Brodo primordiale

Ti va di essere la mia tempestina?
Filo su pensaci e impara a scegliere

Anche se te la meni tanto sei uscito anche tu dal brodo primordiale eh. O forse no

E se fossimo invece il grande brodo di qualcuno?
Sul gas acceso da miliardi e miliardi di anni? Forse pure dimenticato, da qualcuno?
Con la fretta, si sa, accendi il latte ed è un attimo che ti si attacca, fai la lavatrice, rispondi a due email, imprechi contro l’umido che doveva scendere oggi forse ti concedi un attimo di water per la cacca e si sa, è un attimo, il latte straborda.
E se fossimo dentro una palla di vetro grande grande come quelle che si vendono nelle bancarelle a natale?
Mentre qualcuno prende appunti.
Mentre qualcuno scutulla forte forte quando gli va.

Piccoli insignificanti, più o meno, bipedi muniti di un cervello, più o meno, evoluto che si spingono l’un l’altro per arrivare primi non si capisce bene dove.
Così, giusto per ridimensionarci, rispetto a quello per cui battiamo i piedi ogni giorno.
Ma sbatti e ti sbatti per chi? Per rendere conto a chi?
Sei fragile come una foglia al vento, basta un batterio, un virus di questo brodo, che ouf e pouf, una folata, non ci sei più. E la musica non canta più.
A che serve perdere tempo per vivere una vita non propria. Ma per far contento chi?
Per dimostrare cosa ed appagare chi?
Viviamo in un brodo bello grande che poi in realtà è pure piccolo e fragile, ognuno è una pastina di forma diversa, io per esempio sono una puntina n. 24 a forma di puntina, e nuotiamo, un po’ cotti un po’ crudi un po’ scotti cercando di fare del nostro meno peggio.
Ne hai solo una, di vita bislacca dicono, una frase così ritrita che ormai prenderla alla lettera credendoci davvero non ci pensa più nessuno. È raro ormai parlarsi ed è raro ancor di più trovarsi e se riuscite in questi brodo, a trovare la vostra stellina o tempestina, non fatevi sfuggire.
Chiamala se la ami. Mandagli un messaggio se lo vuoi con te. Datevi appuntamento, col piccione, col PC, con le lettere o le lanterne, baciala con le parole con le cure con i pensieri e i raggi di sole, fai di tutto per dimostrargli che ci tieni. Gli ostacoli esistono se vogliamo farli esistere noi, ci teniamo molto a legarci ben saldi a loro, loro che servono solamente a noi, per non permetterci di vivere una vita degna di noi, siamo noi a vilerli e lasciare, vivendo di scuse e di esalazioni di buon costume. Eppure, nel brodo, viene così male. Ma per vivere ci vuole coraggio, e non è per tutti.
Che senso ha, vivere un brodo a metà? Almeno un crostino.
Ama. Anima buona bardata di coraggio. È l’unica vera ricchezza di questo stare al mondo, o forse meglio al brodo. Corri, che magari s’attacca tutto alla pentola e non hai più tempo.
Io per esempio ora mi bacio Monet che sta di spalle perché non gli piace quando gli metto l’olietto per le orecchie, e mi apro i cuor di mela per sentire che buon profumo che fanno e accendo due candele che mi ha regalato Cips, che se domani non ci sono più queste cose me le sono goduta fino in fondo.
Metto un cuore a quella tua bella foro, sperando te ne accorga, che ci sono anche io tra i tuoi mille no.
Di eterno non c’è nulla, neanche il nostro pensiero di aver fatto il botto giocando al superenalotto o di essere migliori di qualcuno. Di saper fare le persone per bene. Di dire lo faccio per i figli.
Di dire non so come si fa. Di crogiolarci nel nostro godimento.
Corri, che qualcuno ci ha dimenticato sul gas.
E non so se eventualmente si faccia presto a fare un nuovo brodo. Magari esce di dado e noi non ci siamo.
Tu sai come si fa? Io eventualmente chiederei qualcosa in anticipo. Se posso, per questo giro mi prenoto.

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