Deus ti salvet Maria
E le tue lacrime diventano fiori
Filo su protezione. quella che meriti
Avrei voluto proteggerti, da tutto.
Vorrei proteggerti ora, dal tutto di prima e da questo presente. Coccolarti, prenderti in braccio e dirti che va tutto bene e che puoi andare a fare aperitivo in spiaggia, che risolvo io.
Avrei voluto proteggerti, da tutto quello che hai dovuto affrontare, vorrei proteggerti ora, dal tutto di prima e da questo presente.
Avrei voluto farti vivere una estate una soltanto, e non queste quelle e le altre tragedie.
Avrei voluto proteggerti da quelle parole, da quelle mani, da quegli insulti che non meritavi. Avrei voluto proteggere il tuo corpo e dirti lascia stare, avrei voluto sedermi accanto a tutte le albe che sei andata a vedere, da sola, al buio, in compagnia della tua macchina. Cingere i tuoi fianchi, e respirare.
Avrei voluto esserci ogni volta che hai detto sì ed era un no, grande come una casa, ma non potevi altrimenti.
Avrei voluto proteggerti dai teatri che hai dovuto gestire ogni volta, avrei voluto darti tutto l’amore che meritavi, regalarti una carezza, un tutù, un giorno di sole, una vacanza, un’infanzia, un carnet di sogni e tanto, tanto tempo per farti amare, e infinito tempo a non fare niente, accarezzarti i capelli, giocare con il cibo e rendere la vita meno stronza di quella che è.
Avrei voluto abbracciarti. Ascoltarti. Ammirarti.
Avrei voluto esserci ogni volta che hai dovuto subire, tutte le volte che ti sei data la colpa e quando hai trovato la forza per fuggire.
Avrei voluto aiutarti con tutte quelle valigie a quaranta gradi e undici piani di scale, avrei voluto curare le tue ferite e tutte le lacrime che hai speso per gente che non si meritava niente.
Avrei voluto farti capire quanto bella sei, dividere i pesi che hai dovuto sopportare, soprattutto quelli che non è possibile lasciare, avrei voluto non ti fossi spaccata in otto per quella carriera non tua, per quelle persone, per quel tempo buttato a subire beghe, rancori, morti e ripicche non tue, avrei voluto sollevarti da tutti quei traslochi ogni maledetta volta, ogni santo mese, col caravan che ti porti dietro, buttata su una strada dissestata e in salita, bagnata dal dolore di anime consumate dal rancido del sale, e dalla insondabile fiducia verso gli altri. Avrei voluto farti da madre, e da padre, da sorella, da nonna, da zia. E pure da madrina, ti saresti divertita. Avrei voluto darti entusiasmo, dolcezza, delicatezza e orgoglio, avrei voluto farti dormire senza paura, avrei voluto portarti via, e starti accanto, anzi, tu, sempre in braccio, e dirti che non sei sola, avvolgere ogni tua lacrima di speranza, ogni volta che hai ricevuto muso duro e grida, avrei voluto darti conforto, e capirti, mi sarebbe bastato un mignolo per comprendere il tuo stato d’animo. Avrei voluto sollevarti da quel senso di colpa, dal continuo denigrare il tuo corpo e la tua persona, avrei voluto farti soffrire di meno, nel corpo e nell’anima, se solo mi fosse stata data la possibilità.
Ti avrei regalato una marea di giocattoli, avremmo fatto lunghi viaggi alla scoperta di un mondo tutto tuo, coi pastelli, i colori e tanti amici. Lucine notturne, un sonno buono, pizzette sfoglia, risate e balli tutta la notte. Avrei voluto. Ma non ho potuto.
E ora sei qui, e ora son qui. Ancora, e anco, testarda ed imperterrita che smacchi la morte a suon di dita medie e tramonti rosa.
Vorrei darti meno forza, ne hai troppa, e più percezione del limite. Vorrei darti la pace, la gioia e la tregua.
Perché al “ci danno la vita che possiamo sopportare”, sai che ti dico, che è proprio una gran puttanata, inventata per aiutare quelli che guardano, gli spettatori che non si capacitano di come quelli “che possono sopportare” fanno, a sopravvivere. Serve più a loro, a non affogare, che a chi vi affoga davanti davvero, per poi sorridere, sorridere sempre mentre piangono, sul bagnasciuga di un oceano mare.
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