Un cuore stanco

stategli accanto, va bene così com’è
Filo su cuore stanco, fa dondolino in una lacrima di nuvola bianca

Mi è parso di aver visto un bacio selvatico sulle pieghe del tuo cuore.

Un cuore stanco, è proprio stanco questo cuore. Non ha voglia di sorridere quando lo dice la gente perché non ne può più di essere come lo vuole la luna il sole le aquile, i lampioni e le saette, la gente si spaventa se non è sorridente. Me lo dicono le mongolfiere.
Non è che forse in realtà dipende proprio da chi lo vuole diverso da quello che riesce ad essere? Un cuore stanco, a volte stretto e lungo, a volte largo, un cuore di Lana così com’è? Stanco. Sono stanco di essere lasciato sul pianerottolo mentre vai ad incontrare ogni volta, persone che conosciamo. Ti vergogni? Di me o di te?
Sono un cuore stanco.
E ho bisogno di amore, pasta dura, pane calmo.
Di essere visto, rassicurato, di andare dappertutto, e poter tornare da ovunque, per mano.
Sono un cuore stanco, pieno di vita e sorriso avvolgente, ma voglio stare su questa lacrima di nuvola bianca, perché è morbida e nessuno mi giudica da arrabbiato.
Fossi in lui, nemmeno io, sorriderei a quella gente.
È un cuore stanco, lasciatelo in pace. Mettetevi accanto e imparate ad ascoltarlo.
Fa quello che può, e lo fa piuttosto bene, sapete.
Dondola su una lacrima di nuvola nuova, una nuvola grande, soffice e bianca. Si lascia cullare come il più felice dei cuori stanchi, quelli torturati dai venti. I monsoni, li avete mai studiati?
Fa dondolino dondoletto, mangia oratine con sughino al pomodoro cipolle e vino.
Se sapeste di lui, io non so quanti di voi riuscirebbero ad essere dondolino, e mangiare oratine, con pomodoro cipolle e vino.
Perché quel cuore stanco che ho visto è tosto come il pan carré da 0.99 bruciacchiato. E ride dolcemente anche se non ha molte ragioni, vi direste. E invece. Se solo sapeste.
Mi è parso di aver visto un bacio selvatico nel parcheggio davanti al mare, sotto chiusura nazionale. E non avete idea com’era bello, tutto insolente davanti ai musi lunghi di tutta quella insoddisfatta gente.
Basta, piegarlo come avete bisogno di incassettarlo per non sentirvi in colpa, per sentirvi in pari, per sentire che avete fatto qualcosa per non vederlo stanco.
Per volerlo leggero. Date leggerezza, se ne pretendete, diceva. Date dolcezza se ne volete, diceva. Coccolate se volete sentirne sulla vostra pelle, proponeva. Niente arriva per caso, a forza, o solo perché lo chiedete urlando.
Basta, mettervi lì di spine razionali a far capire dove sbaglia dove non va bene o dove è troppo strano. È un cuore stanco. Ha bisogno di riposo. L’ho visto andare con lo zainetto lontano questo cuore stanco, aveva una spillina color rosso corallo, veniva orgoglioso dal piccolo paese in cui è nato.
Basta, crucciarvi per voi stessi, e guardatelo.
Basta, inorridirvi per ogni sua lacrima, prendetelo di petto e invitatelo a pranzo, coccolatevelo a cena, a colazione sul divano.
È un cuore che dice solamente che è tanto stanco, non serve averne compassione, serve solo stargli accanto. Non vuole regali né al compleanno né a natale né a capodanno, vuole che resti qui, in questo spazio bianco di matita e pastelli, se solo colorassi un ciuffo di lattughe sposto del catrame che lascia quel peschereccio a largo, una nuvola bianca e un pulcino che pigola da solo, lontano dal suo stagno.
Come faccio a saperlo? È facile, da questa nuvola se sai ben guardare si vede tutto, un bimbo che muore, una donna che concepisce, un nonno che starnutisce, una donna spezzata, un uomo steso su una corda, pronto ad essere processato, anche adesso che ti stai mettendo le mani sul pacco e le dita nel naso.
Lasciatemi qui su questa nuvola, sono un cuore stanco. E di come si fa, come si deve, com’è che fate, non ne posso più. Ciao

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