia è lì e qualcuno la guarda per vedere che differenza fa
Ci tocca se ha una faccia carina e pulita
Come al canile
Ci sono cani più cani di altri
E uomini meno uomini di altri
Ci tocca se ci assomiglia
Ci tocca perché non sai che fare se non seguire la massa impazzita
Se nasci nella parte sbagliata del mondo anche se dista due chilometri da te
Sei meno vita di un altra vita
Perché ci son bombe più bombe di altre
E pelli più belle da accarezzare da prendere in braccio da amare, di altre
Ci son giocattoli più giocattoli di altri
E scuole e risate e pensieri su misura per persone più persone di altre
E poi
Feste più aperte e bandiere più colorate
E adozioni facili e affidi aspettati
E tentativi di pace
E poi commozioni più commozioni di altre
C’è un’accoglienza più meritevole di altre
E non è per te
Rammendo rammento e lotto.
Creo giacigli sicuri che siano gialli bruni rossi o nero scuro.
Con la mia ignoranza e la mia coerenza rammendo, non dimentico e lotto.
Perché c’è odio meno odio di altro
E amore da dare confezionato
Grazie, ma no.
È sempre meno mondo questo mondo,
Il mio è orfano è figlio tutto
Di un dio minore
Da un lato da dietro sdraiato da sempre con ciò che la massa non vede seziona preferisce dilania
Discrimina e non vuole.
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