Sei abbastanza
Per tutto
Filo su misura per te, che sei una persona,
non un etto eccedente di prosciutto
testo in evidenza
Che ogni non sei abbastanza che è entrato nel vostro pensiero diventi un’opportunità per ripartire, con coraggio anche adesso, alle sette e dieci di un giorno malinconico freddo e palindromo. Perché di vita, ce ne han dato una in dotazione, e per quanto spaventoso possa essere prima ci accorgiamo che ogni giorno potrebbe essere l’ultimo, se per questa vita non siamo abbastanza, per quale dovremmo esserlo? Molti non hanno il coraggio di vedersi e usano le parole per vivere le vite e giudicare i modi degli altri. Lasciamo che siano.
Altrove lontano però.
Non sentirsi mai abbastanza per qualcuno o per qualcosa è deleterio. Inchioda. Come davanti a un semaforo rosso che non sapremo mai se scatterà di nuovo.
Ma possiamo giocarcela anche in un altro modo, trovando il nostro personale cambio di paradigma.
Non sentirsi mai abbastanza per qualcuno o per qualcosa è un dono, è il semaforo rosso che fa scappare.
Prendila così. Non è persona né posto per te. Non è lavoro non è famiglia per te.
E coi non sei abbastanza del passato quelli che ogni giorno, per chi lo fa davvero, ci sbucciamo?
Quelli è ora di prenderli sbatterli forte con la sabbia, e farne fiorite rotatorie. Aria, scorrevolezza, precedenza, rispetto e priorità. Non più pericolosi incroci. Non più semafori rossi.
Uno e centoventisette. Che faccio, lascio? È abbastanza per lei?
Il prosciutto purtroppo non può sentirci al di là del bancone e il salumiere che, professionale e corretto, fa il suo mestiere, chiede.
E noi, come fossimo nati salumiere specialisti in eccedenze riempiamo la nostra vita di frasi non nostre, prese in prestito, sentite dire, frasi nostre colme di giudizi e ipocrisie, malcelate da accorati suggerimenti, spacciati per amore, verità, preoccupazione, bene, infiocchettati da quello che ci chiede il nostro fantasma, urlanti in vero, di non sei abbastanza.
Conosco donne e uomini che hanno basato un’intera esistenza sul non sei abbastanza altrui. Per riempire i vuoti di chi amavano. Per riscattare le loro vite distrutte e distruttive. Bambini, bambine.
Conosco uomini e donne sessualizzati talmente tanto che pur di essere accettati dal loro intorno, dai genitori, dai colleghi, dal capo, si violentano nel peggiore dei modi pur di non far crollare i mondi flebili di chi li giudica, accanto, strani. Bambine e bambini.
Conosco donne e uomini che vivono una vita da specchio per chi li guarda, cosicché possano vedere in loro quello che loro non sono mai stati capaci. Bambine, bambini devoti, silenziosi, nati e non nati.
Conosco neonati a cui è stato richiesto talmente tanto che non sarebbero mai stati così tanto abbastanza nemmeno se avessero dato loro la loro vita, come molti hanno fatto. Alcuni ci sono riusciti talmente bene da suicidarsi. Sparire. Morire.
Conosco uomini così non abbastanza per i loro simili che se non parlano di calcio di fighe di pacchi e di rutti sulle spalle delle loro prede sono femminelle, perché sensibili, pensano alla romanticheria, ai collant, alla cucina, ai rossetti, alla spesa, ai bambini. Non è da uomini.
Conosco donne che non sono mai state abbastanza donne perché non frequentavano donne, non si truccavano ogni giorno, non si depilavano per portarsi a letto un loro amore, non accomodavano, non accontentavano, denunciavano e litigavano, poco donne, spaventavano. Non è da donne.
Conosco bambine ancora sedute al tavolo in cui cena anni prima, da piccole, non sei abbastanza per quello, fai altro. Non sei come le altri, non sei come vorrei, sei come non ti capisco, non sei sufficiente. Ma non te lo dico, te lo faccio capire. E loro hanno eseguito.
Conosco bambini ancora in braccio ai vicini, non si sono sentiti abbastanza per incollare la follia della loro presunta famiglia.
A volte non sentirsi abbastanza è una dote. E più inizierete a pensarla così, più da qualche parte quel chiodo che vi inchioda al terreno diventerà germoglio.
