Arcobaleno
a zig zag

Che piova o che sia asciutto
Filo zig zag a colore, ognuno lo è a modo suo e soprattutto nel tempo suo

Nel naufragio di tutto,
la tenerezza rimane sempre a galla.

Lo diceva Victor Hugo, ma pure le volpi col naso all’insù.

C’era una volta un arcobaleno a zig zag.
E si sentiva strano, incapace, inutile, diverso, perché tutti quelli che vedeva non erano a zig zag. Era un disadattato.
Che bugia!
Nessuno è disadattato fino a quando qualcuno non lo fa sentire tale, accusandolo di esserlo. E così ci crede.
E arcobaleno a zig zag da che era un gocciolina ci aveva creduto.
A lui piaceva fare un pezzetto per volta camminando sui righelli e poi cambiare, in base ai profumi, agli odori, ai sentimenti, alle possibilità. Non era stantìo e nemmeno sempre uguale a se stesso. Perché un arcobaleno lo sa quando uscire, a colorare il cielo.
Perché doverlo fare sempre e solo dopo la pioggia? Che fa freddo ed è tutto umido? Pensava. Ma anche lui, così faceva. Perché a richiesta non detta, l’arcobaleno deve uscire sempre dopo la pioggia. E se non gli va? Non è che a tutti deve andare tutto. Nei tempi di tutti nei modi di tutti.
Arcobaleno a zig zag non voleva essere tutto lungo lungo quasi infinito, lì disteso sulla pancia del mondo, in un’ unica pennellata ammirata e fotografata da tutti al semaforo. Lì lungo lungo a forma di arco, che arriva e se ne va in un baleno, di quei baleni fatti una volta sola.
Non gli andava, non ci riusciva. Non gli importava apparire all’improvviso e andare via. A lui piaceva restare. Guardare. Annusare. E asciugare tutti i suoi colori al sole. Far arrampicare i bambini e farli scivolare sui campi verdi. E farlo coi suoi tempi, proprio perché ogni arcobaleno aspetta tanto, per essere sé.
Arcobaleno zig zag voleva essere ogni giorno un pezzetto per volta. E poi cambiare strada se non era felice.
Ma era un arcobaleno, esattamente come tutti gli altri. Lo puoi vedere, se stai ben attento, dai colori che ha.
Quando piove, la prossima volta, e vedi un arcobaleno, pensa che forse lui è così lineare e scosceso e così meraviglioso e perfetto perché non vuole ferire le tue aspettative. Avvicinati un po’ e chiediglielo, magari se si sente apprezzato e al sicuro ti farà vedere come si attorciglia tutto a zig zag, a volte anche con gli angoli tondi. E ride tutto coi colori arruffati.
Tondi? Gli angoli? Sì, tondi, quelli si chiamano arcobaleni a sig sag. Ma questa è una storia che racconteremo la prossima volta.
Com’è bella la libertà. La diversità avvolgente di essere come ci pare, quante cose ci perderemmo se fossimo tutti uguali senza i zig e senza i zag. Lasciando stare lontano lontano chi non ci permette la felicità di colorare il mondo quando e come ci va.

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