Ammorbidente
Qui dov’è giusto
Filo su bucato
-Che cosa stai facendo?
-Mi aspetto.
Emil Cioran
Lo senti questo venticello?
Nel mentre ho fatto la lavatrice, e ho steso.
Ho steso il bucato ma senza buco. Ora c’è la lana attorno, il sorriso di una promessa quotidiana. Qui sotto il sole di questo appena iniziato Aprile, colorato a mano da una pastello tenue, qui, sui fili alti, dove ci arrivi solo se sollevi le braccia alte alte e ti stendi anche tu, un pochino, e fai cric croc con la schiena, come sa fare Monet. Affondi il viso sul tessuto e senti fresco, e profumo di casa, la tua, quella che hai nel cuore e lo hai pieno di amore, quella che stai costruendo vite dopo vite, legno dopo legno, senza scudo, di soffici cuscini e di innata pazienza. Qui dove tutto è giusto, e delicato e carezzevole. Dove puoi rivendicare il diritto di essere gentile, e appassionata, e adirata, e non essere presa in giro mai, da qualcuno che di quella ingenuità se ne approfitta. E posso credere a tutte le parole. E lasciare da mangiare fuori per chi ha bisogno. E credere. A tutti. Senza soffrire. E discuterne, senza punizione. Fare mamma orsa, e fare un volo di farfalla. Quando mi va. Voglio aspettare le rondini e ricamare il loro volo su questo bavaglino. Così non se ne vanno.
Così non te ne vai.
Se ti ricamo qui so che non te ne vai. Più di una fotografia, non si cancella più, è una che sa di ammorbidente buono e di crostata, e vanillina, una che puoi toccare, senza hard disk. Di hard c’è solo la salsa piccante in frigo, quella che ne metto una puntina per ravvivare, come i baci bagnati dal mare.
Ho fatto la lavatrice mentre mi aspetto, capsula, ammorbidente, acchiappacolore, non vorrei che qualcuno decidesse di buttarsi nel cestello e non tornare mai più. Anche se l’idea che si mischino tra loro mi è sempre piaciuta. Sarai l’unica col grembiulino arcobaleno, dirai che la tua mamma gioca con le tempere nella lavatrice.
Belle, queste mollette morsicate.
E nel mentre, son pronta, mi aspetto. Lo senti questo venticello fresco?.
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