Marguerite

È facile come mangiare un piatto di pasta!
Filo su Marguerite.
Che ha fame di tregua, di calma, di amore.

Non mangio un piatto di spaghetti al sugo da quasi dieci anni

Me lo disse così, Marguerite, come se avesse detto il segreto del mondo. Con la voce malinconica, rotta dal pianto, girando il volto verso destra, in basso, perché io non mi accorgessi. Ma io mi accorgo di tutto.
Ti sembrerà assurdo, e forse non ci crederai, ma non mi ricordo neanche se mi ricordo il gusto. Forse quando ancora c’erano i pomodori, in campagna, quindi forse ancora di più. Ma in realtà forse neanche. Lo so che non mi credi. Ma..
La guardai come si guarda una persona che conosci bene.
Ma a me la pasta fa paura. Però invece la pizza margherita, di meno, paura. Solo che non la desidero più. Non mi piace più niente. Si sono presi tutto. Ho lasciato a loro il furto. E un piatto di spaghetti al sugo, è la cosa che più desidero. Ma non è per ora che potrei riuscire..
La fermai..
Non avevo bisogno di fare domande.
Di chiedere perché, di chiedere chi, di dire cose del tipo ma basta fartelo un piatto di pasta no? Che problema c’è? Ma quanti problemi ti fai? O esclamazioni delicate del tipo Tu non stai bene. Ne parli con qualcuno? E ti aiuta? E il resto? Ma mangi?
No. Non ne sentirei il bisogno nemmeno se mi ubriacassi.
Io ti credo. Io lo so. Non devi aggiungere altro.
La presi per mano e l’abbracciai, fortissimo. In un abbraccio che le persone che hanno paura della pasta hanno bisogno.
Aspettando che si addormentasse, poggiata alla mia spalla.
Aveva capito che non ero un nemico. Aveva capito che non avevo bisogno di fare domande, dire cose di circostanza, di salvare me stessa, di consigliare, di giudicare, capire, rattoppare la paura, la mia, che le sue parole avevano suscitato nel mio cuore, risvegliando i miei fantasmi. Basta a volte farsi da parte, per esserci e restare.
A respirare, a coccolare, a tapparsi la bocca per non far uscire da ogni spiraglio il proprio egocentrismo, e semplicemente, aprire il cuore.
E non è facile lo so. È attitudine.
Bisogna essere coraggiosi, per fare la cosa più difficile: non fare, per poter amare.
Che sembra strano, sembra niente, sembra assurdo per molti.
Invece per altri, è tutto.
È fame. D’amore, di disarmo, di calma e di accettazione. Di senso, di insieme, di coccola, di condivisione. Di luce.
Fame di non pagare con la colpa, a caro prezzo, gli incastri nei quali siamo cresciuti e le colpe che non avevamo, che qualcuno ci ha dato, e che ci siamo presi per abitudine, e che ci siamo tenuti. E che ci teniamo. Fin troppo forte.

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