La Pulce con la tosse
Nascosta, coperta d’Irlanda
Filo su coraggiosa
Dentro un letto con la sua copertina verde col trifoglio irlandese originale.
E poi c’era una tosse.
Avete presente, no, quella tosse fastidiosa che non lascia dormire nessuno che si appiccica tutta dentro la gola e i bronchi e per mandarla via nemmeno le patelle spaventate sullo scoglio?
Ecco. Una Pulce con la tosse. Praticamente una Pulce sempre malata. Aveva la bronchite, ma più spesso il broncospasmo e dolore forte alla pelle e ai capelli. Le piacevano le caramelle gommose ma solo da annusare, e il torrone di noci e miele quello morbido morbido di Tonara.
Però era pallida e minuta, sul verdino, quasi azzurro, ogni mese si ammalava. Non riusciva a mangiare granché, aveva sempre mal di pancia. Talvolta doveva andare alla guardia medica perché senza l’iniezione non riusciva a stare. Non poteva andare a scuola la mattina, né giocare a palla al pomeriggio. Non poteva godere del sole né del mare d’estate perché, questa Pulce, doveva lavorare. E non sopportava di stare a casa. No. Perché sembrava ammalarsi di più senza quegli stimoli col fuori. Allora si chiudeva a panino nelle coperte, come un fortino che si vedevano solo gli occhi. Poi era brutto perché come rientrava in classe doveva portare la giustificazione per il tempo che era stata male tra i giudizi e le occhiatacce del consueto sibilo dei pettegolezzi dietro le spalle. Che non c’era mai che si inventava le cose solo per non andare a scuola e non fare le interrogazioni, ma lei le faceva anche muta e prendeva 10 tutte le volte. Ma nessuno le faceva mai le feste. Invece a chi aveva sempre 5 e un giorno prendeva 6 tornava il giorno dopo che raccontava come i genitori erano tutti fieri e orgogliosi di lei o di lui. Ma questa Pulce aveva sempre la tosse, era, per l’appunto, una Pulce con la Tosse.
Non si capiva bene perché fosse sempre malata. Ma il divano letto e i programmi TV del mattino ormai li conosceva, periodicamente, tutti a memoria. Quello era il segnale che per almeno una settimana se non due restava a casa senza forze né forse, tutta con la tosse. E il moccio. E la bocca tutta malata.
Più passava il tempo più la situazione si aggravava. Il pediatra aveva detto che sicuramente lo faceva per avere su di sé le attenzioni, ma non era mica vero, lei stava male per davvero, lo dicevano anche le analisi, il colore della pelle, gli occhietti sempre rossi. E la tosse. Questa piccola Pulce con la Tosse. Di sera guardava il Milionario, Gerry la metteva sempre di buon umore. La faceva sentire coccolata. Ma poi il programma finiva e i ferri del divano si sentivano di più dentro le ossa, più del fuori.
Poi un giorno prese la sua copertina verde, scocciata, e col trifoglio, se ne andò.
La tosse non l’ebbe più. Non si ammalò più ogni mese per lunghe settimane. Quel mal di pancia brutto solo poche volte, si scambiato con un mal di testa sempre forte forte ma questa è un’altra storia. Ma non stava più a letto. Non si sentiva presa in giro perché non doveva fare questo quello e quell’altro e non poteva.
Ebbene sì, lo era stato. E anche molto rapidamente. Perché il corpo sensibile delle Pulci con la Tosse sentono tutto. L’ambiente in cui crescono non è un dettaglio fine a sè, puoi fare finta quanto vuoi e trattenere, ma le pulci non possono stare su tutte le coperte, se devono vivere per resistere a lungo andare si ammalano, se devono faticare per farsi ascoltare, si ammalano, se devono cambiare per farsi piacere dove faticoso, buio, chiuso e senza spiragli d’amore, si ammalano. Dove non si può saltare, levare la maschera della paura e giocare, bisognerebbe sempre pensare: il riso nasce nell’acqua ma muore a contatto con ciò che agli altri fa allegria,
il vino.
Non è detto che ciò che è vitale per me vada bene per te, potresti recidere anche le più forti delle piantine coraggiose. Figuratevi le Pulci.
E questa è proprio una di quelle storie.
Di Pulci con la Tosse. Di Pulci Coraggiose.
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