Le parole dette male
Con lo scudo e i guanti bianchi
Filo su attenzione, smuove le montagne e le paure.
Ha il sapore dell’accoglienza, del calore. Di un dorato fantasmino e il suo sorriso
Reclamo un mondo che si accorge, che si protende e attende, in cui la sensibilità non fa vergogna, ci penso a te, penso a te a come stai io, se ti ferisco e come.
Reclamo un mondo che ci pensa, al prossimo, che non ti conosco, che ti conosco un poco, che sei il mio amore. Comunque e senza distinzione
Vorrei uno scudo per non sentirti parlare
Vorrei uno scudo per ogni lacrima che cade
Vorrei uno scudo ogni volta che vai via e nessuno mi dice a che ora prepararmi
Vorrei uno scudo per un sabato al mese
di allegria e sorrisi dorati e proteggerlo dal freddo e viverci di risate, al suo interno
Vorrei poi dei guanti bianchi, perché tutti potessero farne uso per non ferire gli altri
Ma che costerà sentire il cuore che scalpita nel petto degli altri? È davvero così duro andare un po’ più avanti?
Vorrei smettere di fare le cose, tutte quante, e tenermi solo quello che mi va
Perché da solo, lì, viene verso te, autonomo
E non stare dietro alle persone per coccolarle quando smarrite piangono
Perché loro possono farlo
Ho bisogno anch’io
Ma è meno lecito desiderarlo
Vorrei uno scudo per pararmi dalla distrazione
Vorrei averne uno buono, posato su di me, che si accorgesse di me, uno che quando sto per andare a dormire mi abbracci fino all’indomani e prima che cada, non hai bisogno di dire, non è che?
c’è già
Lì per te
Vorrei smettere di chiedere alla vita se si rende conto
Sia più precisa, faccia la cortesia
Alle persone, se si rendono conto
Di più, si sforzi
A te se ti rendi conto
Che non è normale
Fare sempre come ti va, tagliare la torta in diagonale perché mi va e non ci pensi, ai pezzi da dare agli altri?
Coi sentimenti è uguale
Che non è normale non pensare alle conseguenze del proprio fare
Vorrei uno scudo d’amore, sarebbe così facile se non facessimo agli altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi
E fidarci delle persone che ci trattano coi guanti e non scambiarli con quelli poco attenti e sgarbati nei confronti dei nostri riguardi
Vorrei uno scudo per la superficialità
E una fessura per tenerci stretti quei sì, col nostro nome al giorno, ti capisco, faccio un passo anch’io verso il tuo strano mondo
Vedessi il mio
Un guanto per mano senza polvere di lattice, morbido prezioso e bianco, intrecciato di sogni di bontà e pelo di coniglio, uno che ha fatto la muta
E non è morto nessuno
con la formula della cura, quella del tuo sentire
Perché è un mondo giusto
Averti a cuore
Con gratitudine
E prima che ti venga in mente, chi ti vuole lo ha già detto scusa
Mi manchi
Ti chiamo, faccio tardi
Accortezze quotidiane al gatto al cane
A tutte le persone sui tetti che cercano il senso della vita
Panni stesi sporcizia rigurgiti di ruggine
I miei panni asciugano accanto ai tuoi, è così strano per te riconsocerli?
E non avere la costante paura di non poter fare sogni né progetti
Perché nessuno ti dà garanzia
Un giorno c’è l’altro va via
Che le regole valessero sempre e per tutti
Non solo quando tu vuoi
Quando resti
Perché non vorresti essere altrove, perché sento il tuo cuore non solo per ridere di noi
Ti sento nelle piccole cose
E ogni volta che reclamo le mie paure, nessuno mi dicesse che non è così che va
Che devo andare piano fare da brava non dire niente ed essere forte
Pretendo una vita di attenzione
È un grave disonore?
Sono le mie e sono preziose queste paure dai crateri causati dalle bombe son nate piccole peonie, o stelle alpine, fai tu, come piccole pieghe fiorite nelle fredde e pietrose valli di monte
Hanno un senso e finalmente un dove
Vorrei uno scudo per le parole dette in più che non ho capito e mai pensato
Per i significati travisati
Per le attese appese ai domani
A dopo
Ma quando?
Io ti aspetto, mi fido, lo sai
Vorrei che i venti freddi nel tubo di ogni gola
potessero spalancarsi nelle fessure delle stanze dei paguri e nelle grotte e farne musica per noi
Per il mio cuore sereno
Quello che mi permette di
mangiare
insieme, di dire prendo il solito, e di piangere
E nessuno col mio scudo dicesse di smettere
Perché metti in scacco le crepe di lui, di lei, di tutti quelli che ti vedono arrossire
Vorrei che possa bastare
Vorrei una vita in cui possa bastare
Bastarti
Una materia scolastica un’ora al giorno, per la vita, dalla scuola dell’infanzia, sensibilità empatia e tatto umano
Che la sensibilità non fosse una vergogna
Toccare come si tocca per la prima volta, di un piccolo, la mano
Il cuore delle cose
Delle parole, il sentimento di un uomo che fa i conti con la fragile scommessa di non essere all’altezza e non la cancella
Non la allontana
Vorrei tatto
Con chiunque per chiunque, tutti i giorni senza distinzione
E se ti sta a cuore, beh che dire, non c’è da aggiungere altro
E che se ne accorge
Vorrei un mondo che se ne accorge
Vorrei sentirmi gemma preziosa senza lo sguardo dell’altro
Vorrei uno scudo per la mia ansia la mia paura la mia voglia di distrazione
Vorrei sentire scusa
Senza doverla implorare
Vorrei tatto
Per dire le cose, e dirle tutte, articolate, amate, come si deve, anche se non ci conosciamo, per dirle con amore,
Anche un amore potenziale
Vorrei smettere di farmi capire, e lasciare che le cose andassero male, proprio come dovrebbero andare
Nel vuoto e non tenere conto di niente
Lasciare la maieutica a Socrate
E che le tue parole non mi toccassero mai
Le parole dette male
Per una volta vorrei sentirmi anche io speciale
Vorrei essere trattata anche io con profonda attenzione, amore e guanti bianchi
Ma che senso avrebbe, smettere di dare attenzione a chi con te attenzione non sente? È un prezzo troppo alto
È ora di andare
E vorresti cambiare
E ti sforzi ma fai male
Perché cambiare la propria natura per dire agli altri
Così che si fa?
Che senso ha?
E ti sforzi ma non cambi. Tratti tutti coi guanti.
Un giorno però sei troppo stanca, scendi dalla macchina e in mezzo alla strada
Piangi.
È un tuo diritto.
E vorresti anche tu un bacio coi guanti bianchi.
O delle mani per tutti. Calde. Senza il bisogno di scudi e senza bisogno guanti.
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