Non sentirsi abbastanza per gli altri lascia margine di scoperta per la propria esistenza. Nuova, preziosa. Più vi dicono che non siete abbastanza più ricordate che qualcosa non va. Ma non in voi. In voi per loro, quindi in loro. Ma non in voi, in quel qualcosa che vi ostinate a farvi andar bene perché possa chiudersi il cerchio del godimento.
Perché conosco persone che muoiono ancora per le parole uscite dalla bocca di chi amavano. E vivono con un handicap per mano.
Alcune di queste persone si sono tolte la vita incolpando chi davanti a loro non è mai riuscito ad essere abbastanza per loro. Perché pensavano con la testa, la loro.
Alcune sono state uccise. Altre fanno quello che possono.
Alcune di queste persone lottano ancora, ma voi non lo sapete. Sono accanto a voi, e ogni giorno si svegliano col loro mostro da combattere.
Quel non sei abbastanza, che un giorno qualcuno disse loro. Noncurante di tutto quello che ha causato e causa ogni giorno.
Conosco persone che si sono confidate col loro capo, col loro amico, col loro amore, con il loro amante e questo non ha fatto altro che prendere il loro non abbastanza e alzarne il tiro e la posta, facendo altro male, utilizzandolo per aggredire, in nome di una loro verità vangelica che non sanno dove appiccicare. Se non in voi.
Conosco persone che si sono sentite umiliare perché volevano, per una volta mostrare, in un meccanismo economico-immaginifico-disUmano le cose da una prospettiva diversa, e non sono state abbastanza.
E menomale.
Per quanto faccia male se non siete stati o siete abbastanza sorridete mentre lacrimate, è una vittoria, la vostra più grande vittoria.
Strani delicati scontrosi contrariati dolci imperfetti accordati sensibili innamorati glitterati cupi luminosi donne uomini cuori in transizione corpi di cambiamento. Siate rumore e fastidio per quel maledetto non abbastanza che si insinua come veleno nel pensiero, occhio subdolo e catrame nelle vostre curate lande di fiori, e semafori e allarmi rossi per parole vuote: alt, hanno solo paura di voi quelle parole, e non lo sanno, perché se la raccontano come consiglio, cura, bene, ma non ci cascate, tutto quello che smonta, che mette dubbio, che sgomenta che diversifica che non entra nel nostro mondo meccanizzato e oleato sempre nelle stesse reiterazioni, spaventa.
Siate fastidio ingombro perplessità e abbandono per tutto quello che non sopportate. È la vostra vita. È la mia vita, è la tua vita.
Fuori dal gioco malsano delle colpe, prendetevi sempre le vostre e fate quello che potete fare per capire voi stessi, e dare una nuova forma e nuovo posto a quel giudice inesorabile che avete dentro. Dategli una bella sberla. Di quelle che piangete quando vi va vi truccate quando vi va mangiate quando vi va studiate a 80 anni, fate figli a 20 lavorate a 30, giocate con le formine a 40 tagliate i ponti con i non sei abbastanza tossici e siate orgogliosi di non entrare nei discorsi nello sguardo e nel volere altrui.
Costa fatica. Ma poi ci si abitua e ci si rende conto cosa è prioritario, per vivere dentro la nostra vita.
Tipo leggere a voce alta la propria poesia e fottersene altamente del giudizio altrui. Tanto chi ti vuole di capisce ti comprende e se non sa chiede. E sarai sempre abbastanza e all’altezza coi tuoi 1.45m coi tuoi 2.10m.
Scegli che opportunità vuoi giocati ogni mattina. Se la tua vita o quella di chi ti voleva diversa. Diverso.
A te che leggi, io ti sto abbracciando forte, ma più forte che mai, sai?
Per me sei più che abbastanza, ogni giorno che decidi di fare le cose come vuoi tu. Nonostante gli altri. Nonostante lo schifo che ti senti addosso.
L' Associazione
Ci segui?
Scrivici!
© Storie di Lana - APS, C.F. 92180030907
La totalità delle Storie scritte all'interno di questo spazio web sono di proprietà di Anastassia Caterina Angioi, in quanto autrice delle stesse.
È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente portale, ivi inclusa la riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi, senza previa autorizzazione scritta dell'autrice.


