Cara non sei vera, sei solo stronza
Maleducazione spacciata per franchezza
Filo su umani, siamo umani, non trattori
Non vorrei dire, ma..
Se devo essere sincera.. Guarda, con tutto il bene che ti posso volere ti dico che..
Dovresti apprezzarmi, perché io sono autentica, non come tutti gli altri, dico le cose come stanno. Sono una diretta, sincera e senza filtri.”
No cara, non sei vera, sei solo stronza.
“No ma perché io non ti prendo in giro, non l’ho mai fatto, tu sei diversa, lo sai che sono io, non sei tu, sei spettacolare, sei troppo, io resto, io non ti tradisco, fidati di me. Io ti amo. Io ti voglio bene, per quello ti dico le cose sinceramente. Sono schietto, non una maschera, non il primo che passa, io ti dico il mio pensiero. Io sono così mica cambio, è difficile, che posso farti, sono così e ti dico che..
Tu devi capire che.. Perché.. Senti, io te lo dico da subito.. Io dico le cose in faccia, la trasparenza per me è tutto.. Quindi vedi di.. Perché io non te lo dico per ferirti, e ora perché piangi.. È la verità.. La realtà.. Io sono quello che vedi.. Sono vero, cerca almeno di capirlo, è un pregio sai, essere..”
No caro, non sei vero, sei solo stronzo.
Essere veri implica una cosa, non avere necessità di dichiararlo.
Maleducazione spacciata per verità.
In nome della schiettezza che nel gergo comune fa tanto essere umano che non ti prende in giro e ci tiene a te, crediamo di avere il pass per aprire la bocca come un rubinetto e far sgorgare, vomitare pensieri, sintomi, cliché, credenze, carenze, pulsioni, passioni e buchi neri irrisolti, sull’altro, e l’altro nei nostri recital c’entra sempre molto poco, anche se usiamo il tu, siamo sempre concentrati su noi stessi, terrorizzati dalla vita, dall’amore, attaccati alla sottana della mamma, e se non è la mamma è il lavoro, e se non è il lavoro è l’amica, la moglie, l’ex, il fidanzato, l’amante, la riunione, la pandemia, la segretaria, l’età, la colpa, il momento, abbiamo sempre qualcuno o qualcosa che sarà responsabile – colpevole in vero, ma colpevole fa grezzo e poco studiato perché io ci tengo all’immagine, devo sempre uscire dall’acqua asciutto e politically correct- per il nostro comportamento, insicuri, sfibrati, spaccati, mentre ci facciamo principi e principesse della verità, scudieri dell’empatia e crociati della resilienza che riempie qualsiasi bocca. Io sono così perché ho vissuto questo, mi dispiace. Io sono così perché non sai cosa ho passato. Io sono così perché e ti dico che..
Non siamo più veri se diciamo di esserlo. Anzi.
Non siamo veri dando adito a tutto quello che la nostra pulsione ci preme lo stomaco e ci fa dire. Perché dobbiamo esprimere una opinione. Molto spesso nemmeno richiesta ma che potrebbe fare molto male.
Non siamo veri se non abbiamo le orecchie per ascoltare, se alziamo la voce, se nei nostri discorsi non ci sono silenzi. Se parliamo sempre noi.
Un metodo infallibile : se qualcuno ha bisogno di dire ripetutamente una cosa ci sono molte probabilità che non sia vera. Che non sia attendibile. Che non sia così.
Le parole sono importanti. Ed è l’unica arma che ci rende umani. La parola ci rende esseri parlanti che si esprimono oltre il proprio Io.
La verità non è un trattore, è delicata. Può fare un male bestia, molto spesso, ma la maggior parte delle volte dipende da come esce dalla nostra bocca. Dire qualcosa aperti con corpo e mente verso l’altro rende possibile comunicare anche le cose più difficili.
Ma siamo eccessivi, in tutto, ingordi, affamati, egocentrici, eccentrici, ingordi. Bulimica. Opinionisti ora del femminicidio tra tre minuti del raviolo caciotta e speck, in serata microbiologi. A tratti presidenti del consiglio. Vomitiamo, e ne vogliamo ancora. Per riempirci e vomitare ancora. Insoddisfatti.
