Solilandia
Fuori fa freddo. Sono tutti agghindati e presi dal fiocco.
Ed io sono sola, e sono tanto stanca.
Filo su Festività natalizie.
ricerca di dinosauri nel XXI secolo.
Dopo il pensiero ai ciechi che resteranno ciechi di Natale, al siamo un Paese che meglio l’estinzione, non poteva mancare l’augurio di BUON ANNO. Dopodiché ritorno a tediare la lana e a fare la bambina ribelle nel mio ovile.
Il mio pensiero di buon anno va ai soli veri, quelli con la gente attorno, vestiti bene, con l’aridità nel corpo e pieni di certezze.
A chi non lavora su se stesso e non sa cosa vuol dire, a chi fa diagnosi e non se lo può permettere.
A chi si crede di rieducare persone che giudicano “non amanti di se stesse, malate, fragili” e quelle persone, non le conoscono.
A chi ha preso le confidenze e le fragilità di qualcuno e usa tutto quello per caricarvi a novanta.
A chi usa l’età come arma per ferire.
A chi ha paura di amare.
A chi chiede di ringraziare per la presenza, i gesti, le parole.
A chi non sopporta le bambine e i bambini ribelli, che parlano, pensano, smontano, provano, tentano, sbagliano. Dicono. E vivono. E voi non li vedete.
A chi toglie entusiasmo su qualcosa che non è di loro gradimento.
A chi fa beneficenza dei grandi numeri a Solilandia, ma la persona più vicina che hanno, non la vedono –di prassi fidanzato, amico, compagno, fratello, moglie, compagna, parente stretto.. — chiede loro un cuscino e un po’ d’amore perché ne prevedono le conseguenze, alt., scacco matto, lavaggio del cervello: resistere dove sta. Non ci prova nemmeno a trovare soluzioni condivise, e non per pietà.
A chi dice agli altri che con quel loro comportamento ignobile allontana la loro presenza preziosa e quella di tutto il mondo.
Agli egoriferiti, che insieme a quelli che vengono nella frase dopo sono i miei preferiti.
Ai giudicanti che non se lo possono permettere, perché non conoscono.
Ai giudicanti, tutti.
A chi non sa chiedere scusa, a chi non sa farsi due domande, ma pure una sola basterebbe.
Agli schiavi dell’immagine anche in ospedale. Ma come ci vai? E hanno la cosa più dolce e sicura in cui si sentono addosso, magari la loro, in cui si sentono amati, ma a loro non importa.
A chi passa come un trattore sopra ogni cosa, senza sensibilità se non del loro essere, perché hanno la verità in mano. Ma sono a Solilandia, a ricevere i grazie.
A chi si crede eroe ed è solamente umano.
A voi la dolcezza più grande. E l’amore che manca.
Buon anno.
Soprattutto da parte di quelli sbagliati, di chi è malato, di chi soffre, di chi ha freddo e si coccola col phon perché non ha il riscaldamento, di chi prova ad amare ed amarsi come riesce in quel momento della sua vita, alle battaglie che porta avanti e non conoscete. Sempre quelli che vi sorridono e vi danno tanto ma non lo dicono. Perché per loro è normale.
Alla fine, sempre ai ciechi. Gli stessi del Natale.
Solilandia è più vicina di quanto crediamo.
Buon 2021.
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