E non ci basta mai. La nausea, sì, la sentiamo ma poi c’è il plasil e tutto passa. Pastiglia e tutto passa. A cose avvenute si pensa. A cose agite si piange.
I segnali dello sfascio non li vediamo. Dobbiamo opinare. Dobbiamo vivere la vita che non vogliamo. Calcando con levidenziatore giallo sul sorriso del mi sto divertendo un mondo.
Eccesso di vita eccesso di amore eccesso di tutte le cose.
Davanti a una spiga di grano cerchiamo subito il campo, come farlo fruttare, analizzare, organizzare, monetizzare.
A un mondo che chiede di essere sorriso stampato, positività scellerata, ego, immagine, prestazione, eccesso, esuberanza e primo posto, continuerò sempre a preferire la semplicità della grazia, dell’imbarazzo, della spontaneità. Del pensiero che si attarda prima di svaligiare la l’emotività altrui.
Il silenzio attento e comunicativo di un amore che nasce in autunno. Quando tutto muore.
Continuerò a preferire gli incontri inaspettati, i sorrisi di chi ringrazia mentre attraversa la strada, le persone che sanno ancora restare, aspettare e non solo suonare il clacson se qualcosa non va come vorrebbero. Chi parla pensando a quel che dice, chi fa errori uno dopo l’altro e lo vedi che rimedia, ci prova come può.
Siamo pretenziosi, irraggiungibili, affogati nei nostri doveri. Teniamo le persone accanto a noi come vogliamo noi e secondo le nostre regole, passando come un trattore su qualsiasi sentimento. Ci prendiamo in giro, nell’intimo, e a vicenda. E se qualcuno ci sgama, pur di salvarci faremmo qualsiasi magia. Pur di non vedere non ascoltare non ascoltare noi stessi e dirci ma che gran cazzata che ho fatto, forse ho sbagliato, forse mi tocca pagare ed è giusto così, ed essere sbattuti, stroncati dalla realtà delle cose che non abbiamo voluto vedere buttiamo nel cammino chiunque. E invece di ricostruirsi, e ricostruire un presente lontano dalla menzogna, amiamo riempirsi ed eccedere. Senza fare mai i conti con noi stessi.
Godendo delle nostre difficoltà, del nostro passato, del presente che siamo ma non ce la facciamo.
Com’è difficile essere se stessi, com’è difficile da vedere e da accettare la semplicità. Tutti la vogliono, nessuno se la prende. Preferiamo l’eccesso, costa molto meno. Soprattutto emotivamente, brucia la miccia e ritorna una gran fiamma.
A quel godimento siamo come api col miele.
A un sorriso perfetto da telecamera preferirò sempre quello rubato mentre mi fai il solletico, mentre mi dici sei bella, mi manchi. Non serve essere premi Nobel, letterati psicologi analisti neurologi, basta un po’ di cuore.
E mentre mi dici che ho un occhio storto, che non ho il coraggio, che dovrei essere così, andare vestita cosà, che sono bassa, timida, chiusa, grassa, anoressica, alta, puttana, ignorante, pazza, servile, trasandata, mancante, bisognosa, innamorata, stupida, bambina che devo fare mangiare smettere iniziare incontrare, senza ascoltarmi, senza minimo riguardo per me e la mia storia, non sei vera. Sei solo stronza. Tu lo stesso, a ogni tuo sono fatto così, aggiustati perché son sincero, non sei vero, sei solo stronzo.
L' Associazione
Ci segui?
Scrivici!
© Storie di Lana - APS, C.F. 92180030907
La totalità delle Storie scritte all'interno di questo spazio web sono di proprietà di Anastassia Caterina Angioi, in quanto autrice delle stesse.
È vietata qualsiasi utilizzazione, totale o parziale, dei contenuti inseriti nel presente portale, ivi inclusa la riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti stessi, senza previa autorizzazione scritta dell'autrice.


